Discorso commemorativo del #25aprile 2015 nel #70esimo 

Discorso commemorativo del #25aprile 2015 nel #70esimo 

Issogne
Partigiani

Signor Sindaco,

Autorità politiche e militari

Rappresentanti delle Associazioni

Cittadine e cittadini,

Care maestre,

Carissimi bambini,

Sono passati 70 anni da quel meraviglioso #25aprile del 1945 che è diventato simbolo per eccellenza della libertà in Italia, della fine di una guerra folle e crudele (si parla di oltre 70 milioni di morti a livello mondiale di cui più di 2/3 civili) e insieme del crollo di una dura e violenta dittatura, di un regime che dall’inizio alla fine del ventennio ha sperimentato tutte le moderne forme di controllo delle coscienze per imporre il potere dell’ideologia fascista, anti libertaria, anti liberale, anti parlamentare, anti democratica.
Un dittatore e un regime privi di scrupoli che hanno trascinato gli italiani e interi popoli in una guerra senza confini, e nella oscura e tragica esperienza delle violenze e dei delitti politici (42 fucilati dal Tribunale speciale, oltre 28.000 anni di carcere comminati agli oppositori, 20.000 deportarti nei campi di sterminio, 15.000 sottoposti a soggiorno coatto tra cui Antonio Gramsci, Cesare Pavese, Altiero Spinelli, Ferruccio Parri e Giuseppe Di Vittorio) e nella vergognosa pagina delle leggi razziali e delle persecuzioni contro gli stessi italiani di origine ebraica (dei 6 milioni di ebrei trucidati nella Shoa, circa 20.000 sono italiani) e nella abietta guerra civile con i repubblichini di Salò condotti a emulare la barbarie nazista contro tanti fratelli italiani (circa 100.000 morti tra militari e civili).
Per questo, di fronte anche ai ridicoli tentativi di riabilitare aspetti del regime e della figura del dittatore, al revisionismo storico, al negazionismo, i partigiani superstiti di quei giorni non hanno mai abbassato la guardia. Non hanno mai abbandonato la memoria dei martiri e delle vittime innocenti.

 Tutta la Valle d’Aosta è disseminata di cippi, di lapidi, di monumenti che ricordano i tanti caduti nella lotta contro il nazifascismo, a testimoniare il prezzo altissimo pagato dai valdostani per spezzare le catene della dittatura. Di questo impegno civico va dato anche giusto riconoscimento alle Amministrazioni regionali, ai Consigli regionali, alle Amministrazioni Comunali che si sono succedute negli anni.
Dopo i terribili inverni del ’43 e del ’44 di lotta partigiana sulle montagne e lotta sindacale nelle fabbriche, e 70 anni di impegno quotidiano nella difesa della Costituzione i partigiani sono ancora qui a ricordarci quale bene prezioso sia la libertà. A insegnarci il rispetto delle Istituzioni repubblicane, andando in Parlamento, dove la Presidente Boldrini ha usato per loro queste bellissime parole: “Non siete ospiti ma padroni di casa.” Sì, perché è merito della lotta di liberazione se abbiamo avuto una nuova Costituzione e un sistema democratico per la prima volta in Italia.

Il rispetto delle Istituzioni non è la mancanza di spirito critico di fronte ai problemi o l’astensione dalla costante lotta per i diritti del lavoro, e i diritti sociali e civili; ma la consapevolezza che le lotte sociali non devono mai scardinare i processi e il sistema democratico, proprio per non ricadere nelle tragedie dei populismi, dei fascismi, e dei totalitarismi.
Anche se il Vento del Nord che spirava forte nel 1945 si è intiepidito nei Palazzi romani, anche se spesso le classi dirigenti democratiche dopo il boom economico degli anni 60 e il benessere crescenti degli anni 70 e 80 hanno conosciuto il degrado della corruzione, del clientelismo, e di uno spregiudicato carrierismo personale, a 70 anni dalla Liberazione, grazie ai partigiani, all’ANPI, alle cittadine e ai cittadini democratici il #25Aprile non ha perso la sua ragion d’essere. Anzi proprio in questo settantesimo c’è un passaggio di testimone fondamentale alle nuove generazioni. Toccherà sempre più ai giovani garantire la difesa dei valori della Resistenza e l’evoluzione democratica della nostra società.
Dobbiamo ringraziare i partigiani e i giovani sostenitori dell’ANPI, perché hanno raccontato e ripetuto all’infinito le tante piccole grandi storie della Resistenza: infatti come ci ha insegnato lo scrittore cileno naturalizzato francese Luis Sepulveda: “Raconter c’est résister” “Narrare è resistere”.
E non stanchiamoci noi di ripetere quelle storie, non commettiamo l’errore per pigrizia o superficialità di non raccontarle ai nostri figli. Non cediamo alla tentazione del disimpegno, alle prese di distanza eccessivamente radicali da una democrazia non bella, non soddisfacente, che discrimina i poveri, i deboli, chi ha sensibilità diverse. Piuttosto diamoci da fare per migliorala la democrazia e non per affossarla.
Questo il senso dell’appello dell’ANPI della Valle d’Aosta a partecipare attivamente alle elezioni amministrative. Non un appello a votare questo o quello: ma ad essere cittadini coscienti che la democrazia è un bene collettivo, che appartiene ad ognuno di noi, che non ammette il menefreghismo, il qualunquismo, il disfattismo ma chiede partecipazione attiva, impegno, consapevolezza, dialogo, confronto e anche scontro tra posizioni diverse sempre nel rispetto reciproco per trovare le soluzioni ai problemi, per costruire il futuro delle nostre piccole comunità alpine, nel rispetto delle regole che ci siamo dati.
A coloro che insistono nel dire che la Resistenza è stata tradita o è incompiuta replico con le parole di Norberto Bobbio: “Non c’è che un modo per realizzare la Resistenza: ed è quello di continuare a resistere”. Resistere e ancora resistere.
E noi siamo qui per ribadire:

Antifascisti Sempre!

  

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