Legge elettorale: occorre superare le contraddizioni a Roma e ad Aosta

Premessa per interpretare una riflessione:
i cittadini non devono essere espropriati della democrazia da quei gruppi dirigenti che, incapaci di gestire la durissima crisi economica, pensano a salvare se stessi con norme elettorali.

Dunque a Roma non si favorisce il collegio uninominale né la quota proporzionale con preferenza che consente al cittadino di scegliere “direttamente” il parlamentare (inutile discutere di “correttivi” a sistemi imperfetti, se la sostanza è non far scegliere direttamente i cittadini).
Tra un “porcellum” cucinato dall’oste Calderoli (in passato) e un patto del Nazareno 2.0 (oggi) continua a dominare il principio delle liste bloccate per la maggior parte dei parlamentari, e quindi si attribuisce al Segretario del partito/Leader unico/che può essere Presidente del Consiglio dei Ministri, (ieri Berlusconi e oggi Renzi, cariche che cumulate troppo a lungo favoriscono derive populiste/totalitarie), il privilegio di “nominare” in Parlamento i propri fedelissimi.
Se i listini bloccati vengono poi infarciti di fritto misto delle “primarie” in cui accordi strani anche con altri partiti squalificano la partecipazione spontanea, la sostanza non può che peggiorare: il cittadino (ed anche il militante di partito) è trattato come una comparsa del teatro decadente della democrazia italiana.
Il centrosinistra ha il dovere di fare bene e non arrendersi a facili compromessi!

E in Valle d’Aosta?

Positivo da noi che per qualche settimana ci sia stato un gruppo di lavoro sulla legge elettorale dei Comuni aperto a tutti i gruppi consiliari regionali, e non il solito testo “blindato” dell’UV, stilato in Avenue des Maquisards (ironia dei nomi…).

E pure, questo lavoro non può stare confinato in una stanza… e non può essere frutto di un dibattito di pochi a tavolino… Il confronto pubblico è imprescindibile…

Le proposte del Pd-SinistraVdA sono state presentate sotto forma di piccole leggi che emendano la legge elettorale vigente e sono state successivamente integrate, con ulteriori proposte, frutto di contributi e riflessioni del Pd e delle altre forze di sinistra e civiche che sostengono il gruppo, al tavolo con il Presidente della Regione e gli altri gruppi consiliari (assente M5S …)
Preciso che a sinistra il dibattito interno non è chiuso e terrà conto dello sviluppo della discussione…

Cosa chiediamo:
1. Elezione diretta del solo sindaco! Che completerebbe la legge di riforma degli Enti locali che ha attribuito al Sindaco la funzione di rappresentanza nelle Unités de Communes.
Sì alla possibilità del cittadino di scegliere direttamente il sindaco come avviene in tutta Italia e nelle Regioni Autonome a Statuto speciale.
No, assolutamente, al listino bloccato con il vicesindaco (procedura anticostituzionale): il vicesindaco deve conquistarsi le preferenze come gli altri consiglieri comunali. Inoltre il vicesindaco e il sindaco in questo modo violano la norma sul limite dei mandati.

2. Riduzione e proporzionalità del premio di maggioranza alla lista con il maggior numero di consensi: chi vince per un voto o una manciata di voti non può prendersi tutto il Consiglio comunale.
Si, al sistema maggioritario: la lista che vince deve poter governare.
No, ad un premio di maggioranza disgiunto dal rispetto della proporzionalità decisa con il voto degli elettori.

3. Possibilità di concorrere con liste apparentate o liste “corte” a sostenere un candidato sindaco (emerge anche l’esigenza di ridurre sensibilmente il numero dei sottoscrittori delle liste), per favorire la partecipazione plurale. Il pluralismo è una ricchezza imprescindibile della democrazia e deve affiancare la governabilità e non essere completamente subordinato ad essa.

4. Nel voto di preferenza (le 3 attuali previste dalla legge regionale, come nelle elezioni europee) deve esserci l’obbligo di indicare una preferenza di genere.

5. Anche nei Comuni, come per la legge regionale vigente, deve esserci nella formazione delle liste la quota di genere (la percentuale può essere adattata alle dimensioni dei Comuni).

6. Occorre introdurre in tutti i Comuni, come già si fa nel Comune di Aosta, l’obbligo della rappresentanza di genere nella Giunta, legge già vigente in Italia (la percentuale può essere adattata alle dimensioni dei Comuni).

Cosa condividiamo delle proposte degli altri:
1. Tetto di spesa alle Giunte comunali senza indicare numero Assessori (noi lo estenderemmo anche alla Giunta regionale questo principio).
2. Possibilità di individuare per i piccoli Comuni con meno di 300 (o 500) abitanti un diverso sistema elettorale, che sia chiaro agli elettori e ai cittadini.

Cosa non ci convince per il momento delle proposte degli altri:
1. Riduzione del numero dei consiglieri comunali (che non costano e fanno volontariato politico) Che senso ha disperdere un patrimonio civico e un movente fondamentale della partecipazione democratica? Siamo contrari a un’evoluzione del nostro sistema verso una piccola aristocrazia o oligarchia di notabili come nell’Ottocento.
2. Una rappresentatività non equilibrata che premia solo i piccoli Comuni: ci sono Comuni in Valle che hanno 1 consigliere ogni 10 abitanti mentre ad Aosta ogni consigliere rappresenta più di 1000 abitanti. Occorre riequilibrare le proporzioni.
3. Un intreccio di diversi sistemi elettorali che vada al di là di un modello che preveda solo eccezioni per i piccoli Comuni, e che renderebbe difficile per l’elettore/cittadino conoscere il sistema elettorale del proprio Comune.

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