Pausa caffè della domenica con Marc Augé

Questo cambiamento è soprattutto economico e, di conseguenza, tecnologico (le innovazioni tecnologiche creano nuovi beni di consumo che, a loro volta, esigono nuove forme di organizzazione del lavoro). Il capitalismo è riuscito a creare un mercato che ha la stessa estensione della terra. Le grandi aziende sfuggono alla logica dell’interesse nazionale. La logica finanziaria impone agli Stati le sue regole. E, all’improvviso, questa dominazione è diventata così evidente da essere inappellabile, salvo il clamore delle manifestazioni di protesta che l’accompagnano senza produrre il minimo cambiamento. La lotta di classe c’è stata, ma la classe operaia la persa. L’internazionale trionfa, ma è capitalista. Certo, il sistema conosce le sue crisi, ma nessuno si azzarderebbe sostenere che esse siano il segno di contraddizioni foriere di avvenire.

Il pianeta si urbanizza, si attrezza, si riorganizza e, parallelamente, il paesaggio urbano si trasforma in maniera radicale. […]

Il corpo si attrezza: lo si droga, lo si dopa in maniera sempre più efficace. Presto inizieremo ad aumentare le nostre performance, grazie alle nanotecnologie, e i microprocessori diventeranno l’espressione suprema del trapianto elettronico. […]

È un cambiamento ecologico sociale.
Le paure suscitate dalla globalizzazione, intesa come fine della storia, fanno coppia con i timori ecologici. In nome degli imperativi dello sviluppo e della crescita, trattiamo male il pianeta e lo strato di ozono. Ma non è tutto: in questa logica dello sviluppo, ciò che aumenta è lo scarto tra i più ricchi dei ricchi e i più poveri dei poveri, tra i più istruiti e più analfabeti.

In questa direzione, si delinea fin da ora l’apparizione di un’oligarchia globale transnazionale e di una società planetaria non egualitaria, il cui motore sarà il consumo degli strati intermedi; lascerà da parte una massa di esclusi (anche “esclusione” è una parola che, in questi ultimi anni, ha conosciuto una nuova fortuna), assistiti e gestiti alla meno peggio da istituzioni specializzate che, ben che vada, conserveranno in una posizione prossima alla soglia di povertà.

Oggi, la paura di cadere dalla parte degli esclusi è molto diffusa e alimenta l’angoscia nei confronti del futuro immediato.

Marc Augé, FUTURO, Bollati Boringhieri, Torini, 2012

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