Il processo a #Bruno: pausa caffé con Davide Dei

“Otto anni (8 anni) di processi per eresia misero fine al volo intellettuale e umano di Giordano Bruno, filosofo.

Otto anni trascorsi in cella in attesa di giudizio, prima a Venezia e poi a Roma, dove fu condannato a morte e bruciato (vivo) il 17 febbraio 1600.

Il processo fu intentato dall’Inquisizione o Sant’Uffizio, la congregazione fondata nel 1542 da papa Paolo III (non l’inquisizione medievale ma un moderno tribunale, una magistratura ecclesiastica), per la salvaguardia della purezza della fede.”

[Atti del processo di Giordano Bruno, a cura di Davide Dei, Sellerio editore, Palermo, 2000]

Tra i principali accusatori, Giovanni Mocenigo, che aveva ospitato il filosofo ed era suo discepolo (le male lingue impotizzano che il filosofo lo avesse cornificato…) “così si mise in moto il meccanismo giudiziario, che proseguì ineluttabile fino alla conseguenza estrema: innescato dal gesto rancoroso di una persona priva di qualunque rilievo intellettuale e completamente ignara delle ragioni profonde del conflitto che scatenava.”

Si trascura che: “Dopo qualche giorno (dal rogo del filosofo) un altro rogo fu acceso per bruciare i suoi libri all’Indice.”

Questa la Giustizia dell’epoca…

  

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