Pausa caffè letteraria della domenica con Intervista sull’intellettuale di Eugenio Garin 1997

Credo che l’uomo di cultura, il filosofo, il letterato, lo scienziato, per assolvere pienamente la propria funzione non possa non prendere parte alla vita civile del proprio tempo. Se non lo fa, è come mutilato. E io che ho purtroppo vissuto gli anni più belli della mia vita sotto il fascismo, ho sentito allora come una grande menomazione non poter partecipare, con totale libertà di giudizio e di azione, alle vicende italiane.
[…]
Dello scarso peso effettivo della cultura oggi, del poco impegno della politica ad ascoltarne sul serio la voce, anche si è detto, senza illusioni, ben sapendo che, invece, proprio l’incidenza del sapere scientifico e delle sue applicazioni tecniche incalza quella consapevolezza storica, quella riflessione morale e quella educazione umana che, nella pace perpetua di una società giusta, uno dei più grandi spiriti di tutti i tempi (Kant), quasi esattamente due secoli fa, chiedeva con forza.

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