La mozione di sfiducia costruttiva più congiura che atto democratico

Un cambio del potere in un sistema democratico è una procedura regolata e prevista. Non solo dopo ogni tornata elettorale; ma anche con il formarsi di nuove maggioranze nelle assemblee, come prevede la Costituzione.Fa parte delle regole del gioco democratico.
Dunque perché essere preoccupati rispetto a una mozione di sfiducia costruttiva?
Perché vi sono due ordini di problemi: 1. Il primo di natura giuridica. 2. Il secondo di natura politica. 
Ma inizio con una considerazione di metodo. “La méthode” di cui ha infarcito i suoi discorsi in questi anni l’attuale Presidente Rosset. Se una parte del Consiglio regionale pone delle pregiudiziali di carattere “giuridico” e chiede 3/4 giorni di tempo perché entrambe le parti chiariscano meglio la posizione giuridica davanti ai cittadini, io credo che sarebbe stata la volta buona per inaugurare il “nuovo metodo”. Invece leggo: “La decisione spetta a me, Rosset di Quart”. Insomma, arrivati al potere il metodo torna ad essere: “io decido”.

Il mancato approfondimento non giova a rendere il confronto più politico (come è giusto che sia) e meno “giuridico” (come è molto male che sia).
Dunque passo al punto 1. Il problema giuridico. In consiglio regionale siedono 4 consiglieri (io sono uno di loro) che saranno entro un certo lasso di tempo sottoposti alla procedura di “sospensione” prevista dalla Legge Severino. Questi consiglieri hanno diritto a partecipare all’attività del Consiglio regionale, fino al decreto di sospensione; ma da quel momento tutti gli atti in cui fu determinante il loro voto, perdono di validità. Dunque se dei Consiglieri regionali che saranno sospesi sono necessari al numero legale di una seduta o ad eleggere una Giunta, dopo la sospensione dall’incarico sia la seduta non è valida, sia la Giunta decade. E c’è poco da girarci intorno.
Il punto 2. Ne consegue che avere almeno una preoccupazione politica rispetto a dove si sta portando il Consiglio regionale, e la Valle d’Aosta tutta, al di là degli orientamenti politici, su un terreno, non più governato dalla politica e dall’alternarsi di maggioranze e minoranze, secondo norme statutarie e regionali, dovrebbe essere un luogo di incontro di tutti. E la cautela dovrebbe essere massima e nell’interesse di tutti, in primis i cittadini.

Inoltre avviare una nuova maggioranza con numeri incerti, visto che qualcuno proclama che vota la sfiducia costruttiva, vota la nuova Giunta, vota il programma ma poi farà l’opposizione (a scriverlo sembra un testo per lo Charaban ma è la realtà), dovrebbe far insorgere ulteriori dubbi a chi si proclama portatore di un rinnovamento politico nel segno di ampia partecipazione e consenso di molti.

Infine tutto si ridurrebbe ad azzerare il Governo e la figura del Presidente, maciullando anche le forme e la misura del Consiglio regionale, Istituzione principale della democrazia valdostana, insieme ai Comuni. Roba che sa più di un golpe che di una sana e ordinaria procedura democratica.
Non è un bel giorno domani per il Consiglio regionale. Anche chi facendo politica direttamente o da comune cittadino ha lavorato e sperato in un cambiamento non assisterà a una festa della democrazia, nel quadro di regole condivise, ma vedrà andare in scena una triste congiura di Palazzo, dove a far cadere il “Presidente” sono i suoi servi più fedeli, caduti in disgrazia.

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