Contributo di Giulio CAPPA

altri Interventi all’Assemblea Costituente Regionale

Intervento alla prima assemblea del PD, 10 novembre 2007

Carissimi amici e compagni, miei simili e fratelli, e sorelle.
Ci siamo, stiamo facendo il Partito Democratico.

Per anni pur avendo delle opinioni politiche mi è capitato spesso di metterle doverosamente tra parentesi nel lavoro radiotelevisivo di servizio pubblico e di esprimerle solo nel segreto del voto e negli incontri personali, dei quali considero un genere particolare i piccoli scritti stampati in qualche libro o periodico. A questo punto della storia del nostro paese e mia personale mi è sembrato doveroso dare una mano nel Comitato promotore del Partito Democratico per contribuire al tentativo in atto di cambiare, bonificare la politica italiana introducendo nuovi concetti organizzativi, riconoscendo il cambiamento là dove si è già verificato, cercando nuove forme per migliorare la vita di tutti.

Poi è venuto l’inatteso onore dell’elezione all’interno di questa Assemblea costituente, che ha, diciamolo ancora una volta, il compito limitato ma importantissimo di dare al Partito Democratico una forma organizzativa adeguata a livello locale. Un onore che spero di meritare con l’ottimismo della volontà. Ricordate il motto di Antonio Gramsci: pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà. Non dobbiamo avere la presunzione di capire tutto senza sforzo, ma dobbiamo avere la certezza che con l’impegno serio e costante riusciremo a fare tutto, anche a capire.

Una volta, fino a un paio di decenni fa, era importante il luogo in cui ci si trovava, era decisivo. I numeri di telefono indicavano luoghi ben precisi, erano il modo di chiamare una famiglia, un’associazione, un partito. Sappiamo tutti bene che cosa è successo con l’avvento della telefonia cellulare, i tremendi telefonini portatili. Tutti e ciascuno di noi – le eccezioni confermano la  regola – ha in tasca un apparecchio, possiede un numero. A quel numero risponde solo lui. Non si telefona più in un luogo: si telefona a una persona. Se si vuole andare in gita con gli amici o organizzare una riunione, non si è più legati a termini rigidi e rigorosi, si può avvertire di un rinvio, segnalare un ritardo, proporre un cambiamento di programma e di percorso.

Quando si telefona non si chiede più “chi parla” ma “dove sei”. Chi risponde può essere nella stanza accanto oppure agli antipodi, in Nuova Zelanda. A questo fatto che coinvolge praticamente tutti si affianca quell’altro fatto, altrettanto influente anche se ancora non direttamente coinvolgente per tutti, che sta cambiando il modo di vivere, di studiare, di sapere, di credere: internet, la grande rete telematica. Vediamo dunque che il modo di vivere anche politicamente sta modificandosi. Una volta tanto cerchiamo di non arrabattarci sbattendo la testa contro le novità una volta che si sono già verificate. Il Partito Democratico, un partito dalla forma aperta, affidato al volontariato degli elettori attivi, forse da solo non basterà a cogliere tutte le opportunità del cambiamento ma almeno qualcuna sì. Non continuiamo a chiamare il numero fisso di un partito, che non c’è quasi neanche più. Il partito nuovo ti raggiunge in qualsiasi ora del giorno e della notte con la posta elettronica. Il partito nuovo si chiama col cellulare: è una persona che risponde alla domanda “dove sei” e dalla sua risposta dipende se vorremo chiamarlo di nuovo.

Questo non vuol dire che il territorio abbia perso di importanza. Anzi: lo sapete benissimo che, se vi spostate fuori valle, le cose lasciate momentaneamente indietro vi raggiungono sempre dovunque, anche se state vivendo in un altro clima con altri usi e costumi. Il territorio, spodestato dalla sua centralità pesante con l’avvento dei cellulari e di internet, per mezzo dei cellulari e di internet può seguirvi, raggiungervi, interessarvi dovunque siate o andiate; è una centralità leggera, forse ancora più coinvolgente. Il movimento è doppio e reciproco: le novità della comunicazione permettono di allontanarsi senza perdere il contatto, separano ma al tempo stesso avvicinano. Come pensare che tutto questo non abbia influenza nel modo di fare politica. Stiamo cambiando per questo, non tanto perché le vecchie idee siano tramontate: ce ne sono di ottime e non vanno perdute. Ma perché per affermarle non è più necessaria la vecchia struttura, dai tempi di reazione lunghissimi e massicci. Nel mondo di oggi, e parliamo dell’occidente dove per la prima volta, dopo tre secoli di crescita costante del benessere, le giovani generazioni non possono più contare sul sicuro miglioramento delle condizioni di vita, nel mondo di oggi occorrono reazioni veloci e strutture snelle, e sarà impegno ne sono certo di tutta l’assemblea costituente di dotare la presenza valdostana del Partito Democratico proprio degli strumenti statutari e organizzativi che permettano questa snellezza e questa velocità.

Con questa fiducia vi ringrazio tutti.

Viva la comunità valdostana, viva la sinistra, viva il Partito Democratico.

Giulio Cappa, 10 novembre 2007

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