La politica dello struzzo

Si dice che lo struzzo per timore del pericolo incombente metta la testa sotto la sabbia e rimanga immobile. Non è assolutamente vero; ma sta di fatto che gli italiani sembrano assomigliare molto alla leggenda falsa dello struzzo.
Tutto cambia intorno a noi. Dalla Cina agli Stati Uniti. Dalla Russia al Brasile. Enormi trasformazioni economiche spostano immense ricchezze planetarie, modificano usi e costumi, accelerano processi migratori. E l’Italia vuole star ferma a guardare.
Le categorie, in alcuni casi vere e proprie corporazioni medioevali, si battono strenuamente per il loro interesse (e fin qui nulla di male), senza però interrogarsi se sia a vantaggio di tutti o possa diventare dannoso per la collettività (e questo è gravissimo).
Quando mi sono avvicinato da ragazzino alla Cgil e al Partito comunista negli anni settanta, ho imparato un principio che mi porto ancora dietro, al di là delle grandi trasformazioni delle Organizzazioni sindacali e dei Partiti. Una lotta deve migliorare le condizioni economiche e sociali e di lavoro non solo del metalmeccanico o dell’insegnante ma di tutta la società. I diritti conquistati da una categoria di lavoratori dovevano essere estesi a tutti. Si facevano lotte per la scuola pubblica, per la sanità, per i trasporti, per la democrazia e la libertà di tutti.
Mi chiedo molto banalmente ma la lotta del taxista mira anche ad migliorare le condizioni di lavoro per gli altri lavoratori, per i giovani, per i precari? La lotta del camionista favorisce l’abbassamento dei prezzi delle merci? La lotta dell’agricoltore siciliano è la stessa dei viticoltori italiani (compresi i valdostani) che invadono il mondo con le loro bottiglie (certamente di vini straordinari)?
Ecco parto dall’ultima domanda: i prodotti a chilometro zero li vogliamo per tutti o solo per i prodotti come le arance che subiscono la concorrenza di Israele e Sudafrica; mentre per i vini vogliamo la liberalizzazione perché ci conviene? Oppure il taxista è interessato a che i mezzi pubblici funzionino meglio e le fasce deboli possano pagare meno il biglietto? E i camionisti vogliono le ferrovie efficienti o il Ponte sullo stretto?
Per brevità mi fermo: ma il ragionamento conclusivo è il seguente. Serve un governo (e il governo Monti ci sta provando) che abbia una visione d’insieme del paese. Servono lavoratori che tornino a ragionare sull’interesse generale e non solo sul proprio interesse privato. Abbiamo per egoismo costruito una società che non dà possibilità di futuro ai giovani. Siamo stati prigionieri del nostro egoismo. Qualcosa dunque va cambiato. La politica dello struzzo, del non toccare nulla è dannosa per tutti.
I “forconi”, senza volerlo, stanno aiutando i notai, le banche, le grandi holding.
Questo non vuol dire che Monti fa tutto bene. Anzi, alcune cose vanno corrette: come le misure per le pensioni dei lavoratori precoci o appunto le liberalizzazioni che devono interessare le categorie più forti. Ma per esercitare maggiore pressione su Monti occorre ritrovare la coscienza civica perduta nel berlusconismo.
Quello che vale per l’Italia vale anche per la Valle d’Aosta, con un’aggravante. Qui gli struzzi continuano a pigolare che TUTTO VA BENE. Grande affluenza turistica, Casinò con ingressi in crescita: guai a chi dice il contrario, tirata d’orecchie anche ai Sindacati Cgil, Cisl e Uil (che ringraziamo di fare ancora il loro mestiere e non i suppoter di qualche politico). E così i posti di lavoro diminuiscono. E i giovani hanno come prospettiva quella di trovare un potente che gli prometta un posto di lavoro in cambio di un voto (cosa neppure mantenuta nel caso dei forestali e dei precari pubblici)!
Visto da Aosta, Monti sembra un rivoluzionario… Pensiamoci!

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