La speranza di Macron ha vinto sulle paure della Le Pen

Oggi scrivo di Francia, di Macron (rinvio a domani commento su Assemblea PD, non perché non importante, anzi i collegamenti fra gli eventi sono tanti; ma la Francia e l’Europa sono di valore strategico anche per il futuro dell’Italia).
A caldo, e nei giorni che hanno preceduto i due turni di voto non ho celato la mia simpatia “politica” per Macron, in funzione pro Europa soprattutto e anche anti Le Pen su alcune derive “sovraniste” velate di xenofobia, omofobia e strumentalizzazione della paura in tutte le sue sfaccettature: paura della crisi economica, della minaccia terroristica, della disoccupazione giovanile, delle nuove povertà, dell’altro da noi, del futuro.
La Francia rivoluzionaria e imperiale, della civiltà dei lumi della ragione, che cristianizzò l’Europa con le spade di Carlo Magno e portò il mito dei diritti universali con le artiglierie di Napoleone, si è fatta piccola piccola, chiusa nell’exagone. La Francia dei campioni sportivi di colore era di colpo impallidita dalla paura e dal livore.
Il giovanissimo Macron le ha restituito il sorriso della speranza e ha riacceso la luce della ragione. Ha vinto lui, Macron, lontanissimo dai Trump, Salvini, Grillo, che dominano le scene mediatiche.

Ha vinto la Francia che rimane aperta all’Europa e al mondo, all’idea di sviluppo sostenibile e duraturo, senza abbandonare i più deboli e i giovani alla fatalità del destino; la Francia che immagina di poter governare e modificare , anche collaborando con altri Stati, i complessi fenomeni che producono terrorismo e migrazioni.

Ha vinto l’Europa che ha di nuovo nella solidità di Francia e Germania, l’asse per continuare il processo di pace e sviluppo che dura da 70 anni ma che deve essere corretto e tornare ad essere più solidale e coraggioso.
Ma, ci sono dei ma? Eh, sì. Ne elenco alcuni.

1. L’astensionismo e il risultato limitato di Macron al primo turno (24%); sarà durissima governare. Il malessere è profondo. Reale. Non va minimizzato. Servono politiche forti. Avrà Macron l’appoggio del Parlamento? O a partire dalla Marine Le Pen (abbattuta ma per nulla finita, parlo politicamente, il rispetto per la persona è fuori discussione) sarà guerra quotidiana su tutto? 

2. L’UE e la Germania della Merkel (che potrebbe vincere ancora nelle prossime elezioni) apriranno una nuova stagione, o si tornerà a parlare dei decimali dei tassi, di politica di rigore cieca e sorda al grido che si alza da parte di una larga fascia della popolazione, non solo dei poveri, ma anche di un ceto medio “insoddisfatto” e disorientato? Questo passaggio non è scontato. Su questo Macron si gioca la maggior parte del suo programma.

3. L’incognita Trump e Putin, grandi arbitri del mondo, per non parlare della poco considerata Cina. Purtroppo, al di là dei tromboni del sovranismo nazionalista, il mondo fa i conti con i “signori della guerra” e dell’economia. Bene fa il papa con il suo linguaggio semplice ma efficace ad attaccare chi usa “la madre di tutte le bombe”; resta il fatto che la Francia, speriamo insieme a tutta l’Europa, con Trump in particolare dovrà confrontarsi: a partire dal protezionismo americano in campo economico e la politica aggressiva nelle relazioni internazionali.
Infine la speranza ha vinto sulla paura. Né siamo felici. Su questo dobbiamo lavorare anche in Italia. 

Non con gli slogan, ma con proposte concrete: la concretezza e l’apertura di Macron che ha battuto la chiusura su se stessi di Le Pen.

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