La Valle d’Aosta di domani: le proposte aperte del Partito Democratico

ASSEMBLEA REGIONALE PD VDA: IL DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO
Champdepraz 10 dicembre 2011
La Valle d’Aosta di domani: le proposte aperte del Partito Democratico

La peggiore crisieconomica della storia del paese e l’epilogodel Berlusconismo si sommano al livello più basso di credibilità e difiducia dei cittadini nella politica. E’ una situazione esplosiva che potràrisolversi solo con una forte discontinuità di governo e stili della politica.Vale per il paese e vale per la nostra Regione. Al PD della Valle d’Aosta ealle altre forze politiche che si riconoscono nei valori del centrosinistra edell’autonomismo-progressista è affidato il compito di ricuperare fiducia eproporre ai cittadini un progetto politico capace di ridare speranza e diricostruire un tessuto civile e sociale più sereno e positivo. E’ un compitoche il PD è pronto ad assumersi per la sua storia e il suo presente ricco dicontributi di creatività, passione e competenza che sono le chiavi di questaricostruzione.

Una ricostruzioneche sarà difficile e che deve partire dal lavoro e dalle terribili conseguenzesociali che questa crisi ci impone. L’inadeguatezza del governo Berlusconi,l’ostilità programmatica della destra nei confronti del welfare, delle tutele del lavoro, dei diritti civili,dello sviluppo sostenibile e dei beni comuni ha debilitato la rete diprotezione e di garanzie dei cittadini proprio nel momento in cui ve ne era piùbisogno. Senza la benché minima politica di redistribuzione del reddito ladestra ha aumentato il debito, blandito l’evasione fiscale, tagliato le risorseai comuni, ignorato la sofferenza delle imprese e dedicato energie e il tempodelle istituzioni in leggi “ad personam” e posizionamenti ideologici. Peggionon potevano fare. Di qui la stradaobbligata che ha portato al governo Monti e all’urgenza di un manovra perriallineare i conti pubblici e fermare a tempesta finanziaria che si eraabbattuta sull’Italia, con gravissime conseguenze anche nella nostra RegioneAutonoma. La manovra che si profila è molto pesante; al PD è affidato il doppio compito di assumersi laresponsabilità del Paese nel suo complesso e correggere quanto più possibile lamanovra, per renderla più equa. Senza questo punto fermo difficile parlare diripresa e di crescita futura. Oggi si apre uno scenario nuovo per il quale anche dalla Valle d’Aosta deve venireun contributo e un sostegno. Il senso della nostro Autonomia speciale è proprioquesto: avere una capacità di anticipare scelte strategiche e contribuire a compierle.

Da noi la situazioneè diversa ma non migliore. La rete comunitaria e di welfare del nostroterritorio, grazie all’Autonomia e alla relativa ricchezza delle nostrefamiglie, ha retto meglio di altre realtà. Ma la crisi sta facendo emergere inodi strutturali e i punti di debolezza della Valle d’Aosta. La nostra economiaè debole e sostanzialmente dominata dal settore pubblico e para pubblico,l’isolamento strutturale da “orgogliosa isola felice” ci sta trasformando in undeserto senza rapporti e relazioni; le famiglie fanno sempre più fatica areggere il disagio economico dei figli disoccupati e degli anziani nonautosufficienti; il turismo, l’agricoltura, l’artigianato, l’industria, lacultura fanno sempre più fatica ad evolvere a crescere. Su tutto pesa una maggioranza regionale che gestiscel’amministrazione pubblica con l’arroganza di chi non ha una visione strategicao un progetto almeno a medio termine e si affida alla tattica o alla forza perraggiungere l’obiettivo del giorno. Come l’ultimo governo Berlusconi si tira acampare fino alla più vicina scadenza elettorale. In queste condizioni ilrischio è di relegare la nostra Autonomia ad uno scudo bucato dietro il qualeci si trincera mentre i processi ci attraversano. Occorre reagire e farripartire una dinamica positiva dell’Autonomia che sappia aumentare la nostracapacità di relazione e valorizzare le migliori qualità della nostra esperienzacomunitaria. Per fare questo occorre partire da noi stessi. Da noi stessi comecomunità. Da noi stessi come forze che credono in uno sviluppo positivo dellanostra Regione. Occorre essere credibili non solo per le cose che si dicono maanche per lo stile con il quale le si dicono, per i comportamenti, per ilrinnovamento e l’innovazione del fare quotidiano. Ma soprattutto per la concretezza delle proposte e il rapportocon il proprio territorio. E’ la riforma del nostro “modo” di fare politicache può aprire spazi nuovi di fiducia. Ed è la fiducia dei cittadini la risorsaprima per poter cambiare e “ricostruire”. Per questo il PD si fa carico, per lasua parte, di fare una proposta. Una proposta innanzitutto di contenuti:

1.L’emergenza lavoro. La cassaintegrazione, la mobilità, i licenziamenti mordono duro anche in valle d’Aosta. L’industria è certamente il settore più esposto. Ma la chiusura di molte aziende agricole, soprattutto zootecniche e il turnover molto elevato ma a saldo invariato di moltissime microimprese artigiane dice che la situazione è generalizzata. Fa fatica anche il settore turistico: anche qui nonostante leggi di settore per favorire nuove attività o ampliamenti i dati non sono confortanti. In questa fase non possiamo perdere neanche un posto di lavoro. Ecco perché il Pd si batte per stabilizzare il lavoro precario pubblico: perché il ricorso a questa forma di lavoro da parte dell’Amministrazione regionale è stato eccessivo nel tempo e di fatto non rispondeva a esigenze di temporaneità. La maggior parte di queti lavoratori svolge un’attività indispensabile e eguale a coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato.
1. IlPD ribadisce il suo NO all’esternalizzazione quasi totale del settore dellacantieristica idraulico forestale, sia per le modalità con cui è stata compiutaa scelta, sia per la tempistica;

2. IlPD chiede un percorso di regole e di graduatorie per gestire il personale atempo determinato, anche per le partecipate pubbliche;

3. ilPD chiede con urgente di procedere alla stabilizzazione ovunque sia possibile,come nel caso dell’USL, dove è continuamente annunciata e ma i attuata;

4. Inogni settore vanno introdotti meccanismi premianti per tutte le aziende cheassumono, in particolare coloro che assumono a tempo indeterminato o confermanole assunzioni stagionali o allungano la durata dei tempi determinati.

5. Nell’Amministrazionepubblica e nelle partecipate regionali il sistema contrattuale deve risponderea principi di equità: a parità di prestazione occorre omogeneità di trattamentotra ti e td.

2.Il “costo” e il “valore” della politica rappresentativa e partecipata in Vda. Dignità e credibilità delle istituzioni passano attraverso un ricupero di trasparenza e di equità del fare politica a tutti i livelli. I costi vanno diminuiti, privilegi e agevolazioni tolte ma anche le funzioni dei diversi ruoli vanno riviste. Dopo quella dei costi occorre una riforma della democrazia in Valle d’Aosta che sappia ridare dignità al servizio della politica ma anche protagonismo ai cittadini, agli organi di rappresentanza e alla società civile organizzata. Inoltre la vitalità della società civile, la sua capacità di elaborazione critica e il protagonismo dei cittadini nella vita pubblica della nostra regione sono la condizione necessaria per far ripartire la Valle d’Aosta. Essa infatti può sperare in un futuro solo se lo cerca e lo determina unitariamente. Per questo partecipazione, riconoscimento del valore e dell’autonomia della società civile, assunzione di responsabilità collettiva, strumenti di democrazia diretta devono essere pensati in un progetto di liberazione collettiva delle energie. Basta con le consulte di rappresentanza nominata da chi dovrebbero controllare.
2.1 Abolizione di tutti i benefitai consiglieri regionali (proposta già depositata);

2.2 riduzione dei compensi per iconsiglieri regionali che hanno altre rendite da lavoro o pensione superiori a20.000 euro (proposta già depositata)

2.3. Riduzione del numero degliAssessorati a sei e divieto di Assessorati tecnici (Proposta già depositata)

2.4. riduzione del numero deiconsiglieri regionali a 29(proposta già depositata);

2.5. Abolizione dei vitalizi;

2.6. Le consulte siano nominate oelette dal basso e non dal Consiglio regionale come sua emanazione;

2.7. valorizzazione delle formedi partecipazione democratica dei cittadini già previste dall’ordinamentoregionale (petizioni e referendum).

3.La centralità degli enti locali. Il cuore del successo dell’alta coesione sociale della nostra comunità sono i comuni. Vero e proprio perno del Federalismo nella nostra Regione. Essi non possono diventare semplici terminali dell’amministrazione regionale ma devono attrezzarsi, secondo il principio di sussidiarietà, per essere affrontare il cambiamento che abbiamo di fronte. Più autonomia degli enti locali rispetto alla regione, più risorse per il territorio, più protagonismo delle comunità locali.
1. Accorpamentodelle funzioni dei piccoli Comuni a livello di vallata, con un Comune diriferimento;

2. Revisionedell’accentramento dei servizi nelle Comunità montane, con possibilità disinergie nuove fra Consorzi di Comuni omogenei e superamento delle Comunitàmontane attuali.

4.Un nuovo welfare centrato sulla persona e sul terzo settore. In questo scenario di crisi è paradossale che la risorsa principale della coesione sociale, ovvero il terzo settore, sia sotto stress per il restringimento delle risorse pubbliche messe a loro disposizione. La cooperazione sociale, il volontariato, l’associazionismo sono i “sarti” del sociale. Coloro che ricuciono gli strappi, riallacciano relazioni e aprono vie di uscita dl disagio. Reimmaginare il welfare a partire dal principio di coesione sociale significa reinvestire sul terzo settore e sulla centralità della persona e della famiglia nel processo di assistenza socio-sanitaria.
1. Urgentecanalizzare risorse verso la progettualità emergente nel terzo settore, senzainterferire con la spontaneità del volontariato;

2. Sostegnoalle famiglie numerose e in difficoltà;

3. Maggioredifferenziazione nelle soglie di reddito previste per l’accesso gratuito o acosti ridotti dei servizi; revisione dei parametri dell’IRSE.

5.La riforma dell’Amministrazione Regionale e delle sue Istituzioni, degli enti locali e delle aziende collegate. Basta con gli annunci di sburocratizzazione e riorganizzazione che si ripetono ogni anno. Regole, regole e ancora regole per battere il clientelismo latente. Invece di depotenziare i diritti attraverso una contrattazione sempre più local/aziendale, bisogna riaffermare quelle norme che premiano la meritocrazia, come le assunzioni per concorso, e le norme oggettive per la mobilità; e quelle che garantiscono ai precari, attraverso l’istituzione di graduatorie permanenti.
1. Riduzionedei posti a tempo determinato attraverso percorsi di stabilizzazione

2. Regolamentazionetramite graduatorie per l’accesso ai posti a tempo determinato che tutelino ilavoratori che operano da più anni in modo consecutivo

3. Regolebasate su anzianità e titoli per la mobilità del personale del comparto unico.

4. Riduzionedel numero dei componenti dei CdA delle Società Partecipate regionali;

6.L’ambiente, è il cuore della Valle d’Aosta. Ambiente, salute, sviluppo sostenibile e turismo possono essere visti, per le caratteristiche della nostra regione, come un comparto omogeneo. Per questo occorre sviluppare politiche unitarie ed integrate capaci di avviare davvero un progetto di abbattimento dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata, tutelando il territorio come un bene culturale, sociale ed economico, sostenendo tutte le nuove tecnologie per lo sviluppo sostenibile ed infine sviluppando politiche di contenimento dei costi dell’offerta turistica e di incremento della qualità.
1. L’acquacome bene pubblico deve essere utilizzato con ricadute per l’interacollettività, avendo sempre presente che l’ambiente è il motore del turismo equindi del nostro sviluppo economico;

2. L’ariaanalogamente in una regione turistica va salvaguardata per la salute dei propri cittadini e per l’immaginedella regione: occorre investire in prevenzione e misure di salvaguardia.

3. ilterritorio va curato e protetto: la crescita delle foreste e la riduzione dellearee coltivate, impone un ripensamento generale dell’utilizzo degli spazi.

7.Lo sviluppo economico della regione: impresa, innovazione e autonomia. La micro e piccola impresa valdostana è il motore del nostro sviluppo, in tutti i settori, agricolo, artigiano, edile, industriale, e turistico. Va liberata da condizionamenti e rigidità e va sostenuta nel suo sforzo di riqualificazione, di internazionalizzazione dei mercati di riferimento e di innovazione.
7.1 Più sostegno nello start up,con un alleggerimento ulteriore delle pratiche burocratiche;

7,2, L’Amministrazione deveoffrire più servizi per giustificare la mole del suo apparato;

7.3. Più politiche pubbliche suinodi strutturali del tessuto economico del nostro territorio: mobilità dellemerci, innovazione, formazione del personale, accesso al credito…

8.Infrastrutture per il futuro e piccole opere per rilanciare il presente. La questione delle infrastrutture viarie è la questione del futuro. Aeroporto, autostrada, ferrovia, trasporto pubblico sono una emergenza assoluta. Dall’altro lato occorre rilanciare l’economia di territorio attraverso un piano regionale di piccole opere di miglioramento urbano e geografico capace di far ripartire una economia di prossimità. Bisogna concentrare le risorse su queste priorità in un patto fra impresa, sindacati e istituzioni capace di garantire efficacia, efficienza, trasparenza e ricaduta reale sul tessuto economico.
1. subitol’elettrificazione anche a tappe della tratta Ivrea Aosta, con l’obiettivo diarrivare a Pré-Saint-Didier;

2. bigliettounico elettronico per tutti i mezzi di trasporto pubblico sul territoriovaldostano;

3. ridurrei pedaggi autostradali per tutti i valdostani, anche attraverso viacard checonsentano un determinato numero di spostamenti, tenendo conto del reddito;

4. abbatterei costi di gestione dell’Aeroporto.

9.Istruzione, Cultura e UniversitàNessuno sviluppo, in particolarequello rispettoso dell’ambiente e innovativo, è possibile senza un salto diqualità nel livello medio di istruzione e cultura di un popolo.

1. Riprenderelo sforzo di innovazione che la scuola valdostana, in particolare quellaprimaria, ha saputo esprimere in passato, anticipando spesso riforme sul pianonazionale;

2. Liberarerisorse culturali verso enti che non siano emanazione dell’Amministrazioneregionale: la libertà è il presupposto della cultura;

3. Sostenereda subito un piano di sviluppo dell’Università verso i settori ambientale,scientifico e turistico, in sinergia con le Università dell’Arco alpino, peruna grande Università della Montagna (Unica al mondo) e non limitarsi agliaspetti edilizi.

10. Autonomia territoriale.La politica regionale non puòessere schiacciata dalle logiche nazionali. Il nostro territorio deve poteresprimere liberamente la sua sensibilità. L’allineamento alla destra diBerlusconi, la ricerca di amicizie nell governo monti esprimono unasubalternità culturale, mascherata dal ricorso all’ideologismo autonomista. Perquesto le scelte di un territorio non possono essere condizionate in modoplatealmente interessato da modelli e governi nazionali.

Mettiamo a disposizione le nostre proposte concrete per ladiscussione, il confronto e la condivisione con tutte le forze politiche e contutti cittadini non solo del centrosinistra, ma anche autonomisti o liberaliche vogliano costruire un’alternativa al modello “autoritario” di centrodestrache si è imposto in Valle d’Aosta. In particolare alle forze politiche, che connoi condividono la fatica dell’opposizione in Regione e in comune ad Aosta,chiediamo uno sforzo in più: mettere da parte particolarismi e ideologie elocalismi e disegnare, con coraggio un percorso nuovo, credibile e partecipato.

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