Equità, Lavoro e Sviluppo ecosostenibile: la nostra nuova Europa!

La volata per le elezioni europee è stata lanciata. Noi del Partito democratico ci eravamo preparati invitando ad Aosta il Parlamentare europeo Sergio Cofferati eletto nella nostra circoscrizione. Lo abbiamo fatto come sempre partendo da un contenuto preciso: il lavoro e la lotta alla disoccupazione e in particolare quella giovanile che in Valle d’Aosta ha superato il 20% ed è diventata un serio problema sociale. Solo politiche di sviluppo ecosostenibile, contro il rigore esasperato della finanza pubblica che ha dominato in Europa, possono farci uscire dalla crisi.
Ma l’attenzione di buona parte dei media dell’informazione ha snobbato l’evento e ha preferito occuparsi della “vecchia politica” che non parla dei problemi dei cittadini ma che si preoccupa quasi esclusivamente delle alleanze fra partiti e della gestione delle poltrone.
Così, visto che il Congresso dell’UV non presentava sorprese, la notizia è stata una proposta choc dell’Alpe in quella sede per dar vita a un grande cartello elettorale finalizzato a eleggere un valdostano a Bruxelles. Lo stesso Presidente della Regione ha ritenuto opportuno reagire subito premettendo che ci sono forze politiche antieuropeiste e forze politiche che invece che guardano con fiducia all’UE, e che l’UV si colloca nel campo degli europeisti, stante anche la necessità di recuperare importanti finanziamenti europei in questa fase di crisi economica. Quindi alleanza di molti ma non proprio di tutti.
A queste considerazioni ritengo opportuno aggiungerne altre emerse nell’incontro con Cofferati. Le scelte fatte a livello europeo incideranno sempre più pesantemente sui territori, compresi quelli di montagna, e sulle piccole regioni come la Valle d’Aosta e quindi la scelta di campo diventa fondamentale. Il parlamentare valdostano dunque non dovrà solo occuparsi di indirizzare risorse verso la Valle d’Aosta ma dovrà insieme ad altri parlamentari della montagna lavorare attivamente per promuovere una legislazione che favorisca o non penalizzi la specificità dei territori di montagna e recuperi risorse per il loro sviluppo ecosostenibile. Un lavoro di squadra quindi perché un parlamentare europeo solo soletto può fare poco e anche meno.
Quindi il campo degli schieramenti non si disegna solo in Valle d’Aosta: magari in funzione delle comunali di Aosta come avvenne nel 2009 fra UV-SA e PDL, dimenticando che le politiche di destra hanno penalizzato il lavoro e lo sviluppo equilibrato di tutti i territori.
In Europa, escludendo le forze antieuropeiste, esistono due grandi campi quello dei popolari e quello dei socialisti. Ferma restando l’autonomia di ogni forza all’interno di questi campi e l’autonomia di ogni singolo parlamentare, i cittadini devono sapere quale sia l’orientamento generale e i valori di riferimento dello schieramento e del candidato che avrà il dovere di rappresentarli. Anche nel Pd nazionale è in corso un dibattito complesso su questo tema; ma proprio per questo esso è ineludibile anche in Valle d’Aosta, rivendicando la nostra autonomia. Non vogliamo ridurre un dibattito così importante a una mera questione numerica. L’astensione dal voto dei cittadini nasce proprio da un vuoto di qualità della politica. Non è sommando forze politiche che non condividono un progetto comune che si sommano i voti degli elettori.
Occorre quindi lavorare a un progetto politico chiaro e intorno a quello costruire delle alleanze e trovare candidati che esprimano con passione e competenza le istanze corali. Troppo spesso il Parlamento europeo è stato il parcheggio dei dinosauri o dei trombati, con danni enormi per i cittadini italiani e valdostani che non sono stati degnamente rappresentati.
Alleanze vere e durature per una nuova Europa, più equa e più solidale di quella della Merkel; non accordi o larghe intese per superare una difficile campagna elettorale.
Per il bene comune siamo pronti a lavorare con altre forze politiche a partire da quelle che hanno sostenuto e sostengono lealmente fino ad oggi il gruppo regionale PdSinistraVdA; ma senza abdicare ai valori e alle scelte per un’Unione europea meno liberista e più attenta a equità, solidarietà, lavoro e sviluppo ecosostenibile.

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