I partiti della Valle d’Aosta e LA CRISI DI GOVERNO nel racconto de LA STAMPA

RASSEGNA STAMPA DEL 15 NOVEMBRE 2011
LA STAMPA VALLE D’AOSTA

“Sì” a Monti, ma condizionato
I parlamentari valdostani offrono a Mario Monti un sì condizionato. Già nell’incontro avuto domenica con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avevano detto di considerare «con attenzione e interesse» il tentativo di Monti annunciando di «riservarsi di valutare la composizione ed il programma, anche in relazione alle problematiche delle Regioni a statuto speciale, all’atto della presentazione alle Camere». Concetti ribaditi ieri al presidente del Consiglio incaricato. Nicco, ricevuto a Palazzo Giustiniani, ha confermato a Monti la disponibilità ad appoggiare il nuovo esecutivo, ma ha anche chiesto attenzione su alcuni punti programmatici, legati in particolare al ruolo delle Regioni a Statuto speciale «da tempo sotto un fuoco incrociato». Fosson, che si è confrontato con Monti per telefono, ha assicurato «attenzione» per il tentativo di formare un nuovo esecutivo ribadendo «l’importanza di una considerazione delle autonomie speciali e dei problemi delle minoranze linguistiche da parte del governo» e ricordando che «la Valle è disposta a intraprendere ulteriori sacrifici» se «equi» e «tenuto contro di quanto la piccola realtà valdostana ha già fatto per superare la crisi». Oggi le segreterie dei partiti di maggioranza regionale si incontrano per fare il punto della situazione. Salta invece la visita di Emma Marcegaglia, attesa ad Aosta all’assemblea di Confindustria e rimasta a Roma per seguire degli eventi.

La crisi pesa sull’asse Uv-Pdl
Che ne sarà dell’alleanza tra forze autonomiste e centrodestra in Valle d’Aosta? La domanda circola nei corridoi della politica locale di fronte al terremoto che a Roma ha portato alle dimissioni di Silvio Berlusconi e all’incarico a Mario Monti. La risposta dei partiti della maggioranza regionale è unanime: non cambia nulla. Per il presidente dell’Uv, Ego Perron, «il ruolo del Pdl in un eventuale governo tecnico forse si affievolisce, ma resta centrale. Non siamo affetti da schizofrenia, non cambiamo le alleanze in funzione degli eventi». Il coordinatore del Pdl, Giorgio Bongiorno, aggiunge che «il nostro ruolo di tramite tra la Valle e Roma non viene meno». Il segretario della Stella Alpina, Rudi Marguerettaz, chiude il dibattito: «In questa situazione è del tutto fuori luogo parlare di questo. Un nuovo cambio non sarebbe né serio né credibile».
Intanto, però, i vertici dei partiti stanno in allerta e già oggi alle 9 si riuniranno per fare il punto della situazione, presente anche il senatore Antonio Fosson. Una prima vittima dei nuovi scenari c’è già ed è la Lega Nord, non invitata. Il segretario Sergio Ferrero non nasconde il fastidio: «Lo farò presente ai vertici del mio movimento». Uno dei tanti segni che, al di là delle rassicurazioni pubbliche, molto si sta muovendo. Anche perché a questo punto gli scontenti dell’operazione autonomisti-centrodestra ora stanno fregandosi le mani. Lo fa alla luce del sole Luciano Caveri che, sul suo blog, ci va giù duro: «I fatti dimostrano che chi aveva ammonito nell’ambito dell’Uv di stare distanti dall’agonia del berlusconismo aveva ragione, anche se certe profezie erano dispiaciute a Palazzo e alla cinghie di trasmissione che portano in Avenue des Maquisards. L’errore politico c’è stato ed è stato grossolano». Ego Perron liquida le contestazioni: «È sempre facile parlare con il senno del poi». Ma il presidente unionista non è l’unico a dover gestire fronde interne, che per il momento restano nell’ombra. Pure in Stella Alpina – il partito più freddo ai tempi dell’allargamento – i mugugni sono, almeno in privato, molti. Rudi Marguerettaz nega divisioni interne: «Non mi risultano divisioni, la linea è unitaria». Sono però in tanti a pensare che, ad esempio dal Comune di Aosta dove la Stella vanta una posizione di forza, qualche segnale possa arrivare. Il segretario lo esclude anche se puntualizza che «piuttosto ci interessa fare una verifica sulle priorità del programma, anche alla luce della crisi economica che si aggrava». Tipo rivedere il discorso sulle Grandi Opere? «E’ un esempio», risponde.
Quel che è certo è che il governo tecnico, da tutti ingoiato come «necessario» ma anche malsopportato perché «dimostra la debolezza della politica», un favore alla maggioranza lo fa: quello di allontanare la prospettiva di elezioni politiche anticipate. Andare alle urne adesso, infatti, renderebbe palesi le tensioni che attraversano la coalizione autonomisti-centrodestra. La dimostrazione? Il capogruppo Pdl Massimo Lattanzi, che delle elezioni è uno dei pochi tifosi, ha detto nei giorni scorsi che «abbiamo fatto due tornate elettorali insieme, alle europee e ad Aosta, quindi non vedo motivo per non correre insieme anche alle prossime politiche». Ipotesi che però non è per nulla scontata secondo Perron: «Ogni passaggio elettorale dovrà essere valutato nei tempi e nei modi opportuni. Non posso dire certo adesso con chi correremo in un futuro non ancora definito. In ogni caso il quadro di riferimento è quello dell’area formata dalle forze regionaliste. Punto».
D. Mammoliti

E l’opposizione va all’attacco “Rollandin ha perso credibilità”
Le forze politiche della maggioranza regionale (Uv, Stella alpina, Fédération e Pdl) si incontrano oggi per disegnare una linea di condotta da tenere nei confronti di un possibile governo Monti. E le forze di opposizione (Alpe e Pd) valutano possibili ricadute a livello regionale di questa nuova situazione politica.
Chantal Certan, segretaria di Alpe, dice: «Dopo Berlusconi si dovrebbe dimettere anche Augusto Rollandin. Il presidente della Regione ha perso ogni credibilità istituzionale e politica e ha il terribile demerito di avere stretto un’alleanza politica con il Cavaliere e di averne ricavato svantaggi. Rollandin deve rispondere ai valdostani di questa scarsa lungimiranza politica». Il gruppo consiliare di Alpe rincara la dose: «E’ tempo di riposizionare la Valle d’Aosta su una linea di maggior serietà e dignità, all’altezza della sua storia di autogoverno e della gravità del momento politico ed economico generale. Suona male – dice il gruppo consiliare – l’ostilità dell’Uv al governo tecnico che tutto il mondo ci chiede. Suona altrettanto male, in bocca a chi si è affidato senza ritegno all’alleanza con il Signore di Arcore, strillare allo scippo per gli ulteriori 35 milioni di euro che il maxiemendamento ha sottratto alle casse della Regione».
Per Raimondo Donzel, segretario regionale del Partito democratico, «tra le forze di maggioranza vedo molta confusione e un totale sbandamento, dove tra chi non sa cosa fare c’è chi come Massimo Lattanzi (Pdl) chiede elezioni subito. La coalizione di governo dovrebbe fibrillare di meno e cercare soluzioni nell’interesse della comunità valdostana. Noi, a differenza del presidente Rollandin che non ha avuto la consapevolezza del fatto che nella tragica situazione italiana ci volesse un nuovo governo, e considera un affronto alla politica un governo tecnico, ci ritroviamo pienamente nelle posizioni espresse dall’onorevole Roberto Nicco che ha garantito al presidente incaricato Monti “la disponibilità a guardare con attenzione al tentativo di formare un nuovo governo. Chiediamo alla maggioranza regionale chiarezza e al senatore Fosson di dire apertamente se sono per il governo Monti oppure se sono per andare al voto subito». A. Camera

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