25 aprile 2013: Antifascisti Sempre!

DISCORSO UFFICIALE Verrès, 25 aprile 2013

Nel 68esimo anniversario della Liberazione

Care partigiane, cari partigiani,
Staffette,
Autorità civili, militari e religiose
Cittadine e cittadini
Chers amis valdôtains

Che bello ritrovarsi in piazza! Pubblicamente! Liberamente!
E’ questo il senso profondo del 25 aprile! Una grande festa di popolo e di piazza!

Non solo quando ci sono scadenze elettorali; ma ogni anno perché questa è la vera festa degli italiani, degli italiani tutti che hanno riconquistato con coraggio, con eroismo, con il martirio la libertà!
Come ha scritto ieri Gramellini: “Grazie partigiani!”
La dobbiamo a voi, a voi soltanto la Libertà!

E non l’avete riconquistata per pochi di voi; o per un partito o per una parte soltanto del paese. Anche nel più umile dei partigiani la parola Libertà suonava come un Bene comune, aveva il nome di tutti, era per tutti.

La Costituzione italiana che sgorga dalla sorgente viva della Resistenza e della lotta di Liberazione dal nazifascismo recita all’Art.3:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non ho mai letto un testo più bello, una poesia più sublime di quella che, grazie alla Liberazione dal nazifascismo, è stata scritta in questo articolo della Costituzione.

Ma allora perché ancora tante discussioni sul 25 aprile. E il tentativo di trovare una festa più simbolica per l’unità del Paese.
Manca una memoria condivisa.
Ci si sofferma su singoli episodi di violenza che hanno macchiato anche le file partigiane. E su cui non bisogna proprio nascondere nulla. Perché la storia non si può cambiare.
E neppure si può reinterpretare all’infinito.

La dittatura feroce di Mussolini, l’abominevole politica razziale e di sterminio di Hitler e dello Stato nazista, che ci condussero all’infamia delle leggi razziali, non si possono reintepretare come sfaccettature di regimi che agirono in contesti bellici. La violenza e l’oppressione sono l’unica faccia dei regimi totalitari: ieri come oggi. Le violenze cominciarono ben prima della guerra e la guerra non fu che lo sbocco naturale della folle organizzazione militare e fascista dello stato.

E voglio leggere qui sulla pubblica piazza brani di documenti che leggevo ai miei alunni a scuola!
Perché la verità non può essere sepolta nei libri, sigillata dietro le porte chiuse delle nostre aule e biblioteche, deve risuonare nella coscienza di ognuno di noi:

Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:
«Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
Al punto 7. si legge: È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo (faccio notare la terminologia il Capo è Mussolini) il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano–nordico.
Al punto 9. Si precisa in modo esplicito: GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. … Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
E si conclude al punto 10: I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee. …. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »
Sono documenti ufficiali e pubblici del regime che svelano la sua mostruosità.

E non si diceva tanto per dire. Il REGIO DECRETO LEGGE n. 1390 del 5 Settembre 1938, denominato, PROVVEDIMENTI PER LA DIFESA DELLA RAZZA NELLA SCUOLA, decreta:

Articolo 1.
All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, nè al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.

Articolo 2.
Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Articolo 3.
A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio della libera docenza.

Nel 1938 non c’era nessuna guerra mondiale! Ma il regime continuava sulla strada che nel 1924 lo avevo portato a sopprimere in modo brutale e vigliacco l’on. Giacomo Matteotti!

Queste vicende non possono essere relegate nei libri di scuola. Esse sono la base su cui costruire la memoria condivisa.
Se oggi possiamo dirci uomini di destra o uomini di sinistra; se possiamo confrontarci e scontrarci nei talk show, tra Progressisti e Conservatori, questo lo dobbiamo tutti alla Liberazione.

La pietà che si deve a tutti i caduti in guerra e nella più feroce delle guerre, quella civile, combattuta anche tra uomini e donne che un tempo erano amici, colleghi di lavoro, vicini di casa; la pietà per i caduti dicevo non cambio il fermo giudizio storico. La democrazia vinse sulla dittatura. E oggi è festa per tutti e soprattutto per le nuove generazioni che da qui devono partire per costruire il loro futuro!

Che gioia dunque vedere l’emozione dei partigiani, delle famiglie, degli insegnanti, della dirigente scolastica, pochi giorni fa durante l’intitolazione al partigiano Emile Lexert dell’Istituzione scolastica di Aosta 4, mentre i bambini cantavano in coro “Bella ciao!”

Che bello vedere la mostra dei disegni e dei cartelloni delle scuole dell’Infanzia e primaria dell’Istituzione Evancon 2 esposti a Montjovet.

Sono le scuole, vittime anch’esse del regime e della guerra, da cui con forza si afferma la memoria condivisa della nostra aspirazione alla democrazia e alla Libertà e alla PACE!

E un grazie sentito va all’ANPI, e in particolare all’ANPI regionale, per come sta operando con una grande apertura ai giovani e ad un loro coinvolgimento nella costruzione di una memoria non solo commemorativa ma di una vera e propria memoria attiva, pronta a sostenere l’azione nel presente per attuare i valori dei tanti martiri della Resistenza valdostana!

E noi valdostani dobbiamo avere veramente a cuore questo giorno perché la Liberazione, che ricordiamo avvenne qui con qualche giorno di ritardo rispetto alle data simbolo di Torino e Milano, non solo ci ha consentito di recuperare la democrazia ma con la democrazia ci ha permesso di ottenere l’Autonomia speciale.
Frutto certo, l’Autonomia, di un’antica cultura e di un’organizzazione politica-istituzionale le cui origini risalgono al lontano medioevo. Il fascismo aveva cercato di cancellarne ogni traccia, anche attraverso l’italianizzazione forzata; vanamente perché proprio con la Liberazione assistiamo “à son véritable épanouissement”, una fioritura dell’Autonomia che noi oggi abbiamo il dovere di coltivare!
Il connubio fra 25 aprile e Autonomia per noi valdostani è imprescindibile!

La Resistenza e la Liberazione non devono essere usate per dividere, devono unire e non spaccare il paese e la nostra Valle; ma l’unità si costruisce attraverso il recupero di una memoria condivisa nel rispetto della storia e dei valori fondanti la democrazia.

Siano monito per tutti noi le profetiche parole di Matteotti:
Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai!

Viva la LIBERTA’!
Antifascisti Sempre!

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