La secessione di Roma e di Aosta

Rileggendo con calma la Stampa di ieri, come il vecchio Santiago di Hemingway, nella capanna sulla costa che si faceva leggere i vecchi articoli del baseball, usando poi i giornali come coperta, ho riflettuto sul Buongiorno di Mattia Feltri “La secessione di Roma”.
Non aggiungo neanche una parola a quelle misurate e precise di Feltri. Sono chiare e dicono molto della distanza tra Milano e Roma, tra diversi modi di intendere la politica e l’interesse generale, tra Nord e Sud.
Ma mi hanno fatto riflettere sulla Valle d’Aosta, sulla Regione, sul farlocco cambiamento che non c’è né nei contenuti e né nei metodi, sul dividersi e frammentarsi anziché fare squadra, sul continuare a propagandare commissioni di inchiesta anziché promuovere il tanto buono che c’è, su quello straniante tentativo di “normalità” (di cui scriverò anche nei prossimi giorni) quando di normale non c’è nulla.
Ecco mentre Milano punta a crescere in Europa, nel bunker di Palazzo regionale, assediati da elezioni che prima o poi arriveranno e sanciranno la fine politica di molti, si parla di legge elettorale, senza una maggioranza (Padovani si è già fatto una sua proposta su misura per la sua parte politica, addirittura una poltrona su misura, senza costruire con altri cosa serva oggi alla Regione nel suo complesso) in grado di proporre un testo (ci proveranno i 16 +1 o i 16 +2 a seconda di come tira il vento). 

A Renzi si contestava di fare da solo, quando aveva una larga maggioranza del Parlamento a favore; e qui in Valle si va avanti con 1 o con 16? Su scelte strategiche? Senza coinvolgere i partiti e i movimenti (ah, dimenticavo qualcuno di questa maggioranza il partito non c’è l’ha neppure, cane sciolto che rappresenta un popolo immaginario che abita una vecchia cabina del telefono.

Ma chi verrà dopo dovrà ricominciare tutto da capo. Ricostruire non solo un governo ma anche un modo di essere un Consiglio regionale e non una brutta fotocopia di un meet up penta stellato o la succursale di una procura.
Si dovrà ripartire dall’esigenza di unire i valdostani, anche con idee diverse (e non un réunir di facciata per poi spaccare tutto e stare sempre in poltrona), avanti insieme come diciamo nel Congresso PD per far crescere tutta la Valle d’Aosta.
Guardo a Milano che sogna e lavora per far crescere i suoi sogni, mentre Roma langue, Torino si appresta ai tagli del welfare e della scuola, e ad Aosta si fa finta che tutto sia normale. 

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