Un caffè “On the road” con Jack Kerouac

Non vedo dove prendere un caffè con Kerouac se non in saloon dove una strada polverosa ne incrocia un’altra cavalcata da giganteschi camion, non lontano da una desolata stazione ferroviaria. E se dio vuole sul bancone ci sono ancora due fette di torta di mele su cui ci facciamo mettere un bel po’ di gelato cremoso.

A quest’ora non abbiamo ancora bevuto niente di troppo forte e gli strappo un ricordo, una visione direbbe lui.

“Durante la depressione” mi disse il cowboy “saltavo su vagoni merci almeno una volta al mese. A quei tempi c’erano centinaia di uomini che viaggiavano su vagoni aperti o chiusi, e non solo vagabondi, uomini di tutti i tipi, disoccupati che si spostavano in continuazione, certe volte senza nemmeno una meta precisa. Era così in tutto il West. A quei tempi i frenatori facevano finta di niente. Oggi non so. Non so cosa farmene io, del Nebraska. Sai, negli anni 30 questo posto era solo una gran nuvola di polvere a perdita d’occhio. Non si riusciva respirare. La terra era nera. Ero qui, a quei tempi. Possono anche restituirlo agli indiani, il Nebraska, per quel che me ne importa. Lo odio più di ogni altro al mondo, questo posto maledetto. Adesso sto nel Montana, a Missoula. Devi venir su una volta, vedrai che paradiso.”

[Jack Kerouac, Sulla Strada, Mondadori, Milano, 1959]

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