#25aprile #bellaciao Discorso ufficiale

Care partigiane, cari partigiani,
Staffette,
Autorità civili, militari e religiose
Cittadine e cittadini
Chers amis valdôtains

Il 25 aprile si celebra nelle piazze! Percorrendo le strade e sventolando bandiere! Come 69 anni fa la libertà si esprime simbolicamente con i cittadini che riprendono possesso del cuore delle città, degli spazi pubblici, come avvenne per Milano e Torino (Aosta sarà liberata il 28 aprile). La dittatura finisce e si apre la strada al governo del popolo: la democrazia!

E vedere ancora oggi dei coraggiosi partigiani che sfidano il peso e gli acciacchi dell’età per essere in piazza a testimoniare con la loro presenza riempie il cuore di commozione e di ammirazione.

Donne e uomini che non si sono battuti solo nei due anni terribili e tragici della guerra e della violenza: alcuni di loro dopo aver imbracciato un fucile nell’autunno del 1943 si stanno battendo da 71 anni per la democrazia e la libertà. Altri purtroppo non sono più tra noi perché cominciarono sin dal 1925 a lottare contro il fascismo! E tanti, troppi caddero nel fiore degli anni!

I valori che sbocciarono e maturarono nella lotta di liberazione dal nazifascismo hanno promosso tante conquiste politiche e sociali ma sono stati spesso oggetto di attacchi e tentativi di revisione anche in questi 69 anni di democrazia e libertà.
E non bisogna mai abbassare la guardia.

Per questo l’ANPI oggi è presente in tante piazze d’Italia per coinvolgere tanti cittadini e soprattutto i giovani ad aderire ufficialmente all’associazione, al fine di continuare a tener ben alto il vessillo della libertà, e come recita lo Statuto del 1944 “Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo.”

Dunque L’ANPI è sempre attenta alle riforme Costituzionali e per noi valdostani, si impone vigilanza massima sulla riforma del Titolo V che rischia di compromettere il fragile percorso del federalismo e indebolire o intaccare la nostra Autonomia speciale conquistata proprio con la lotta di liberazione. Lo dico con chiarezza qui oggi: “la nostra Autonomia non è un valore negoziabile.”

E con la libertà i partigiani permisero anche l’affermazione di valori come la solidarietà e l’equità. La crisi economica drammatica che stiamo vivendo mette a dura prova tutta la nostra società.
La crescita esponenziale della disoccupazione, in particolare quella giovanile, la chiusura delle piccole attività commerciali e artigianali o industriali, condanna molte famiglie in una condizione di impoverimento o di povertà vera e propria. Diventa sempre più difficile reperire le risorse necessarie per mantenere il nostro welfare, garantendo assistenza agli anziani e asili nido per i più piccoli. Vanno dunque contrastati i privilegi e sprechi; e tutti devono concorrere in maniera equa e proporzionale al reddito al risanamento dei conti pubblici.
Servono dunque più equità e solidarietà; senza le quali vengono quindi messi in discussione diritti fondamentali conquistati grazie alle lotte sociali che si ispirarono ai valori della resistenza: diritto alla salute, diritto allo studio, diritto al lavoro e diritti del lavoro.

Questi diritti sono fondamentali perché un cittadino sia veramente libero: i nostri giovani senza lavoro sono privati della loro identità, del bene più prezioso per una donna e un uomo: la possibilità di costruire un progetto di vita, di coltivare una speranza, l’opportunità di sognare il futuro.
Senza diritto allo studio non c’è libertà per i nostri giovani: gli è negata la mobilità sociale e soprattutto la possibilità di accedere per tutti, senza distinzione fra ricchi e poveri, liberamente al sapere, alla conoscenza degli “infinti mondi”. Quindi libertà ed equità sono facce di una stessa medaglia: senza l’una non può esserci neppure l’altra!

Ma i valori non piovono dal cielo. Sono frutto di un’educazione famigliare e sociale e soprattutto si imparano a scuola.
Un plauso va quindi alle maestre e a tutta l’Istituzione Evançon 2 per l’attenzione che dedicano da anni e in modo continuativo a questa ricorrenza e per il lavoro quotidiano sui valori promossi dalla Resistenza che favorisce la formazione dei nuovi cittadini e delle nuove generazioni.

Pietro Ingrao, già Presidente della Camera dei deputati, ha dichiarato: “Ricordare dunque. Ma anche insegnare a scuola. I miei nipoti devono sapere cosa fu quel tempo, le atrocità e le speranze degli italiani che si batterono per la libertà. Indicherei un libro da leggere: le lettere dei condannati a morte della Resistenza. Giovani che i nazisti decisero di uccidere. Prima di morire scrissero i loro ultimi pensieri. E ognuno di essi si concludeva con una speranza: “verrà un giorno…”.
È infatti venuto il giorno della libertà.”

Viva la LIBERTA’!
Antifascisti Sempre!

Verrès, 25 aprile 2014
Nel 69esimo anniversario della Liberazione

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