Cambiamento o Conservazione

Le dimissioni dei vertici del PD, del Segretario Bersani e della Presidente Bindi, sono un fatto grave. In un momento di crisi economica gravissima: disoccupazione giovanile altissima, lavoratori cassintegrati, esodati, precari in sempre maggiore difficoltà, imprese che chiudono ogni giorno, artigiani con l’acqua alla gola, famiglie ridotte in povertà, pensionati che non arrivano a fine mese; un partito nato per rispondere in primis al mondo del lavoro e alle esigenze di giustizia sociale deve dare risposte forti nella direzione del Cambiamento.

Le elezioni del Presidente della Repubblica invece dimostrano che anche nel PD qualcuno per interesse di parte immagina si possa tirare a campare. Vivacchiare qualche anno in Parlamento. E sbaglia. Fa un danno gravissimo a tutto il paese.

Certo esiste la destra, esistono i Montiani e la voglia di garantire gli interessi di banche, grandi imprenditori, e una visione individualistica della società. Questa è la Conservazione e fa la sua parte. Ha un capo che si chiama Berlusconi e per lui persone colte e istruite in Parlamento votano che Ruby è la nipote di Mubarak. Ma nessuno si scandalizza in quel fronte: la difesa dei loro interessi, dei loro portafogli e della loro idea di società prevale sulla logica. E il culto del capo fa il resto. Si sono ricompattati e giocano la loro partita come è normale in democrazia. Anche se non è democratico che il loro leader abbia spesso violato un’infinità di norme da renderlo impresentabile.

Alla conservazione bisognava rispondere con una proposta forte di Cambiamento. Già le urne hanno dato un segnale di sfiducia, premiando il M5S, come portatore del nuovo, nonostante i limiti e la contraddittorietà del movimento.

Ma ai cittadini e ai militanti della sinistra serviva ora un percorso chiaro. Assicurare che non c’era nessuna disponibilità a governare, dopo il disastro di Monti con Berlusconi. Un NO secco al governissimo. E infatti le aperture al M5S avevano messo in difficoltà Grillo e rasserenato i nostri elettori.
La candidatura di Marini e il voto di Prodi hanno fatto invece trapelare che più di un esponente nazionale del PD su quel fronte tentenna. E questo è inaccettabile. Se nel Pd c’è qualcuno che aspira a governissimi, allora bisogna tornare a votare e chiedere ai cittadini cosa ne pensano. I nostri Parlamentari sono stati eletti per correggere i disastri di Monti ed essere alternativi a Berlusconi.

La crisi non passerà domani mattina. Serve un governo. Ma il governo di Cambiamento chiede tagli veri ai costi della politica, sacrifici distribuiti in modo equo e offre prospettive di lavoro per salvare beni preziosi come la scuola pubblica, che vuol dire pari opportunità per i giovani, la sanità pubblica che vuol dire una chance di vita decente anche ai più poveri, l’ambiente come elemento chiave di uno sviluppo ecosostenibile in tutti i settori: industriale, turistico e nell’agricoltura.

Se invece si sceglie la strada della conservazione allora si riaffermeranno i privilegi di pochi sugli interessi dei molti. E noi lì non ci dobbiamo stare.

In Valle d’Aosta ho sostenuto, insieme a tanti altri, un progetto politico di unità di tutte le forze della sinistra, perché davanti agli elettori non si tentenna: noi qui ad Aosta siamo per il Cambiamento!

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One thought on “Cambiamento o Conservazione

  1. Mettiamoci nei panni di Bersani. Lui era stato incaricato di fare un governo, l’Italia ha assoluto bisogno di un governo, la strunzata dei grillini che il Parlamento potrebbe lavorare anche senza un governo dimostra la loro pochezza politica e anche intellettuale. Tu sei Bersani e a questo punto, per assolvere alle promesse fatte in campagna elettorale (mai con Berlusconi) ti rivolgi ai grillini che, come primo impatto, ti prendono per il culo con le parole della loro intelligente capogruppo Lombardi, e rispondo “con te mai”. Bersani ha assorbito, io con il mio carattere li avrei mandati aff….immediatamente. I grillini parlano a Napolitano che chiede loro “che volete, che suggerite?” risposta pentastelluta “il governo a noi”, e Napolitano “ah si, e chi sarebbe il vostro premier?” risposta “vedremo”.

    Ora, a parte la scemenza di chiedere il governo con la minoranza assoluta dei rappresentanti, anche le risposte a Napolitano sembrano prese per il culo. A questo punto Napolitano chiama Bersani e gli dice “guagliò, mi dici che vuoi fare? Il governo con chillillà di Grillo non puoi farlo, che facimmo allora, andiamo a votare che non si può perché io non posso sciogliere le camere? Che fai?” risposta di Bersani, timida “un governo di minoranza?” E Napolitano” ma quale minoranza, adesso c’è l’elezione del mio successore, parla con Berlusconi, proponigli un nome condivisibile e poi vedete se magari riuscite a mettere in piedi un governo per fare quelle cinque leggi che assolutamente servono per andare avanti, e poi si va a votare. Tu sei sempre Bersani e dimmi: adesso che fai? Tu che avresti fatto? Sciogliere le camere e rivotare non si può, tutta l’Italia chiedeva un governo e tu Bersani, che fai? Vai al mare?

    Io indico Grillo come colpevole assoluto di questa situazione: avrebbe potuto accettare di aiutare Bersani per il governo e lo avesse fatto lo avrebbe tenuto per le corna. Avrebbe poturo aiutare a votare Prodi e avrebbe tenuto Bersani sempre per le corna. E invece? Eccoci qua: lui nelle piazze a spargere il suo solito populismo, a voler fare le marce su Roma e noi a chiederci dove andrà l’Italia.
    Spero che un governo Pd-Pdl tenuto insieme con lo sputo da un Napolitano responsabile, che li tiene per le corna, faccia quelle cinque leggi che servono assolutamente, del resto non le facessero Napolitano ora potrebbe sciogliere le camere: si vedrà.

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