Rispetto dell’individuo per tornare “umani”

La cultura europea è rispetto per l’individuo: un sogno da cui ripartire… per la vita di ogni giorno, e anche per la politica, affinché torni “umana”…

Gli agelasti [termine con cui Rabelais indica coloro i quali non ridono], il non-pensiero dei luoghi comuni (che oggi dilaga sui social), il Kitsch: un solo nemico a tre teste dell’arte nata come eco della risata di Dio e che ha saputo creare quell’affascinante spazio immaginario in cui nessuno possiede la verità e in cui ciascuno ha diritto ad essere capito.

Questo spazio immaginario è nato con l’Europa moderna, è l’immagine dell’Europa moderna, è l’immagine dell’Europa o, almeno, il nostro sogno dell’Europa, sogno tante volte tradito e tuttavia abbastanza forte da unirci tutti in una fraternità che va ben oltre i confini del nostro piccolo continente.

Ma noi sappiamo che il mondo in cui l’individuo è rispettato (il mondo immaginario del romanzo, e quello ideale dell’Europa) è fragile e caduco. […]. Se infatti la cultura europea mi sembra oggi minacciata dall’esterno e dall’interno in ciò che ha di più prezioso, il suo rispetto per l’individuo, il rispetto per il suo pensiero originale e per il suo diritto a una vita privata inviolabile, allora, mi pare, questa essenza preziosa dello spirito europeo è deposta come in uno scrigno d’argento nella storia del romanzo, nella saggezza del romanzo.

Milan Kundera, L’arte del romanzo.

Citazione rubata a Richard Rorty, La filosofia dopo la filosofia.

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