Commemorazione delle Vittime della strage del 18 luglio 1944 a Nus

Cari partigiani, care staffette,
Autorità presenti,
Cittadine e cittadini,

ogni volta che ci troviamo davanti a un monumento, a una lapide che commemora le vittime del nazifascismo mi tornano in mente le domande che molti, ripetutamente, in questi anni, mi hanno posto.
Ma non ti senti, non vi sentite dei nostalgici? Che senso ha oggi manifestare davanti a un monumento che commemora le vittime del nazifascismo? Non è acqua passata? Non è forse più forte portare nel cuore questo ricordo? E seppellire una volta per tutte gli odi e le violenze del passato?
Ripercorrendo all’indietro le domande che meritano puntuale risposta, mi servo delle parole di Michele Serra su Casapound: “Confesso di esserci quasi cascato – dice Serra – anni addietro. L’idea di una destra che studia, e intitola a un poeta grandissimo e scellerato le proprie insegne, mi era sembrata una buona notizia. Non riuscivo (o non volevo) metterla in relazione al mefitico clima romano degli ultimi anni, la rifascistizzazione di una città teatro di pestaggi omofobi e aggressioni di branco. Ora, grazie a Iannone, sono costretto a ricredermi. Pound, Soffici, Marinetti, Boccioni, la cultura sono solo fumo negli occhi. E’ quando gli occhi degli altri sono annebbiati che i pugni in faccia arrivano meglio al bersaglio.” Mi direte ma in Valle d’Aosta Casapound non ha mai picchiato nessuno. Vero: ma questo non significa che i pochi aderenti locali non coltivino l’ideologia fascista e dialoghino con il potere, come nel Comune di Aosta. Ci siamo cascati anche noi valdostani corpo e anima nelle mani dell’uomo della Provvidenza. E l’errore si può ripetere.
Dunque il fascismo si insinua ancora tra noi. Non c’è pacificazione se qualcuno continua a immaginare una società fascista. Ripescando una solidarietà cameratesca e di regime per inquinare il significato vero della solidarietà che è innanzitutto rispetto delle libertà, tollerante del pensiero altro e generosa verso qualunque differenza di razza, religione cultura.
E, continuando a ripercorrere a ritroso le domande iniziali, se innanzitutto dobbiamo portare nel nostro cuore il ricordo di chi si immolò per la libertà, non di meno dobbiamo pensare che le nuove generazioni devono conoscere la verità e che l’educazione è un fatto pubblico non privato. A ognuno il dovere di coltivare nei modi più opportuni nella sua sfera privata i valori che noi commemoriamo. Ma resta la necessità dell’importanza del manifestarlo pubblicamente. Non mi stupisce che un maestro di scuola elementare come Ferruccio Deval, un educatore con un alto senso civico, fosse così attento, al di là della sua particolare vicenda personale nella Resistenza a coltivare la memoria della lotta di liberazione.

E quindi arrivando alla risposta alla prima domanda: per nulla siamo nostalgici ma piuttosto sognatori. E’ un futuro migliore il nostro orizzonte. Siamo qui perché vogliamo un domani di pace e solidarietà. Vogliamo realizzare concretamente gli ideali per cui si immolarono tanti giovani vite.
Il PD vuole scavalcare l’Anpi, o altre istituzioni? No, qui erano invitati tutti quelli che volevano venire e le ragioni per esserci sono tante e valide. Non vogliamo portare la bandiera che spetta ad altri o primeggiare ma non possiamo sottrarci a quello che riteniamo un dovere.

Ora più che mai questo luogo è sacro anche alla cultura laica perché come ben ricordano gli storici Passerin d’Entrèves e Nicco qui si compì una delle più atroci rappresaglie della storia valdostana contemporanea. Dopo l’attacco a una vettura di ufficiali tedeschi da parte di una squadra della banda Lexert, nei pressi di Chambave, viene ferito a morte il tenente Willy Kroisi. Il colonnello Schmidt, che viaggiava con lui, in persona – scrive Nicco – “si reca a Torino e fa prelevare dalle carceri 11 partigiani, tra cui alcuni militari russi e slavi passati nelle file dalla Resistenza. […] Con un treno scortato dalla divisione S. Marco vengono trasportati ad Aosta.” (a testimonianza della complicità nell’eccidio dei repubblichini di Salò).
“Le matin du 18 on charge les onze sur un camion – scrive Passerin d’Entrèves – et on les transporte d’un côté à l’autre à la recherche d’un endoit approprié ; mais ce fut seulement vers sept heures du soir que la voiture stoppa à la croisée du chemin de Fénis avec la grande route d’Aoste à Ivrée. On fit descendre les otages qui furent alignés dans le pré en aval du chemin et une décharge de mitraillette les coucha foudroyés.”
“I cadaveri vengono lasciati sul luogo dell’esecuzione fin quando, dopo tre giorni, gli abitanti di Fénis li raccolgono e li portano nel loro cimitero. (Nicco)”

Il prezioso lavoro di Daniela Giovanna Jon e Marisa Alliod sui cippi, lapidi e monumenti della Resistenza pubblicato nel 2007 ha ricordato come la lapide originaria in memoria delle vittime del 18 luglio del 1944 inaugurata nel maggio del ‘46 sia poi stata rimossa agli inizi del 1960 e posta davanti al cimitero. Fu a seguito dell’intervento dei familiari e l’ANPI Valle d’Aosta che si provvide alla costruzione di un vero e proprio monumento (quello che ammiriamo ancora oggi), che sarà realizzato e inaugurato il 3 novembre 1963.

Mantenere questo monumento, averne cura significa avere cura della nostra memoria e continuare sognare un domani migliore, un futuro in cui le nuove generazioni vedano nell’autentica solidarietà che rispetta le diversità e le valorizza lo sbocco valoriale e la realizzazione piena della resistenza: esattamente il contrario del fanatismo cameratesco che ottenebra di nuovo molti giovani. Come dimostrano quotidianamente le cronache,chi ha il privilegio della libertà democratica, talvolta non ne ha coscienza (infatti in Grecia si è affermato un partito nazifascista) e chi non ha la libertà democratica, paga un caro prezzo per conquistarla (come ci ammoniscono le stragi di civili e le violenze sanguinose della Siria).
Per questo noi siamo e saremo.

ANTIFASCISTI SEMPRE!

(20 luglio 2012 NUS)

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