Congresso 2009

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per la Candidatura a Segretario regionale della Valle d’Aosta, 25 ottobre 2009,
ai sensi dello Statuto Nazionale e del Regolamento per l’Elezione del Segretario all’art.15 comma 3,
di Raimondo Davide Donzel

« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. »
(Robert Kennedy – Dal discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

“Il benessere di ognuno dipende da uno schema di cooperazione sociale, in mancanza del quale nessuno potrebbe avere un’esistenza soddisfacente.”
(John Rawls, Una teoria della giustizia, 1971)

La crisi dell’Occidente
L’Occidente e l’Europa, in particolare, hanno vissuto la modernità come promessa di una redenzione laica dalla tirannia, dalla schiavitù, dal bisogno, dalla povertà, dalla sofferenza e dalla malattia.
Oggi quella fede in un inarrestabile progresso lineare è contraddetta dall’immagine di un futuro a tinte grigie, dominato da incertezza, disillusione e paura.
La crisi economico-finanziaria che ci ha colpito e, prima ancora, il terrorismo e il proliferare di guerre “locali” ma con la presenza di uomini, armi e finanziamenti internazionali, sono fenomeni sconcertanti, la prova di un futuro fuori controllo al quale – sembra in questa fase – non ci si possa sottrarre.
Individualismo, liberismo, dominio e mercato come archetipi sociali, mentre dimostrano il loro fallimento, sono paradossalmente ancora forti perché non riesce ad affermarsi una nuova prospettiva, più credibile e positiva.
L’esito delle recenti elezioni Europee con l’altissimo grado di astensionismo, il consenso crescente delle destre estreme e, in alcuni Paesi, l’impotenza delle forze progressiste testimonia che la crisi e il disagio sociale non si traducono ancora in voglia di riscatto, di mobilitazione e di azione. Domina una malinconica rassegnazione.
Per questo il Partito Democratico deve sentire rinnovata e rinforzata la propria fedeltà al futuro. Perché è l’unico modo di ridare forza alla politica e attraverso di essa alla democrazia. Fedeltà al futuro significa questo: tornare a immaginare un domani migliore.

Non un futuro come concetto cronologico e nemmeno come artificio retorico ma come ambito dove collocare la nostra prospettiva politica.
Chi oggi si sentirebbe di fare un discorso progettuale, organizzativo o anche solo culturale sulla Valle d’Aosta del 2015? Quanto della nostra discussione politica o organizzativa ha come dimensione temporale, come orizzonte prospettico, un futuro a 7, 10 o 20 anni? Sembra una forzatura eppure è questa la nostra vocazione: superare questa assenza di narrazione costruttiva, carica di speranze individuali e collettive, che rende la nostra società liquida e angosciante.
Se questo è vero, il nostro primo dovere nei confronti del futuro è quello di riappropriarci, individualmente e collettivamente , del potere di immaginarlo, di ipotizzarlo, di progettarlo. Per essere fedeli al futuro bisogna vincere la paura di farlo nostro e ricondurlo nella sfera dell’agire politico.

Per un Partito Democratico della Valle d’Aosta
Serve dunque un Partito Democratico in Valle d’Aosta. Anzi noi pensiamo che sia indispensabile. Anche nella nostra regione Autonoma è importante vi sia una forza che con chiarezza si batte per affermare i valori della libertà e della democrazia, frutto della Resistenza e della scelta Repubblicana nel nostro paese. Un Partito democratico che dà la priorità alla riduzione delle disuguaglianze naturali e sociali, favorendo un nuovo dinamismo economico e una nuova mobilità sociale. Un Partito che abbia a cuore la coesione sociale e che lo manifesti attraverso istanze che promuovono la solidarietà da una parte e la cooperazione dall’altra per sostenere un Welfare, minacciato da costi crescenti.
Un Partito che riunisca in una casa comune tutte le esperienze riformiste e progressiste di matrice cattolico-cristiana e socialista, e che sappia aggregare intorno a se tutti i progressisti e riformisti del centrosinistra che si riconosco nel percorso dell’Autonomia Speciale della Valle d’Aosta.
Un Partito aperto quindi alla collaborazione con le forze autonomiste che con noi hanno garantito progresso e sviluppo economico, sociale e culturale per tutti; ancor più ora che la sfida della globalizzazione e della crisi economico finanziaria mondiale ci impegnano a trovare nuove strade per dare continuità a quel modello distributivo e solidale.
Un Partito che sappia prefigurare la Valle d’Aosta del futuro: una Valle d’Aosta aperta, dinamica, solidale capace di essere una risorsa vera per l’Italia tutta, e pienamente inserita nel contesto europeo.

Intreccio tra livello regionale e nazionale
E’ indispensabile quindi aver chiaro che la Convenzione regionale e le Primarie non prescindono dal dibattito nazionale. Ne sono parte integrante perché anche a noi spetta il compito di contribuire al rafforzamento di un progetto politico nuovo per la rinascita culturale, economica e sociale dell’Italia. Tutto ciò però con la consapevolezza che ci troviamo ad operare in un contesto politico diverso sotto importanti punti di vista.

La presenza di formazioni politiche autonomiste che puntano ad occupare il centro dello schieramento politico, con aperture sia a destra sia a sinistra, rende più arduo il nostro compito di forza, esplicitamente di centrosinistra, nell’aspirazione ad esercitare subito (come nel quadro nazionale) una vocazione maggioritaria o comunque di guida di una coalizione di governo.
Ciò ci impone di mediare linguaggi e strategie del Partito nazionale per evitare che il riproporre le stesse analisi in un contesto profondamente diverso generi uno sfasamento del rapporto tra proposte e realtà contingente.
La natura federale del Partito Democratico non solo ce lo consente ma in un certo senso ce lo impone. Questo fenomeno non è autoreferenzialità: lo si percepisce su tutto il territorio nazionale nei contesti regionali o provinciali e comunali, confrontando ad esempio il caso di Firenze, con quello di Bologna ed ancora con la Provinca di Torino dove per le elezioni amministrative 2009 vi sono state proposte territoriali significativamente distinte tra di loro.

Inoltre una storica marginalità della destra in Valle d’Aosta – legata al fatto che la nostra Autonomia Speciale matura la sua ultima evoluzione istituzionale nella lotta di liberazione dal nazifascismo e dalla dittatura – sembra oggi non essere più un postulato acquisito della dialettica politica valdostana. Inutile, dunque, una politica dello struzzo che si ostina a non vedere che gli effetti delle dinamiche nazionali si manifestano anche a livello locale, nonostante le dichiarazioni di alcuni autonomisti di esserne completamente estranei. Naturalmente il nostro auspicio è che sulla base del principio fondamentale del federalismo, l’autonomia politica dei territori non debba essere condizionata dalle scelte centrali, se non per libera aspirazione e condivisione dei principi e dei valori e non certo per ritorsioni nei rapporti istituzionali.
Infine la difficoltà di tutta l’area del centrosinistra a riorganizzarsi in una piccola realtà e con la presenza di un articolato, frammentato e particolare scenario politico. Questa situazione deve vederci impegnati in un percorso originale, non facile, fatto di piccoli ma robusti processi di radicamento organizzativo che diano solidità ai risultati acquisiti e soprattutto prospettive di crescita per il futuro. Difficile ma non impossibile se sapremo dare coesione, profondità e innovazione all’azione del partito.

Ripartire dalla Coesione e dall’Unità
L’Unità è una parola che ha segnato la storia delle forze progressiste nel nostro Paese. Sia nell’accezione gramsciana, sia per il fatto che spesso sono mancate le condizioni per praticarla. Ora con l’introduzione di una clausola antiscissionista nelle mozioni nazionali per l’elezione a segretario nazionale e con il dibattito in molte regioni teso a far confluire anche in un unico documento a sostegno di una sola candidatura a Segretario le diverse sensibilità del partito, si è evidenziato il bisogno di una maggiore e più manifesta coesione all’interno del Partito democratico. Soprattutto gli elettori del PD chiedono al partito di trasformare le molte voci interne in una sola voce che parli all’esterno. La pluralità e la ricchezza delle diverse anime del partito devono avere la capacità di elaborare proposte e prese di posizione, certo articolate, ma univoche e non contraddittorie. Nessuna semplificazione quindi ma lo sforzo di una sintesi includente.
In Valle d’Aosta la difficile prova delle recenti elezioni europee che ha dato riscontri positivi ha costituito il presupposto per condividere un documento che evidenzi una ritrovata unità d’intenti in una larga maggioranza del gruppo dirigente del partito. Coesione che va continuamente alimentata dal dibattito e dal confronto anche con la società e le forze sociali e l’associazionismo non direttamente collegato al partito. Unità che passa attraverso l’ampia discussione e non la sbrigativa votazione, attraverso lo sforzo e la fatica di ascoltare gli altri prima di cercare di convincerli. Convincere significa appunto vincere insieme, mediando la strada comune, senza appiattimenti ma traendo sempre linfa nuova dal pluralismo.
Un impegno a cui si richiama l’intero gruppo dirigente: collaborare per realizzare questo progetto di partito nuovo.

La questione morale
“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.”
“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali.
[…]
Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.”
Non credo che ci sia nulla da aggiungere a questi brani tratti dalla celebre intervista di Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari pubblicata su la Repubblica del 28 luglio 1981, salvo che – senza velleità demagogiche e pure senza timidezza alcuna – essa va posta con determinazione anche in Valle d’Aosta.
Significa coltivare nel partito e fuori da esso un rigore e una coerenza serena, una determinazione tranquilla a perseguire il bene e il giusto anche contro l’interesse immediato o la convenienza tattica dello stesso progetto nel quale siamo impegnati. Significa dare al Partito Democratico l’autorevolezza, la forza e la credibilità di una nuova moralità della politica anche aprendo nuovi fronti e conflitti per cambiare la politica in Valle d’Aosta.

Un Partito radicato nei valori che guarda avanti
Non siamo il partito dello status quo. Siamo un partito che è preoccupato della realtà che viviamo e che è cosciente della necessità di costruire le premesse di un futuro che non ci condanni ad una lenta recessione. Non pensiamo che si possa governare la decrescita ma che si debba pensare ad un altro tipo di crescita. Abbiamo l’ambizione di governare uno sviluppo più equilibrato. Stiamo bruciando due generazioni di giovani e creando le premesse per un impoverimento generale anche di coloro che andranno in pensione nei prossimi dieci anni. Serve una svolta. Abbiamo fiducia di poterla compiere insieme. Quando rivendichiamo la difesa della libertà, della democrazia, dell’equità, della giustizia e della solidarietà e della pace, lo facciamo con la determinazione che questi sono i valori che vogliamo proiettare nel futuro e sappiamo che non c’è libertà senza l’autoderterminazione che deriva dall’avere un lavoro, una casa, una famiglia. Non c’è democrazia, non c’è giustizia dove c’è miseria. Non c’è pace dove vi sono regimi autoritari. Serve dunque uno sviluppo equilibrato per garantirci un futuro. Sappiamo che non si può realizzare tutto questo con qualche provvedimento improvvisato; ma siamo convinti che lo possiamo fare se mettiamo insieme le forze migliori presenti nella nostra società.

Un Partito aperto e plurale
Anche su questo tema dell’apertura e del pluralismo, affrontato in profondità dalle mozioni nazionali, possiamo dare un contributo locale. Per essere aperti e plurali, lo abbiamo sperimentato occorre essere un partito innanzitutto. Ciò significa riconoscersi in valori condivisi (Manifesto dei valori) e avere un sistema di regole interne (Statuto e Codice etico) che definiscono una appartenenza chiara, che si traduce in una iscrizione volontaria al Partito. Questo organico corpo politico-sociale, che si confronta al suo interno in modo dialettico e vivace, è quindi in condizione di confrontarsi per essere fecondato, condividere, cocostruire con altri movimenti, altre associazioni, altre forze spontanee più o meno organizzate una proposta politica che sa parlare non solo ai propri dirigenti, quadri, iscritti ma alla società nel suo complesso. Ne risulta che il fine non è più l’interesse di parte ma l’interesse generale del comunità, il bene comune.

Un Partito federale per un paese federale
Le disuguaglianze economico-territoriali del nostro paese non si superano estremizzando ed esasperando i conflitti fra regioni. Occorre finalmente affiancare al “confuso” e ambiguo federalismo fiscale un solido federalismo politico che riconosca innanzitutto le Autonomie sancite dalla Costituzione e consenta un effettivo decentramento dei poteri per tutte le regioni.
Inoltre è improrogabile l’evoluzione dell’attuale bicameralismo “perfetto” in un sistema Parlamentare bicamerale in cui la Camera dei deputati sia affiancata da un Senato federale delle regioni, che si richiami ad un criterio di pari dignità tra regioni e che possa condurre anche ad una più responsabile autogestione delle risorse da parte delle stesse.
Ne consegue che la forma partito sperimentata dal 2007 ad oggi deve rafforzare l’istanza regionale secondo un principio di promozione dal basso delle istanze federaliste.
Questa ambizione pone anche il tema di come reinterpretare, nel nuovo scenario, la nostra esperienza di regione a statuto speciale. Nella nuova Italia federale cui aspiriamo, la Valle d’Aosta non deve chiudersi e limitarsi alla difesa della propria diversità ma contribuire, con altre regioni, a indirizzare un processo di riforme istituzionali.

Dalla crisi a nuove linee di sviluppo
I dati della Banca d’Italia ci dicono che la crisi c’è. Ed è pesante anche in Valle d’Aosta. Sono migliaia i posti di lavoro a rischio, e parecchie centinaia sono già persi definitivamente. Il settore industriale sta collassando. Il settore zootecnico è paralizzato da rendimenti bassi e costi di produzione sempre più alti, a fronte di enormi difficoltà burocratiche nell’erogazione di contributi indispensabili a mantenere in piedi un’attività in alta montagna e sui versanti ripidi della media montagna. Il turismo oscilla tra sporadiche e sempre più brevi riprese e fenomeni preoccupanti di stagnazione.
Non è sufficiente dunque una politica che dopo il negazionismo (la Valle d’Aosta è indenne dalla crisi) passi all’assistenzialismo senza rilanciare azioni concrete di sviluppo.
Le misure anticrisi, significative ma spesso tardive, sono ancora troppo orientate a difendere ciò che abbiamo anziché ad immaginare e progettare nuove linee di sviluppo.
Serve uno scatto d’orgoglio. Una volontà precisa di risalire la china. Di non accettare passivamente ciò che si sta prefigurando all’orizzonte.
Lo sviluppo al futuro della Valle d’Aosta sarà sempre più legato alla nostra capacità di cogliere due grandi sfide. La prima è quella della nostra estroversità. Vogliamo una Valle d’Aosta capace di essere il centro strategico, lo snodo di una grande rete di relazioni con i paesi confinanti e con le altre regioni d’Italia. L’Europa, la cultura, lo scambio commerciale e tecnologico, i rapporti istituzionali e il turismo devono essere reinterpretati e rinforzati per dare vita entro il 2015 ad un efficiente “network” di relazioni integrate in cui la Valle d’Aosta sia il cuore. Occorre un progetto e un piano di investimenti concreto per aprire le porte della Valle e farci vivere, anziché subire, la globalità, mantenendo la nostra identità culturale politica.
In secondo luogo è necessario, qualificando gli investimenti nei settori tradizionali, andare nella direzione delle nuove frontiere dello sviluppo: green economy, alte tecnologie, terzo settore, informatica, conoscenza e ricerca.
La Valle d’Aosta deve tornare alla produzione reale. La crisi economica mondiale, provocata dal crollo delle borse e da un attività finanziaria irresponsabile, ha rilanciato la centralità nella creazione della ricchezza della concreta produzione di beni e servizi. La gestione di flussi di denaro può generare profitti ma il progressivo distacco dall’economia reale può portare allo svuotamento di un sistema economico esponendolo ad una estrema fragilità, impensabile fino all’inizio del 2008. A queste considerazioni va aggiunto l’emergere anche in campo economico di un ritorno al concetto di eticità di un’azione. Non è solo il profitto a guidare le scelte ma valutazioni più ampie che tengono conto anche delle ricadute sociali. Dunque torna legittimo, in un quadro di regole concertate di mercato, anche l’intervento pubblico.
Le linee guida per un nuovo sviluppo devono essere incentrate sulla crescita della produzione energetica diffusa attraverso impianti da fonte rinnovabile. L’energia sarà come agli inizi del ‘900 la ragione per produrre in determinati territori e garantire standard di vita elevati.
Per fare ciò occorre promuovere al più presto un grande progetto di concertazione e di coinvolgimento di tutta la società civile valdostana su un progetto di rilancio e di sviluppo da concordare insieme dove regione ed enti locali sono solo i comprimari di una azione politica di ampio respiro. Il Partito Democratico che costruiamo vuole essere il catalizzatore e l’interlocutore politico di tutti coloro che condividono questa prospettiva; che vogliono scommettere, con una idea imprenditoriale nuova o con una proposta innovativa, sul futuro; che con le proprie capacità, la propria professionalità, il proprio lavoro dipendente o autonomo sono disponibili a impegnarsi su un orizzonte più grande; che pensano con entusiasmo alla Valle d’Aosta del futuro.

Per una politica della montagna
L’idea che l’agricoltura e l’industria in un territorio di montagna siano marginali deve essere completamente superata in funzione di una visione integrata dell’economia regionale. Se il turismo deve essere il motore che traina la locomotiva regionale, compreso il corposo apparato burocratico di cui disponiamo, non può farlo senza tener conto di una visione integrata del prodotto e dell’offerta.
La nostra originalità non si fonda solo sullo sfruttamento delle meraviglie naturali esistenti ma dalla capacità di implementare tali ricchezze con la nostra cultura, sia in termini di beni materiali sia in termini spirituali.
E’indispensabile ottenere sia a livello nazionale che europeo un riconoscimento dei territori di montagna, collaborando strettamente con l’Association des Elus de Montagne, AEM, che mira a sollecitare una vera e propria politica a sostegno della montagna.

Lavoro come motore di conoscenza: più lavoro per tutti
La centralità del lavoro nei contenuti del nostro Partito va riaffermata e chiarita.
La politica è prima di tutto contenuti. E il lavoro è il tema centrale del progetto del Partito Democratico. Lavoro come promozione umana, come realizzazione di sé. Lavoro come volano di libertà. La politica deve recuperare il termine ed il concetto di lavoro in questi anni un vocabolo un po’ troppo negletto.
Il lavoro come elemento fondamentale della vita di ciascuno, dato centrale della propria libertà sociale. Il lavoro produce oltre che beni e servizi anche nuovi saperi esperienziali e teorici. Con il lavoro cresce e si sviluppa una società.
Siamo il Partito che promuove il lavoro nella sua accezione più ampia: lavoro dipendente, lavoro autonomo, lavoro artigiano, nel commercio e imprenditoriale. E che è attento a riequilibrare gli svantaggi del lavoro precario; che lotta contro la disoccupazione e la non occupazione di molti giovani e di coloro che vengono espulsi dai processi produttivi.
Soprattutto in Valle d’Aosta bisogna intraprendere la difficile strada che riduce le distante tra lavoratori protetti nella Pubblica amministrazione e non protetti. Servono criteri selettivi di meritocrazia e percorsi di assunzione trasparenti e pubblici. Anche la mobilità nel comparto deve rispondere a criteri di efficacia e trasparenza che devono, nei livelli non dirigenziali, rispondere a criteri di spoil system. Servono regole e tutele per tutti.
La battaglia contro l’assenteismo o la bassa produttività non si vince col clientelismo ma con la promozione di chi ha titoli, esperienze e professionalità determinate da criteri oggettivi di valutazione.
Naturalmente ogni processo di riforma delle regole va concertato con le organizzazioni sindacali, tenendo conto dell’interesse generale.

Salute e benessere sociale
Rimettere in moto la nostra Regione dando fiducia alle sue tante risorse umane, morali, economiche e imprenditoriali: questo è il compito che sta di fronte alla politica.
Al centro di questa proposta vi è una scelta netta: l’Italia, la Valle d’Aosta possono crescere se investono sul capitale umano. Il benessere delle persone – dunque la loro formazione, la loro salute, la qualità della loro vita – devono essere considerati un motore dello sviluppo economico.
Dobbiamo pensare allo sviluppo come un processo che tenga conto non solo di interventi economici nei settori produttivi ma anche di politiche di promozione del benessere. Dunque lo stato sociale è un pilastro fondamentale dello sviluppo economico.
E’ un errore infatti contrapporre mercato e politiche pubbliche. Perché il mercato per funzionare ha bisogno di un investimento dello Stato, della Regione su quei fattori di sistema – ricerca e innovazione, ammodernamento infrastrutturale, qualità ambientale, un adeguato livello di prestazioni sociali – a cui la sola logica di mercato non è in grado di assicurare compiutamente le risorse necessarie. D’altra parte anche nei servizi pubblici, nel commercio, nelle attività terziarie c’è bisogno di spirito imprenditoriale e della costante ricerca della innovazione.
Ciò significa adeguate risorse pubbliche ma anche la capacità del soggetto pubblico – Regione, Comuni, Comunità montane – di promuovere, attorno alle politiche sociali, una forte mobilitazione di risorse sollecitando tutti gli attori economici e sociali a fare la loro parte, a dare il loro contributo.
Lavorare insieme, società civile e Istituzioni, realizzare rapporti tra le Istituzioni ed i cittadini, le loro formazioni sociali per affermare il principio di sussidiarietà orizzontale significa affermare una nuova coscienza civile a fronte della crisi della politica.
In questo modo si promuove un Welfare della cittadinanza che non si limita solo ad aiutare chi resta indietro, ma cerca di fare in modo che nessuno resti indietro. Una visione fondata sulla centralità strategica di una rete integrata dei servizi, decentrata nel territorio, affidata alla responsabilità delle amministrazioni locali, che sappia utilizzare le molte potenzialità della cooperazione e del volontariato; e che consideri i trasferimenti monetari non sostitutivi dei servizi, ma ad essi complementari.

Le politiche giovanili, l’istruzione e la cultura
In Valle d’Aosta, a pochi giorni uno dall’altro sono nati due bambini: uno è figlio di genitori entrambi laureati, l’altro è figlio di genitori con licenza media o diploma. Il primo ha sette probabilità in più del secondo di laurearsi: un abisso di diseguaglianze, una immobilità sociale che è causa non ultima dello scarso dinamismo economico. L’insieme degli obiettivi per cui dobbiamo tenacemente adoperarci, per quanto di nostra competenza, potrebbe dunque riassumersi in uno solo: noi vogliamo contribuire affinché, al più presto, entro dieci anni, in Valle d’Aosta, questo divario di opportunità – di vita, di realizzazione personale e di felicità – si riduca, facendo ripartire quella mobilità sociale che, forte dai primi anni ’60 fino alla metà degli anni ’80, ha progressivamente frenato, fino ad arrestarsi del tutto.
Questo significa che la nostra società è immobile e a pagarne il prezzo più alto sono i ragazzi che prima dei venticinque-trenta anni non entrano a tempo pieno nel mondo del lavoro e che non possono più contare su quella sequenza certa – studio, lavoro, pensione – che hanno conosciuto le generazioni più vecchie. E’ come se oggi la vita dei giovani fosse scandita da un orologio sociale ormai sfasato, messo a punto per un tempo che non c’è più.
I giovani entrano tardi nel mondo del lavoro, molte volte con un lavoro precario, vivono in famiglia, si sposano tardi, spesso continuano a dipendere anche un po’ dai genitori. Senza genitori molti non riescono a trovare la necessaria tranquillità: a causa del lavoro precario, della casa che costa troppo e non hanno la possibilità, anche volendo, di fare figli. In questo modo si impedisce ad una generazione intera di crescere, di maturare, di diventare il futuro di questa società. E non possiamo pensare che l’emigrazione da sola colmi questo gap. Ecco perché bisogna dedicare maggiore attenzione alle politiche giovanili.
Ma non possiamo fare sconti ai giovani. Oggi più che mai è indispensabile un’istruzione di qualità che può essere garantita continuando ad investire nella scuola. Nessuno deve essere tagliato fuori. Tutti però devono rimboccarsi le maniche: niente privilegi e nessun assistenzialismo. Servono pertanto percorsi di formazione professionale, mirati all’inserimento nel mondo lavorativo, per coloro che hanno attitudini diverse da quelle richieste dal sistema di istruzione post obbligo.
L’Autonomia scolastica può consentire di innovare e adattare alla nostra realtà bilingue percorsi culturali che siano aperti al territorio e alla società e siano anche soggetti a valutazione esterna.
Finanziare la crescita culturale dei nostri giovani è il principale investimento per la Valle d’Aosta di domani.

Università e ricerca
L’Università e la ricerca universitaria non sono un peso. Sono il futuro della Valle d’Aosta. Sono il vero investimento per il futuro. Solo se sapremo sviluppare gli attuali corsi di studio e completarli con una facoltà scientifica che sia inerente all’ambito orografico-ambietale-climatico, in relazione con l’Arpa e che includa la glaciologia oppure all’ambito agricolo-turistico-montano, in rapporto con l’Institut Agricole Régional, riusciremo ad avere quella peculiarità che è ragione fondante del nostro Ateneo.
In secondo luogo sarà importante collegare il nostro Ateneo con altri Atenei alpini, per mettere in rete le enormi potenzialità culturali e di ricerca dei territori di montagna e competere su scala continentale.

La Pubblica Amministrazione
La macchina amministrativa regionale è diventata il nerbo della struttura sociale produttiva del settore servizi. Le sue dimensioni ne fanno il primo ente dal punto di vista occupazionale, cui vanno aggiunti per analogia contrattuale anche i dipendenti delle amministrazioni comunali.
Dalla sua efficienza dipende il futuro della nostra regione. La burocrazia non deve essere un limite allo sviluppo ma deve porsi al servizio delle forze produttive e creare le condizioni per lo sviluppo.
La Regione è oggi una struttura pesante e con grossi problemi di coordinamento e di funzionalità. Ha bisogno, al pari di una persona obesa, non solo di diminuire di peso ma di diventare più mobile, più flessibile. Il problema deve diventare centrale nella agenda della politica.
E il dibattito potrebbe cominciare, anzi riprendere, dalle competenze e dalle funzioni da assegnare alle Comunità Montane e ai Comuni. Una nuova identità della nostra regione che sappia rinvigorire e rielaborare le ragioni alla base dello Statuto speciale d’Autonomia. Una carta capace di delineare un nuovo modello di governo della comunità. Un autogoverno nel quale siano indicati con chiarezza quali sono i principi che vogliamo affermare: sussidiarietà, attribuzione delle competenze amministrative agli Enti locali, leale collaborazione e pari dignità istituzionale. Principi capaci di costruire un sistema aperto, vicino ai cittadini, lontano da ogni centralismo statale e regionale. Un maggior protagonismo degli Enti locali favorirebbe anche una più forte identificazione dei cittadini con la propria comunità.

La prospettiva politica
Non si può prescindere nella proposta politica del Partito Democratico della Valle d’Aosta, essendo ormai giunti al secondo appuntamento organizzativo/elettorale con la nostra base, con il nostro elettorato, dal ricostruire, sia pur brevemente, i due anni di vita del partito dall’ottobre 2007 ad oggi, risalendo fino alle elezioni politiche 2006 che segnano uno spartiacque nella storia politica della nostra regione.
Due anni soltanto in cui però vi è stato un concentrarsi di eventi elettorali senza precedenti: Elezioni primarie, un’Elezione Comunale, Referendum propositivi, Elezioni politiche, Elezioni regionali, Elezioni europee.
Il Partito Democratico nasce nel 2007, grazie allo sforzo di collaborazione tra la GV-DS, la Margherita e Alé Vallée, forze che avevano condiviso l’esperienza dell’Alleanza Autonomista Progressista, la quale grazie anche all’apporto esterno di molti autonomisti aveva vinto le Elezioni politiche del 2006, sconfiggendo l’UV e i suoi alleati.
Naturale che, nonostante la vittoria non avesse sortito la deflagrazione attesa nell’UV, la quale anzi pian piano, in virtù di un forte senso di appartenenza identitaria, si ricompattava, il neonato Partito Democratico si collocasse all’interno dell’Alleanza Autonomista Progressista, anche perché –divisioni a parte – in Consiglio regionale entrambe i gruppi consiliari facenti capo alla GV-DS sedevano nei banchi dell’opposizione.
Ma la volontà di apertura e pluralità del Partito Democratico, di innovazione e cambiamento è minata in origine dal contesto profondamente conflittuale sia all’interno dei gruppi dirigenti del principale partito che ne ha sostenuto la nascita, la GV-DS, sia tra le forze politiche regionali ed anche a livello nazionale dove sono in crisi sia il Governo Prodi sia l’Alleanza dell’Unione che lo sostiene.
Questa drammatica condizione di instabilità permanente non consente di ricostruire una profonda unità propositiva. Quasi che un male di essere attraversi il Partito non conducendo a mediazioni condivise nel gruppo dirigente.
La sconfitta nella tornata dei referendum propositivi, nonostante una significativa partecipazione popolare, segna un aggravamento ulteriore delle tensioni interne e manifesta i primi squilibri nell’Alleanza Autonomista Progressista che fatica ad identificarsi nelle proposte in modo omogeneo, tanto che gli stessi Parlamentari eletti, non se fanno carica in prima persona.
Non essendovi momenti congressuali di riflessione la tensione è scaricata negli appuntamenti elettorali che diventano continue verifiche politiche come peraltro accade anche sul versante nazionale.
Né le elezioni politiche del 2008, dove in questo difficile contesto riesce comunque l’impresa di contribuire all’elezione del Deputato valdostano, né le elezioni regionali del 2008 che vedono sfuggire il quarto seggio per pochi voti al Partito Democratico mentre si dissolve nell’area di sinistra una storica presenza nel Consiglio regionale, richiamano tutti al senso di responsabilità e alla necessità di stringere le fila per evitare di perdere la presenza di un partito organizzato del centrosinistra in Valle d’Aosta.
Al Partito Democratico serve dunque prioritariamente ritrovare un suo spazio di ricomposizione e lo può fare solo fuori dall’Alleanza Autonomista Progressista, dove le tensioni tra chi vuole fare dell’Alleanza un partito unico e chi va fiero della propria identità, rifacendosi ancora al modello fallimentare dell’Unione, rendono difficile elaborare proposte politiche fondate sulla condivisione di contenuti, in una visione dell’interesse generale dei cittadini valdostani. Per ritrovare la serenità e l’unità è auspicabile definire con chiarezza chi sono coloro che intendono rafforzare il Partito Democratico e coloro che ne vedono ineluttabile il declino e il superamento nella dissoluzione in una nuova forza regionalista più o meno strutturata. Tutto questo mentre la destra cerca di occupare gli spazi di governo lasciati “liberi” dal centrosinistra e riesce ad apparentarsi con le forze autonomiste per le Elezioni europee.
L’Assemblea di febbraio 2009 a Montjovet sancisce una nuova linea politica, che riconosce la necessità della presenza organizzata del Partito Democratico in Valle d’Aosta per dare un contributo al ricomposizione di un ampio fronte autonomista, riformista e progressista, incardinato sui valori congiunti dell’Autonomia e della Resistenza antifascista. Le Elezioni europee del 2009 confermano con un buon risultato questa direzione. E’ stata inequivocabilmente premiata la scelta fatta; ma tutto resta da fare, sul piano organizzativo e della ricollocazione politica del partito.
La ricostituzione dell’area dei Cristiano-sociali e il Patto federativo con il Partito Socialista, sulla base di un progetto di rafforzamento del centrosinistra al fine di contrastare la destra in Valle d’Aosta, segnano due tappe importanti di questo cammino, che sfociano nel riconsolidamento del gruppo consiliare nel Comune di Aosta e nel ritrovato ruolo politico nella maggioranza comunale.
E’ da qui che riprende la nostra storia, il nostro futuro, quello che stiamo costruendo, quello che riporta ad una tensione unitaria e all’idea di riunire tutte le forze per rilanciare la nostra presenza nella regione.

Neanche a livello nazionale si pensa che la vocazione maggioritaria di un partito possa diventare autosufficienza. Occorre dunque costruire valutare la possibilità di stringere delle Alleanze che diano la possibilità di realizzare gli obiettivi che il partito si è dato. Non hanno senso Alleanze fondate solo sulla condivisione di ciò o di chi per cui si è contro, servono Alleanze che siano proiettate verso una profonda condivisione di progettualità comuni e sulla base di programmi chiari e concertati, che guardino al lungo periodo.
Come dimostrano i dati nazionali, le Elezioni amministrative sono un passaggio fondamentale per recuperare o mantenere il consenso. In Valle d’Aosta a differenza del livello nazionale, dove nel 2004 il centrosinistra aveva fatto il pieno ed era andato a vincere le politiche del 2006 (mandando poi tutto a rotoli con il fallimento del governo Prodi), la situazione è diversa. Noi veniamo dal difficile passaggio elettorale delle Amministrative del 2005 dove la GV-DS aveva perso terreno in molte realtà. Le regionali del 2008, che sopra abbiamo ricordato, con il nuovo Partito Democratico, hanno registrato una sostanziale tenuta nel territorio e un miglioramento ad Aosta e nei Comuni limitrofi. Le Elezioni europee 2009 ci hanno fatto fare un ulteriore passo avanti ad Aosta e recuperare in molti Comuni.
Ora si tratta di lavorare tutti insieme, come durante le elezioni Europee, per costruire alleanze del “Buon governo” in tutti i comuni, avendo attenzione ai programmi che mettano al centro i cittadini e lo sviluppo delle comunità locali e guardando alla qualità dei candidati. Lavorando per confermare le Amministrazioni che hanno dimostrato di lavorare bene e cercando di promuovere liste nuove nei Comuni ove si registri un bisogno di maggiore partecipazione alla vita democratica.
Il Partito Democratico si candida a determinare un processo di innovazione della politica valdostana, a partire dal campo delle forze del centrosinistra e di quelle autonomiste, prima di tutto nella capacità di governare la modernità e le trasformazioni sociali in atto e determinando una nuova stagione della partecipazione e dell’impegno politico.
Per questo in autunno il Partito accompagnerà quei cittadini, donne e uomini, giovani e meno giovani che intenderanno cimentarsi nella importante avventura della candidatura nel proprio paese. Sollecitando tutti a responsabilizzarsi rispetto all’interesse per il governo della cosa pubblica, sia nelle file della maggioranza sia in minoranza, guardando sempre al bene comune. Questa è la democrazia. Questo è il Partito democratico.

Organizzazione e regole
Un partito, che deve essere sempre più dinamico, aperto, plurale, deve dotarsi di una organizzazione solida ed efficiente. A questo risponde anche il criterio della rigidità dell’iscrizione che, oltre al favorire processi decisionali, garantisce il funzionamento delle strutture sul territorio.
Naturalmente l’apertura e la pluralità necessitano parimenti di regole chiare per garantire la partecipazione e la gestione delle risorse che il partito ha a disposizione.
A meno di voler ricorrere a ingenti finanziamenti privati e a rischiare il condizionamento delle lobbies che finanziano il partito, resta indispensabile il finanziamento pubblico, che deve essere utilizzato con criteri ispirati alla massima trasparenza.
A livello regionale fondamentali per il funzionamento del partito sono le quote versate dagli eletti, in particolare dai Consiglieri regionali. Senza queste risorse non sarebbe possibile mantenere l’attuale attività del partito, compresa la pubblicazione de Le Travail.
E’ necessario e prioritario rafforzare e allargare la Direzione politica del Partito Democratico per dare più forza e incisività alle scelte. E al contempo dotarsi di organismi che consentano di rispondere all’incombenze sempre più urgenti e pressanti della politica contemporanea e dell’informazione di massa attraverso i nuovi media.
Una maggiore attenzione va data alla riorganizzazione dei Circoli. In particolare attraverso la creazione di referenti per ogni comune che facciano capo ai Circoli di Comunità montana o Comprensorio, dando autonomia ove possibile a quelle realtà comunali che siano in grado di avere aggregazioni di almeno dieci iscritti per i comuni sopra i 500 abitanti e 5 iscritti per i comuni con meno di 500 abitanti.
In questo quadro vanno ricordate le feste organizzate dai Circoli e dal Partito che contano sul contributo volontario dei molti militanti. Esse sono un motore per la riaggregazione ma non devono essere fine a se stesse. L’obiettivo politico resta determinante per distinguere la nostra attività da quella di altre associazioni.

Per una Convenzione aperta
Il Congresso del partito sarà una tappa fondamentale nell’elaborazione di progetto partecipato e condiviso per il Partito democratico della Valle d’Aosta. Il documento vuole stimolare e non chiudere un dibattito. Aprire una discussione che merita approfondimenti, ulteriori sollecitazioni ed anche precisazioni o correzioni. Il Congresso va inteso come una ripartenza più che un punto d’arrivo. Insieme possiamo davvero costruire il Partito democratico del futuro. Per una Valle d’Aosta più solidale e coesa. Il domani ci aspetta e noi gli andiamo incontro con fiducia e senso di responsabilità. Parce qu’ils sont l’avenir de notre petite Vallée, nos enfants méritent bien cela!