Il governo del cambiamento è una speranza: nessun ribaltone!

Una risposta all’opinione di Enrico Martinet (nella foto riporto l’articolo di domenica 4 agosto 2013)

Due premesse per chiarire la natura della mia risposta: il parere espresso da Martinet su La Stampa di Aosta per la sua autorevolezza non può essere lasciato cadere nel vuoto; la mia “contro opinione” non ha nulla a che vedere con la mia “crociata” contro la concertazione dell’informazione valdostana nelle mani di pochi, con inevitabile riduzione della libertà (ma è un’altra storia; ci tornerò su ancora nonostante sappia di pagare un prezzo alto per avere il coraggio di denunciare!)

Intanto Martinet comincia con un titolo: il ribaltone non può cambiare la maggioranza, che al di là della contraddizione intrinseca non rappresenta la realtà. Ribaltone esprime un’ingiustizia: chi ha vinto le elezioni, dopo la formazione di un governo, viene messo con una manovra parlamentare in minoranza dai suoi stessi alleati.
Nel 2013 dalle urne è invece uscito un clamoroso pareggio, con un ballottaggio sfiorato per 200 voti: ma senza contare i voti del M5S che correva come il PDL da solo.
Tenuto conto che tra Uvp, Alpe, Pd-SinistraVda e M5S c’è stata una fase di condivisione di parti del programma elettorale, la nuova coalizione che di fatto si è costituita ha la maggioranza dei voti dei valdostani: senza averne i seggi!

Martinet fa capire che solo nuove elezioni possono sancire questo dato che però è ineccepibile. Per quanto mi riguarda a scanso di equivoci sono pronto ad andare ad elezioni domani mattina: il Pd-SinistraVda non ha che da guadagnarci e così tutta la nuova coalizione! Se una preoccupazione l’abbiamo è per le imprese, gli artigiani, gli albergatori, gli agricoltori, i precari e i disoccupati che hanno bisogno di risposte concrete subito e non di scaramucce politiche. Per questo serve un governo forte e non un governo che va a “bagno” a ogni spiffero di vento o per appagare appetiti privati di qualcuno. Serve un governo che abbia una linea politica e non la linea della spartizione: una poltrona a te e una a me!

Ma prima di arrivare alle conclusioni due passaggi che non mi sono piaciuti: un collegamento e un’omissione.

Il collegamento “implicito” ma ancor più sottilmente evocativo fra il nostro modo di fare e il signor Milanesio. Se c’è qualcuno che ha a che fare con Milanesio questo è il Presidente Rollandin che con lui si è inventato Giordano sindaco di Aosta con PDL in giunta e l’Amministrazione della Nuova Università Valdostana.
Niente in comune abbiamo noi con Milanesio anche solo per la trasparenza con cui la minoranza conduce la sua azione.

L’omissione: grave! Nel 2010 Rollandin, in affanno perché sotto il tiro dei franchi tiratori e dell’opposizione di Alpe e Pd che si va facendo coesa sui contenuti e si salda coi movimenti, apre al PDL e lo porta in maggioranza anche in Regione. Stando a quanto dice Martinet fa un ribaltone perché cambia la maggioranza uscita dalle urne come prevede la legge del 2007. Purtroppo solo io allora chiesi le elezioni anticipate per fare chiarezza. Stava forse bene a tutti rinsaldare quella maggioranza sbilenca per continuare a spartirsi la torta del potere? A dimostrazione che quello era un ribaltone alle elezioni 2013 Rollandin scarica il PDL per non perdere tutti i voti autonomisti. Quindi la storia dei ribaltoni vede protagonisti prima Milanesio nel 1990 e poi lo stesso Rollandin nel 2010 con l’aiuto “esterno” di Milanesio.

Le conclusioni: per Martinet è la maggioranza UV-SA che è l’unica titolata a governare! Ma mi dispiace che non spieghi ai valdostani che la legge elettorale della Valle d’Aosta non è una legge maggioritaria con elezione diretta del Presidente della Regione, come nelle altre regioni d’Italia e per le elezioni dei sindaci. La nostra legge è sostanzialmente un sistema proporzionale con correzione maggioritaria: un pasticcio nostrano fatto in fretta e furia sotto la pressione dei referendum del 2007. Esiste poi nel nostro ordinamento regionale la norma della sfiducia costruttiva che si basa sul voto dei singoli Consiglieri e non si richiama più al programma elettorale. Programma elettorale di coalizione che misteriosamente sparisce in Valle d’Aosta dopo le elezioni, data l’ambiguità della legge regionale che è un vero e proprio Porcellum valdostano.

Spero che da questo dibattito nasca l’esigenza di rivedere la legge elettorale che può causare ingovernabilità e il rispetto per la legittima iniziativa di Uvp, Alpe, Pd-SinistraVdA, M5S di cercare, in modo trasparente e secondo le norme vigenti, i numeri in Consiglio regionale per dare ai valdostani un governo del Cambiamento, che risponda con energie nuove e vigore alle emergenze di sviluppo sostenibile, di lavoro e di crisi sociale.

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