Caso Lavoyer- Carradore. Chiarezza o Ambiguità della maggioranza di centrodestra?

Non è intenzione del PD accanirsi nei confronti di una persona. Non siamo giustizialisti né forcaioli. Pensiamo che i Consigli regionali e comunali non siano aule di tribunale. Ma… Ma la politica ha il dovere di essere chiara e trasparente nei confronti dei cittadini.
Ecco perché mi occupo del Caso Lavoyer-Carradore e non di un altro fatto di cronaca. Perché l’architetto Lavoyer e l’assessore (al momento non si è dimessa) Carradore sono entrambi politici e per questo delle persone che hanno scelto la vita pubblica liberamente. La legge tutela la loro privacy, fino a che la sfera privata non incorra in problemi che si collegano a comportamenti non ortodossi. Siccome la Banca di Credito Cooperativo Valdostano ha avuto una sanzione da parte della Banca d’Italia che riguardava anche movimenti di denaro sui conti correnti legati a Lavoyer e Carradore è normale che l’opinione pubblica si chieda quali operazioni facevano i due assessori e se queste operazioni erano regolari. Ed è doveroso che le forze politiche diano voce agli interrogativi che sorgono spontanei nell’opinione pubblica.
La domanda che precede tutte le domande è: si tratta di una questione privata o “personale”? Come l’hanno definita il Presidente Rollandin e il Sindaco Giordano. A mio avviso no; è una questione pubblica.
I Consiglieri regionali sono tenuti a dare conto alla comunità della loro denuncia dei redditi, che viene pubblicata dalla Stampa locale. Ognuno di noi per non incorrere in ineleggibilità (Caso Lanièce) o incompatibilità deve rinunciare a svolgere determinate attività: quindi il lavoro dei Consiglieri regionali è un fatto pubblico.
Se un Consigliere non ha fatto nulla di illecito non capisco che problemi abbia a svelare come e perché movimenta il proprio danaro, tanto più se a farlo è un assessore alla Finanze, ossia uno che ha in mano le chiavi del bilancio regionale.
Ne discende che gli Assessori Lavoyer e Carradore potevano immediatamente convocare una conferenza Stampa e chiarire l’eventuale equivoco che li vede coinvolti. Invece hanno minimizzato la portata dei fatti addebitati alla BCCV, creando un grande imbarazzo nella maggioranza regionale e comunale. Le dimissioni di Lavoyer sono la riprova che in mancanza di chiarezza occorreva da parte della maggioranza di centrodestra prendere le distanze.
Tutto a posto? No, per nulla. Le dimissioni intanto nascono viziate dal tempo, circa 90 giorni, che si prende il Presidente della Giunta per gestire l’interim all’Assessorato. Lasciando anche trasparire un possibile rientro di Lavoyer. Si crea dunque un ingorgo istituzionale in un momento già delicato di crisi economica. Si trovi subito un altro assessore o come ha proposto il PD si ridistribuiscano le deleghe in Giunta senza affidare tutto al Presidente e colmando il vuoto dell’Assessore riducendo la spesa pubblica: con sette assessori siamo più che ben forniti.
E’, inoltre, un fatto gravissimo che l’assessore Carradore non si dimette. Perché? La sua posizione è forse diversa dal Lavoyer? Perché allora nulla ha chiarito fino ad oggi? Non è dunque che si mette davanti alla necessità di chiarezza, la difficoltà politica di gestire l’uscita di scena dell’assessore Carradore nella Giunta comunale di Aosta?
La politica viene ogni giorno delegittimata più dalle ambiguità, dalle zone d’ombra, che dalle scelte nette che si impongono nei momenti difficili. Ora la maggioranza di centrodestra è rimasta a metà del guado: non ha difeso l’assessore Lavoyer e tiene a galla l’assessore Carradore. Non chiedete a un cittadino di capire. Purtroppo è l’immagine di tutta la politica a subire di nuovo un duro colpo.
Il PD denuncia quindi apertamente l’incoerenza di questi comportamenti della maggioranza di centrodestra e ne prende nettamente le distanze. Siamo perché prevalga la chiarezza e la trasparenza (glasnost si diceva negli anni ottanta per mettere fine ad un regime).

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