DICHIARAZIONE INTENTI

di Raimondo Davide Donzel

conferenza stampa presentazione candidaturaLo spirito che muove le idee che seguiranno è quello di aderire apertamente al progetto di Partito democratico sostenuto tra i tanti, in prima persona con la sua candidatura da Walter Veltroni, calandolo – proprio perché di partito federale si tratta, il primo vero partito federale della nostra storia repubblicana – nella realtà valdostana. Abbiamo davanti a noi una sfida straordinaria, al contempo ardua e avvincente, quella di costituire anche in Valle d’Aosta il Partito democratico; per questo i miei intenti non sono assunti categorici, non sono un decalogo, ma intendono offrire stimoli ad una riflessione più ampia e dialogante e si prefiggono dunque di essere aperti alle integrazioni e ai suggerimenti di tutti coloro che vorranno partecipare attivamente alla fase costituente.  Solo con la collaborazione, anche critica, dei molti che si uniranno a noi sarà possibile elaborare il vero e proprio programma del Partito democratico e gettare le fondamenta per erigere una solida casa dei democratici valdostani. 

Un Partito democratico aperto e plurale

 Un partito democratico aperto e plurale non è uno slogan che ho coniato per l’occasione; è un’idea di partito che è venuta maturando negli anni attraverso il confronto con le idee di altri democratici. 

Per la Valle d’Aosta

L’Italia ha bisogno di dialogo e di soluzioni non di rissa e di propaganda – disse Veltroni già nel 1995. Lo stesso vale per la Valle d’Aosta oggi più che mai. Non vogliamo un partito per noi, lo vogliamo nell’interesse di tutta la Valle d’Aosta, vogliamo lavorare per il bene di tutti.Dobbiamo ritrovare le ragioni e il sentimento di essere una comunità, come quando nel 2000 abbiamo superato insieme la difficile prova dell’alluvione, e dare risposte vere ai problemi dei cittadini. E’ indispensabile tornare a essere comunità solidale con un forte senso dell’equità e della giustizia.La nostra libertà, la nostra fierezza montanara non si sono mai disgiunte dal senso di giustizia sociale e dall’aspirazione all’uguaglianza degli individui, che non significa generico egualitarismo ma dare a ognuno le stesse chance di realizzarsi, le stesse opportunità di partecipare alla vita sociale.La nostra regione deve mantenere l’orgoglio delle proprie radici culturali ed istituzionali ma guardare con forza e determinazione al futuro come seppero fare i padri fondatori dell’Autonomia.Non possiamo correre il rischio di lasciare alle nuove generazioni, ai nostri figli, ai nostri nipoti una regione che non sia migliore di quella che abbiamo ereditato e nella quale stiamo vivendo.Vogliamo una Valle d’Aosta che non si chiuda su se stessa, che guardi con fiducia all’Europa, alla collaborazione con le altre regioni italiane ed europee. Una regione attiva, produttiva, vivace socialmente e culturalmente, punto di riferimento per i popoli alpini.

Costruiamo insieme un progetto per il futuro

Insieme è la parola che mi piace di più in politica. E’ quella che dà senso all’agire democratico – “reisoni eunsemblo” come si dice in patois – “ragionare insieme” di come condividere un progetto per il futuro; donne, giovani e anziani, tutti gli uomini “liberi” devono avere la possibilità reale di poter essere parte integrante di questo progetto. Per fare questo anche in Valle d’Aosta serve un partito nuovo che consenta un modo nuovo di fare politica, di vivere quotidianamente la politica: il Partito Democratico.La trasparenza è un requisito indispensabile. Le ipocrisie e le menzogne di alcuni politici di professione hanno allontanato i cittadini dall’interesse per la cosa pubblica. Occorre tornare a parlar chiaro, a non girare intorno alle questioni senza risolverle, ad assumersi le responsabilità di scelte difficili, a non attribuire sempre agli avversari la colpa dell’incapacità di intervenire sulla realtà. La partecipazione attiva dei cittadini si conquista con la verità, la lealtà e la serietà. Le persone sono esauste di promesse mancate e di una politica chiusa nelle stanze delle segreterie dei partiti, delle amministrazioni e dei governi. La politica deve tornare nelle case, nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro. La politica non è per pochi ma è un bene collettivo della nostra comunità.La dimensione etica non va disgiunta dagli obiettivi da raggiungere. Serve più coerenza nei comportamenti dei politici. Senza tensione etica la politica promuove disvalori, come il carrierismo fine a  se stesso. Dobbiamo dare l’esempio riportando l’interesse collettivo al centro dei discorsi e delle azioni. Insieme dobbiamo dare gambe a un partito i cui gruppi dirigenti sappiano ascoltare la gente. Solo ascoltando la voce delle persone, il partito può tornare a mediare fra i cittadini e le istituzioni.Un partito dell’ascolto anche delle idee diverse dalle nostre per essere capaci di dialogo, per essere in grado di superare i conflitti.Finalmente alle donne sin dalla fase costituente è garantita una presenza paritaria, segno evidente della voglia di innovare profondamente la politica coi fatti e non solo con le parole.E dovremo saper dare spazio anche ai giovani non limitandoci al voto ma aprendo con equilibrio le liste anche a loro.  Un partito nuovo ma non senza volto, senza storia, senza valori; anzi con tanti volti, i volti di tutte quelle persone che porteranno con sé le loro storie (fatte di tanti anni di militanza o di impegno civile e associativo), e anche i loro valori che costituiranno un patrimonio straordinario, su cui operare una sintesi che serva da base per un confronto con tutta la nostra comunità.I valori positivi delle culture riformiste emerse dal comunismo italiano, dal socialismo, dalla socialdemocrazia, dall’impegno dei cattolici in politica, dal cristianesimo sociale, dal liberal socialismo, cui si è venuta aggiungendo nel tempo la sensibilità ambientalista, non si fondono oggi per caso. Importanti momenti di sintesi furono già trovati nella Resistenza al nazifascismo, nell’Assemblea costituente, nella fermezza della lotta al terrorismo. E’ giunto il tempo che i riformismi che percorrevano strade parallele finalmente si fondano in una grande via comune. 

Le riforme

Il partito democratico nasce per favorire un processo riformatore che in Italia e nella nostra regione è bloccato da anni, soprattutto per i veti incrociati tra gli schieramenti ma anche per la scarsa condivisione dentro uno stesso schieramento o uno stesso partito delle scelte da compiere.Come ha detto Veltroni: “Il Partito democratico è il partito dell’innovazione, del cambiamento realistico e radicale, della sfida ai conservatorismi, di destra e di sinistra, che paralizzano il nostro Paese.”
Un partito quindi non moderato, e tanto meno conservatore, quanto piuttosto proteso a sostenere i profondi cambiamenti economici e sociali con un diffuso intervento riformatore.
Per le riforme Costituzionali e – nella nostra regione –  per la riforma dello Statuto è imprescindibile un atteggiamento bipartisan. Nello Statuto devono riconoscersi tutti i valdostani, per lo meno una grande maggioranza di essi e non un circoscritto gruppo di potere.Non dobbiamo incorrere in Valle d’Aosta nello stesso errore commesso negli ultimi 10 anni dal Parlamento italiano che ha interpretato rozzamente l’alternanza di governo come possibilità di modificare il patto che tiene uniti tutti i cittadini, ossia la Costituzione, a colpi di maggioranza o di ostruzionismo ad ogni cambio di governo, spaccando e paralizzando il Paese. Il bipolarismo e l’alternanza di governo sono un obiettivo a cui tendere, garantendo giusto equilibrio tra il rispetto della rappresentatività e la necessità di governabilità, e mantenendo in tutte le condizioni un grande senso di responsabilità.Il Partito democratico, sulla base di una elaborazione più approfondita che coinvolga tutti i nuovi aderenti e i nuovi apporti della società civile, continuerà pertanto ad operare nel solco tracciato dalle forze politiche che in Valle d’Aosta ne promuovono la nascita (GV-DS, Margherita, Alé Vallée) all’interno dell’Alleanza Autonomista Progressista, proprio per favorire la riforma del sistema elettorale, anche attraverso la promozione dei referendum elettorali, con l’obiettivo primario di dar voce ai cittadini e di prendere atto delle loro scelte. 

Lo sviluppo

Senza sviluppo, senza crescita, senza passione per il lavoro, senza capacità imprenditoriale, senza un intervento pubblico mirato ma non invadente non c’è futuro. Non investire correttamente le considerevoli risorse a disposizione della nostra regione è forse il limite più forte da superare.  L’incalzare della globalizzazione, che non è un fatto remoto ma pervade anche i territori più piccoli, si affronta, non chiudendosi su se stessi, ma aggredendo i problemi che essa pone, con soluzioni innovative, facendo leva sulle risorse di cui si dispone.La più grande risorsa che abbiamo sono le persone, le loro intelligenze. Bisogna continuare a valorizzarle consolidando il nostro sistema di istruzione e la nostra Università, aprendoli all’Europa, e favorendo comunque l’accesso dei nostri giovani anche ad altre Università per diversificare le opportunità. Occorre inoltre innovare fortemente il sistema integrato di istruzione e formazione professionale. Non una solo intelligenza deve andare perduta o essere frenata nel manifestare il suo potenziale o essere sotto utilizzata.L’altra grande risorsa è il nostro patrimonio ambientale. La Valle d’Aosta ha un territorio asperrimo e difficile da sfruttare, che i nostri antenati però hanno saputo domare e, con l’aiuto e il contributo costante di tanti immigrati, hanno reso florido. Oggi, questo territorio si presenta come una grande attrattiva turistica, per la straordinaria qualità paesaggistica e culturale.Solo mettendo in sinergia le potenzialità produttive latenti dell’agricoltura, non riducendola ad un ruolo residuale, e le esigenze del settore trainante, il turismo, con grande attenzione al rispetto e alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, la nostra regione potrà competere sui mercati internazionali.L’industria deve inserirsi a pieno titolo in questo scenario. Non trascurando la tenuta dei settori storici come la siderurgia, occorre operare perché sia sempre meno un corpo estraneo: bisogna favorire perciò le sinergie tra i vari settori. L’industria non solo deve rispettare l’ambiente ma deve diventare motore di uno sviluppo ecocompatibile, con ricadute positive in agricoltura e nel turismo.E’ importante rivitalizzare lo spirito imprenditoriale e, date le nostre piccole dimensioni, promuovere anche la cooperazione per sostenere uno sviluppo che permei la società nel profondo, risvegliando tutte le energie fino ad oggi inespresse.Valorizzare le persone significa anche valorizzare il lavoro, a tutti i livelli. Occorre non solo rispondere economicamente alle richieste dei lavoratori ma fare più attenzione alla qualità del lavoro e alla sicurezza sui posti di lavoro.Indispensabile sarà affrontare con lungimiranza i temi della precarietà del lavoro, sostenendo nuovi percorsi con un più adeguato sistema di tutele, favorendo al contempo flessibilità e sicurezza sociale.Occorre altresì rilanciare idee di meritocrazia, efficienza ed efficacia su tutti i posti di lavoro. Bisogna riconoscere chi dà di più, chi fa meglio. 

Welfare e amministrazione pubblica

Viviamo in una società in rapida evoluzione, resa sempre più complessa da processi di invecchiamento, da un prolungamento della condizione di giovinezza, e dall’intrecciarsi di molteplici flussi migratori, dalla precarizzazione del lavoro, che rendono necessarie risposte più articolate e diversificate di quelle attualmente fornite a disposizione dal tradizionale “stato sociale”.Un welfare moderno e dinamico può essere rilanciato dalla ripresa economica. Solo con lo sviluppo si troveranno le risorse per rispondere ai bisogni di tutte le fasce generazionali, dai giovani che studiano, a quelli che cercano o perdono il lavoro, alle donne che faticano a conciliare maternità e lavoro, agli immigrati che producono ricchezza e hanno diritto ad accedere al sistema di protezioni sociali, fino agli anziani sempre più in difficoltà nell’affrontare problemi di salute e di autosufficienza, convivendo con pensioni basse.Senza sviluppo economico anche il welfare finisce inevitabilmente per impoverirsi.E’ sterile una battaglia per il welfare che non ne preveda una analoga per rilanciare gli investimenti produttivi.Ma un  buon welfare favorisce al tempo stesso le dinamiche produttive. Una società coesa lavora e produce meglio. La qualità dei servizi e la riduzione di sprechi e diseconomie devono procedere di pari passo.Per questo occorre rilanciare, innovando profondamente la pubblica amministrazione.Una politica fiscale più equa è possibile se non si sperperano le risorse prodotte dalla tassazione. Con un utilizzo corretto delle risorse è possibile ridurre la tassazione locale, comunale e regionale, che in uno Stato sempre più federale non deve sostituirsi meccanicamente al prelievo nazionale.Una amministrazione pubblica efficiente che investe con efficacia le risorse pubbliche, che riduce i costi impropri della politica, è l’arma migliore per battere la subcultura dell’evasione fiscale. 

Il Partito Democratico ha bisogno di partecipazione

Queste riflessioni avranno un senso se ad esse seguiranno, critiche, correzioni, suggerimenti, integrazioni e prassi coerenti.La democrazia assume il suo senso più pieno con la partecipazione attiva dei cittadini.Una partecipazione tollerante verso tutte le diversità, pacifica e costruttiva, anche se determinata e risoluta nel promuovere l’innovazione del sistema.

Come ho già avuto modo di scrivere: “Ogni cittadino di centro sinistra è chiamato a dare il suo contributo per definire i contenuti del partito a livello regionale e nazionale. Ognuno potrà con il suo voto il 14 ottobre trasformare le sue idee in realtà. Ognuno tornerà a contare e a incidere sulle sorti della sua regione. La politica che ci ha delusi può tornare a farci sognare. E’ un’occasione che non possiamo perdere.”

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