Contributo di Giorgio Bruscia

altri Interventi all’Assemblea Costituente Regionale

Cari amici, cari compagni

Innanzi tutto porgo al neo segretario Raimondo Donzel, tutti i miei sentimenti d’affetto e di stima, ma anche d’emozione nel realizzare come si sia compiuto un progetto che assieme a lui e a pochi temerari sia partito da molto lontano con la formazione dell’area culturale denominata, Area Democratica.

Detto questo doverosamente, ritorno a precedenti commenti dove avevo espresso alcuni distinguo su come questo Partito Democratico debba essere portato avanti, con quali valori e in quali forme … Ma oggi, dico solo: Basta che si faccia compiutamente, che sia aperto e plurale, ossia aperto ad ogni singolo cittadino e non solo ai nostri iscritti Ds o della Margherita. Che abbia insomma tutte le caratteristiche che Raimondo Donzel conta di dare con capacità ed eccellenza. Le riflessioni sui nomi, i simboli, i valori ecc… le faremo dopo aver aperto le porte della scatola. Bisogna fare in fretta perchè molti appuntamenti ci attendono in maniera pressante.

Il Pd ha nelle sue radici il progresso e l’insieme delle posizioni politiche qualificate come progressiste. E il progressismo come ben sappiamo, è una visione e una tendenza etico – politica che propugna lo sviluppo e il processo di avanzamento delle discipline e delle condizioni umane. E’ il progresso dell’uomo in tutti i campi, che si contrappone al conservatorismo, ostile alle innovazioni in genere. Ora senza altri indugi il Pd deve rinnovarsi in un soggetto politico di centrosinistra ed elaborare un nuovo pensiero riformatore. Perché oggi più che mai c’è bisogno di innovazione per governare le sfide che ci pone la Società. Ecco perché in questo processo il Pd dovrà attingere sia dalla tradizione della sinistra sia da quella del cattolicesimo democratico sia dalla società civile. Perché diciamocelo chiaramente, le tradizioni culturali non sono degli inutili ingombri, ma sono giacimenti, serbatoi di idee e di insegnamenti, sono «lezioni viventi». In un partito pluralista dovremo tutti lavorare per un progetto condiviso, attraverso la mescolanza, lo scambio, il reciproco riconoscimento.

Il Pd dovrà essere il partito in cui si sta bene insieme perché, come in una famiglia allargata, si condivide ciò che si porta in dote e soprattutto si condivide la progettazione del futuro e la costruzione del giorno per giorno. L’etica della condivisione ed il rispetto delle regole saranno fondamentali. Ma lo sarà anche l’espressione della pluralità. Non attraverso tribù separate o correnti. Va da sé, che è dalla nascita di Area Democratica, che si propongono due vocaboli di estremo interesse e significato per tutti: Sintesi e Amalgama. Quindi credo sia importante che nel Pd, ci sia un cantiere dove si proponga soprattutto l’obiettivo di riaprire la discussione con le tante compagne e compagni che non hanno in partenza condiviso il progetto del Pd e che non possiamo abbandonare ad altri destini, ad altre sensibilità politiche o alle sirene del qualunquismo rinascente.

Dobbiamo potere contare anche su loro. Insomma, ciò che accade a sinistra riguarda il Pd, perché questo mondo è composto da esperienza sociali, saperi e pratiche che non possono frammentarsi ulteriormente. Devono contare e pesare in un progetto di governo e cambiamento della società. E non dobbiamo confidare solo su questa ricchezza, ma anche su quella realtà del cattolicesimo democratico, che impaurito o confuso non ha ancora fatto scelte responsabili. Dobbiamo raccoglierla e valorizzarla assieme. Noi e Voi, naturalmente assieme a chi concorda e converge con il nostro pensiero. Anche perché l’alleanza che governa il Paese, il centrosinistra, è stata una scelta, un progetto, un investimento nazionale, per rendere più forte la nostra democrazia. È l’espressione di un blocco sociale. Credo che l’esperienza di governo, con tutte le sue difficoltà, e la vicenda politica e istituzionale del nostro Paese consiglino di confermare quella scelta strategica e di irrobustirla rendendo più efficace e stringente la sua azione riformatrice.

Ricordo di aver visto in piazza Chanoux, giovanissimi votare con entusiasmo, ricevere per questo da tutti noi applausi di consenso e di incoraggiamento. Per questo ci rivolgiamo alla Sinistra Giovanile, ai Giovani della Margherita, a tutte le reti associative giovanili che in queste settimane hanno lavorato alle primarie ed a tutte le ragazze e i ragazzi che il 14 ottobre appunto hanno votato. Ci rivolgiamo a tutti i ragazzi di questa regione perché sappiano che il Pd ascolterà la richiesta di attenzione verso la nuova politica, che non può che passare per le giovani generazioni. Chiediamo che siano protagonisti di questo la Sinistra Giovanile ed i Giovani della Margherita che, a partire dagli eletti nelle assemblee costituenti, costruiscano una rete per dare vita al nuovo soggetto generazionale.

Infine il Partito Democratico, secondo me, deve identificarsi nella nostra Costituzione, nel nostro tricolore, nell’arcobaleno della bandiera della Pace, nel rosso simbolo del lavoro, nel verde degli ambientalisti e dell’ulivo, o dell’azzurro dell’Europa. Solo con una chiara identità moderna, riformatrice, ed etica a prescindere, può attirare alla partecipazione, tante persone come quelle del 14 ottobre, che non erano solo degli scontenti insoddisfatti, anzi, erano la stragrande maggioranza di quel famoso partito che da tempo stiamo cercando di costruire.

Giorgio Bruscia

Aosta 10. 11. 2007

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One thought on “Contributo di Giorgio Bruscia

  1. La decisione di Renato Favre, che ha stabilito provocatoriamente, “Ad usum Delphini”, che il crocefisso va riappeso nelle aule pubbliche è stata un errore perchè l’avere evitato a suo tempo di appenderlo, non era stata nè violazione della libertà nè della tolleranza cristiana. Il suo attuale intervento, invece ha scatenato una miriade di interventi, spesso favorevoli e inneggianti a una non ben precisata idea di “tradizione” che ben poco ha del religioso. Credo sia assolutamente sbagliato mischiare “religione e tradizione”. Per un cristiano cattolico il crocefisso non rappresenta un simbolo di tradizione, ma un ben più “alto” segnale della sua fede in Gesù Cristo morto su quella croce per salvare l’umanità. A molti politici come quello su nominato fa comodo ridurre una questione di fede ad un fatto di tradizione. Credo che dovrebbero essere i primi a tacere in quanto sono, molti di essi, i primi a non tenere in considerazione i valori cardine della cattolicità, e della Chiesa Cattolica.

    Lui, invece, dimenticando che il valore principale della fede cattolica è l’amore per il prossimo, di qualunque razza o religione esso sia, lascia morire – in senso lato – di fame gli immigrati, in balìa delle onde del mare, oppure li arresta per il reato di clandestinità introdotto dal Ddl sulla Sicurezza, voluto dall’attuale governo e sostenuto con grande vigore proprio dalla Lega nord. Di fatto il presdelcons. comunale sponsorizzando l’arrivo in giunta di partiti come appunto laDestra e la Lega è difensore del crocefisso solo a parole. Tanto i poveri cristi possono morire tutti quanti.

    Gesù Cristo è per i cattolici, Dio fattosi uomo, ovvero la persona inchiodata su quella croce tanto contestata, durante la sua breve vita ha affermato: “ero affamato e mi avete dato da mangiare. Ero nudo e mi avete vestito. Ero carcerato e mi avete visitato”. Qualcuno gli domandò: “Quando ti abbiamo fatto tutto questo?” Lui, di rimando: “quando lo avete fatto a un vostro simile lo avete fatto a me!” Oggi potrebbe dire: “ero emigrante perché fuggivo dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e mi avete accolto”.

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