Cammin pensando… a Patuasia e alla sinistra antagonista

Sparare sul PD è nell’ordine naturale delle cose per chi si autodefinisce alternativo o di sinistra (quale sinistra?)… I voti non li recupera al centro e quindi gioca a chi è più bravo a fare la sinistra (ma questo è ben lungi da un interesse per i cittadini e per la loro sorte, drammatica in periodo di crisi).
Cammin pensando… mi vengono in mente alcune considerazioni.
1. Si attribuisce al PD (e a chi se no?) il fallimento dell’Alleanza Autonomista Progressista. Naturalmente nessuna autocritica sul fatto che i partiti che la costituirono non esistono più: sono falliti politicamente ed elettoralmente!
2.Si attribuisce ambiguità agli uomini del PD. Siamo chiarissimi: vogliamo portare al governo uno schieramento di centrosinistra, provarci almeno, non vivere con rassegnazione l’opposizione o avere come obiettivo l’antagonismo permanente; in caso contrario faremo quell’opposizione seria e puntuale che tutti ci stanno riconoscendo.
3. Il Presidente Rollandin e l’UV hanno scelto prima una soluzione di governo autonomista e poi, di fronte al fallimento di quell’esperienza, hanno scelto di svoltare a destra. Noi abbiamo giudicato pessima la scelta per la Valle e i valdostani (non per noi del PD che eravamo comunque all’opposizione); e i fatti purtroppo ci stanno dando ragione.
4. I referendum hanno dimostrato che esiste un campo alternativo alla cultura di destra.
Allora è curioso che quando un partito come il PD, orgoglioso della sua natura, parli ad una ampia fascia della società (che comprende elettori UV e non all’UV come partito) fuori dalle logiche della vecchia politica partitica, gli si rimproveri un complotto antisinistra. Solo i blog sono autorizzati a parlare alla società tutta?
5. Noi non siamo per un’Alleanza NO TAV, no questo no quello! Siamo per un Alleanza di governo che abbia a cuore la crescita (e non la decrescita), il lavoro (con attenzione anche all’imprenditoria privata che non è il padrone da espropriare) e una Sanità, un Welfare e una Scuola pubblica per tutti (ma senza sviluppo con quali risorse li garantiamo?).

Noi lavoriamo con trasparenza e serietà all’Alternativa a questo Governo regionale, puntando sui contenuti del programma, come per i referendum, e non a una sterile sommatoria di sigle che cambiano ogni anno. Esempio: Punti fermi del programma: stabilizzazione nel quinquennio dei precari; elettrificazione dell’Aosta-Torino e miglioramento dell’Aosta Pré-Saint-Didier. Chi è d’accordo sottoscrive e si ha chiarezza di cosa farà chi governa! Un programma di 10-15 punti, con esempi concreti e non solo fumo (più lavoro, più welfare ecc.).

L’alternativa non può prescindere da un quadro di valori condiviso. Quindi se non si condividono i valori è uno sforzo sterile aggregare forze che sono antagoniste: altrimenti l’obiettivo è il potere e non il governo…

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2 thoughts on “Cammin pensando… a Patuasia e alla sinistra antagonista

  1. Non vedo cosa ci sia di strano se uno, iscritto, simpatizzante, votante il Pd si senta in dovere di difenderlo quando ciò che il partito fa o dice è in sintonia con quello che uno pensa. Quell’uno, tra l’altro è il primo a sputare critiche se il proprio partito fa o dice cose che sono contrarie a ciò che sempre quello stesso uno pensa. Anzi, credo che questo comportamento libero sia una delle caratteristiche che fanno del Pd un unicum sulla scena politica – nel teatrino della politica – italiana. Peccato che in Valle d’Aosta nessuno abbia capito nulla e si continui a sputazzare in particolare su questo Pd che, anche se a molti non è di gradimento, cresce ed è un fatto che va sfruttato al meglio quando sarà, speriamo presto, il momento.

    Questa forza dipende dalla eterogeneità che è il principio fondante di questo mio partito, dalla capacità di far coesistere pensieri diversi, provenienti da culture diverse, da diverse esperienze politiche e, persino, storiche, ma mai antitetici rispetto agli obiettivi che il partito si pone. Se siete capaci, cari amici indistinti dell’opposizione valdostana, vi chiedo di seguire il nostro esempio. Non è “obbligatorio” votare Pd, ma è obbligatorio riconoscergli i meriti quando obiettivamente essi vanno riconosciuti. L’ho detto tempo fa e lo ripeto: la vittoria del sì e il successo del quorum sono, secondo me, essenzialmente motivati da una progressiva repulsione del Paese – nel suo complesso politico – verso Berlusconi e Bossi i consigli dei quali sono stati clamorosamente inascoltati. Non è successo altrettanto, almeno nelle speranze, qui nella nostra Regione, dove i consigli e gli inviti di Rollandin e compagnia cantante vengono ancora ascoltati, ahimè.

    L’aura di vittoria, secondo me, a posteriori ha avvantaggiato il Pd, nel senso che ha penalizzato il Pdl, come conseguenza dell’insuccesso. Gli italiani amano salire sul carro del vincitore e in questa occasione ne hanno approfittato. Si tratta di vedere ora se su quest’onda del successo il Pd saprà capitalizzare e sfruttare il potenziale che si è creato e preparare le giuste alleanze per il futuro elettorale quando verrà. E smettiamola di parlare come fa Patuasia principalmente, che vuol a tutti i costi insinuare che il Pd lascia una porta aperta agli ex alleati unionisti. Questo persistere nel mettere in dubbio le fatiche politiche del partito di Donzel, vuole indubbiamente mettere in bilico la futura e possibile alleanza con le altre forze di opposizione. Se poi vogliamo tirare in ballo l’AAP dobbiamo prendere atto con obiettività, che questo aggregato, politicamente non è mai esistito veramente, ed oggi, guarda caso, vista la sua forza, non esiste più. Si è sciolto, ed è scomparso come sono spariti i suoi “eccelsi” uomini guida.

  2. E’ legittimo avere posizioni diverse. Per questo esistono partiti e movimenti. Per criticare le posizioni ufficiali del Pd basta prenderle in esame ed entrare nel merito. Non c’è bisogno di arrampicarsi sugli specchi e sostenere che il Pd non ha posizioni in quanto qualcuno al suo interno la pensa diversamente. E questo qualcuno, sta da sempre in posizione defilata, in attesa di non so quali sorprese o quali trappoloni. E’ un atteggiamento penoso. Democrazia significa partecipazione, ovvero confronto. Il Pd, piaccia o meno, è l’unico partito in cui le scelte vengono fatte dopo un processo di partecipazione.

    Cito solo un esempio su un argomento specifico come la legge elettorale. Tutti criticano il Porcellum. Bene. Tutti i partiti, dentro e fuori il parlamento, si dicono contrari, ma nessuno propone una legge che sia tale e non un semplice slogan come fanno alcune formazione politiche da sempre egoisticamente divise. Nel Pd, come in tutti i partiti, su questo argomento, c’è una moltitudine di posizioni. Tutti interpretano il nostro dibattito interno, non come una ricchezza… ma come una lacerazione di un partito senza guida. Eppure il dibattito interno a questo partito continuamente citato come “allo sbando”, ha portato ad una proposta di legge precisa e condivisa, mentre i partiti con il “capo” non hanno ancora una linea da seguire.

    Questa è la proposta di legge del Pd, messa nero su bianco e depositata agli atti parlamentari. Volevo aprire una discussione sull’argomento solo per dimostrare una cosa semplice. Tutti, nonostante il Pd sia l’unico partito ad avere una posizione ufficiale, si sarebbero divertiti a presentare il Pd come un partito in pieno caos. Nessuno si sarebbe occupato della proposta presentata, ma tutti sarebbero entrati nel merito di un dibattito interno che non gli appartiene. Non ho tempo di farlo, ma vi invito a cercare questa proposta di legge. Purtroppo sappiamo entrambi che è così. A nessuno interessa la sostanza delle proposte del Partito democratico, che spesso su molte materie è l’unico ad avere posizioni ufficiali, ma solo attaccarlo, indipendentemente dal merito delle proposte. Il metodo è sempre lo stesso: aggrapparsi al dibattito interno, come se si trattasse di una colpa e non di una virtù.

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