Congresso #PD: il voto dei Circoli

Proseguono le riunioni dei Circoli del #PD per la presentazione, il dibattito e il voto delle mozioni che preparano la Convenzione, e poi le primarie aperte a elettori e simpatizzanti.Un confronto vero, utile, leale, che sarà foriero di un consolidamento del Partito in un momento non facile ma dove proprio dal Congresso usciranno uomini e idee e sogni per superare le difficoltà del presente e costruire un futuro migliore.

Partito di tutti, del lavoro, di chi fa impresa e di chi opera nell’impresa, di chi crea e inventa e anche di chi è in difficoltà, di chi ha bisogno di una mano, un partito che non lascia nessuno indietro, che tiene uniti i territori da Nord a Sud valorizzando le diversità, che unisce gli uomini e le donne di questo meraviglioso paese.

Siamo ancora un partito con partecipazione reale e regole (chi vince le primarie non lo decide un capocomico o un blog; e ho vince il Congresso è il segretario di tutti e non di una parte) e norme statutarie (che non si usano per farsi belli il giorno del Congresso e poi per cambiarle a uso e consumo dei singoli come avviene per alcuni movimenti in VdA).

Oggi partecipo come iscritto al Circolo Elter-Saba (Charvensod Gressan Jovençan Pollein), per sostenere la mozione #Avantiinsieme e il ticket #Renzi #Martina.

Congresso PD: il federalismo?

Piccoli contributi al Congresso PD. 2. il federalismo
In Valle d’Aosta e nelle altre regioni italiane, non si può sfuggire al dibattito sul federalismo e a come questo tema sia stato affrontato in modo grossolano e sbagliato sul piano nazionale.

Ne voglio parlare perché è un tema debole delle mozioni Congressuali, mentre per le ragioni che dirò, di carattere non solo politico ma anche economico deve diventare un tema forte, proprio ora che la Lega Nord e Salvini si sforzano di inseguire il nazionalpopulismo.
Il paradosso è che il PD, come altra forze democratiche del nostro paese, è fortemente europeista: e quindi inevitabilmente federalista sul piano europeo.

Il primo errore sta nell’idea politica di federalismo come fenomeno che disgrega l’unità nazionale. È esattamente l’opposto: stante le diversità oggettive di territori, Comuni, Regioni, il federalismo è ciò che unisce senza omogeneizzare con la forza e con la norma ciò che non si può omologare. Gli Stati Uniti dimostrano come si possa avere un alto senso dello Stato centrale, incarnato dal Presidente, e essere fieri della propria identità locale: un californiano non è un texano e né l’uno né l’altro è newyorkese, dalle abitudini quotidiane, alla lingua, al modo di pensare. E la Germania che ha condiviso la Storia medioevale con noi italiani questo senso dell’identità locale lo ha ancor più forte. Amburgo ne è un simbolo e all’estremo opposto la grande Baviera: piccoli e grandi insieme. Diversi ma così uniti che neppure la divisione post bellica in due Germanie ha impedito la riunificazione, pur avendo anche nel modo di vivere la fede cristiana sensibilità molto diverse.

Non c’è dunque contraddizione fra unità dello stato e federalismo. Ciò che cambia è la distribuzione dei poteri fra le istituzioni centrali e locali e i rapporti fra le istituzioni. Noi non siamo all’anno zero. Ma abbiamo fatto tanti errori; non ultimo un referendum che non ha avuto esito positivo e ha interrotto un processo riformatore.

Quindi il PD si deve far carico di far ripartire questo dibattito e portarlo verso mete concrete.

Ma l’elemento più forte, su cui insisto da anni, è che il federalismo oltre alla valenza più politica, ossia lo spazio di autogoverno locale e quindi la maggior democrazia che ne deriva, ha una valenza economica che in Italia, nonostante la sua manifestazione chiara, è sottovalutata. Sono i territori che si sviluppano l’area milanese/lombarda, il veneto, l’emilia, la puglia. Sicuramente non alzando barriere fra di loro o con una sterile concorrenza; ma sviluppando sinergie reciproche (cosa che nel piccolo ho tentato di fare con i rapporti Valle d’Aosta e Piemonte, e anche con Lombardia e Liguria).

Non si può parlare di green economy e di sviluppo, senza partire da ambiente e territorio, non si può immaginare sviluppo agricolo e turistico, facendo sistema con lo sviluppo industriale, senza conoscere in profondità le complessità dei territori e pensando di orientare tutti i processi e tutte le dinamiche con politiche pensate nei Ministeri romani. Gli indirizzi strategici nazionali, lo sviluppo delle reti di trasporto e comunicazione debbono essere necessariamente declinati in collaborazione coi territori, che devono promuovere le loro specificità e diversità come valori aggiunti alle politiche nazionali ed europee.

Senza un’idea di federalismo economico, le politiche del Mezzogiorno, continueranno a produrre cattedrali (o piccole catapecchie) nel deserto, e le regioni o i distretti economici del Nord a tirare la volata in solitaria, cercando di non farsi frenare dalla burocrazia nazionale ed europea.

Sul federalismo politico ed economico, per cui mi batto, dai tempi di Veltroni non vedo il cambio di passo.

E la mia adesione convinta alla mozione “Avanti, insieme” non significa solo battere le mani, ma apportare anche qualche contributo critico.

Che vale anche per le altre non meno ricche ed interessanti mozioni (e non potrebbe essere diversamente visto che facciamo parte tutti dello stesso partito).
All’obiezione di qualcuno sull’opportunità del coordinamento nazionale per la promozione turistica, culturale, industriale, agricola, che già il governo Renzi ha ben attuato e prosegue bene, seppur con minor vigore, con il governo Gentiloni, non posso che convenire che anch’io ritengo necessario che il marketing strategico del marchio Italia sia veicolato dall’azione centrale.

Ma il marchio Italia deve contenere la ricchezza plurale dei nostri territori, di lingue, suoni, odori, colori, prodotti, opere, uomini e donne che hanno le loro storie e le loro identità unite da una bandiera tricolore ma non riducibili a un prodotto standardizzato.
Buon Congresso a tutti!

Voucher una storia iniziata male, gestita irresponsabilmente e finita peggio.

#Voucher una storia iniziata male, gestita irresponsabilmente e finita peggio.
Alle volte giocando a calcio mi è capitato di perdere 3 a zero. Quando capita non puoi che prendere atto di una sconfitta; nulla da recriminare: hai sbagliato tutto!
Ecco sui #voucher oggi mi sento così. Una sconfitta terribile, che pagheranno come sempre i più deboli (sia i lavoratori, sia i piccoli imprenditori, artigiani, commercianti); non i sindacalisti, non i politici, non i grandi imprenditori e le grandi attività commerciali.

Ma l’amarezza viene anche dal fatto che i miei punti di riferimento politico e sindacale, il PD e la CGIL, non sono mai riusciti a fare peggio.
Certo il governo e il PD tolgono dall’orizzonte un brutto scontro referendario, divisivi per il paese, che avrebbe punito più gli onesti lavoratori e gli onesti imprenditori che i furbi (quelli che hanno abusato dei voucher e che essendo scorretti si inventeranno nuove forme di sfruttamento). Si evita il problema ma non lo si risolve. 

Ora non resta che inventarsi una nuova formula per regolamentare quella che è una realtà: esiste un lavoro molto saltuario, legato ad esigenze particolari che nelle piccole realtà non può essere gestito da una riorganizzazione del processo produttivo. Un’opportunità per chi per mille motivi (studio, famiglia) non può e non vuole un lavoro stabile. Per inventarla occorrerà smetterla con lo scontro ideologico a prescindere e ci vogliono le parti sociali tutte al tavolo della politica. Un percorso non facile e che non si può improvvisare.
La Cgil, il sindacato che ha condotto difficilissime trattative sui tavoli della Fiat, sapendo sempre anteporre gli interessi generali e del lavoro a quelli della propria sigla e dei propri leader (ricordo le contestazioni a Luciano Lama), decide di usare la tagliola del referendum per risolvere una questione complicata. Colpa dei governi? Ma se anche il sindacato insegue il populismo, continuando le rotture del fronte sindacale (fermo alle divisioni post belliche), anziché perseguire la logica del confronto, anche estenuante per migliorare la realtà, non avremo norme migliori: perché le buone leggi sono frutto di compromessi, in cui non ci sono i vincitori e i vinti, ma una larga maggioranza che trae beneficio dall’innovazione normativa.
La mia speranza di sanzionare duramente l’abuso dei voucher e di regolamentarne meglio l’uso è andata a farsi benedire.

Su questo ho perso 3 a zero.
Non piango la fine dei voucher in sè; piango l’incapacità di tutta la politica e del sindacato di non riuscire a normare meglio in Italia quello che nel mondo è una prassi normale.
E cercherò di superare la grande amarezza perché le tante persone che stimo nel PD e nella Cgil, di cui conosco sensibilità e intelligenza sul tema, non siano state capaci di trovare una soluzione per il bene del paese.
Da oggi però si elaborino subito le proposte alternative che scongiurino il ricorso al lavoro nero o riducano le opportunità di lavoro (anche quello frammentato e saltuario che esiste e non può essere cancellato con una legge.)

Il voto in #Olanda: stop al populismo!

‪Il voto in #Olanda riapre la speranza che si possano battere i populisti xenofobi e antiEuropa; ma la geografia del voto cambia profondamente ‬e la netta vittoria del centro destra liberale e dei moderati dovrebbe far riflettere le sinistre divisive e antiPD che non c’è neanche spazio per la testimonianza se non si tiene unito il centro sinistra, recuperando anche l’elettorato moderato.

L’analisi del Ministro Martina di questi giorni si conferma (pur con le diversità di ogni paese) corretta e ricca di prospettive positive.

Perché sono contrario agli oltre 200 licenziamenti al Casinò?

Perché sono contrario agli oltre 200 licenziamenti al Casinò? 
Certo in modo spregiudicato l’attuale Giunta votata con un colpo di mano, complice il presidente del Consiglio, punta sul populismo (“quelli del Casinò” sono stati dei privilegiati per 30 anni ora “paghino” e siano dati in pasto alla rabbia della gente).
Ma io faccio politica con l’idea che vi sia una maggioranza di cittadini non solo ragionevole ma seria e per bene, e che bisogna allargare questa maggioranza; quindi molti capiranno perché il messaggio dei 200 licenziamenti è gravissimo per tutti noi.
Se un’Amministrazione pubblica, anziché sperimentare l’impopolarità e la fatica di una trattativa per ridimensionare tutti gli stipendi, in particolare quelli apicali, e ridurre le cariche organizzative (rivedendo tutta l’organizzazione interna magari con un contratto di solidarietà) prende la scorciatoia del licenziamento, perché l’imprenditore valdostano, l’albergatore, l’artigianato, il commerciante, l’imprenditore agricolo, la cooperativa, la società partecipata devono mantenere l’occupazione in questi tempi difficili? Licenziare è facile! Ma è una follia economica.
Se licenzia la Regione, ogni volta che calano gli ordinativi, licenzieranno anche le fabbriche?
Il messaggio alla comunità è gravissimo e sbagliato.
Non è solo il Casinò in gioco ma la Valle d’Aosta , un’idea di piccola comunità unita e solidale.
Il Casinò ha un ruolo nell’immagine turistica della Regione che non è marginale. Ridimensionare un’azienda non è senza contraccolpi per tutto un territorio.
Soldi al Casinò non si possono più dare senza un progetto riorganizzativo; su questo abbiamo convenuto tutti.
Dai mesi di “studio” della Seconda Commissione Consigliare presieduta da La Torre non è uscito un topolino di progetto ma un mostro. Ossia l’idea che non ci salveremo tutti insieme; ma per salvare pochi o aiutare qualche categoria in chiave elettorale la Giunta Marquis e l’Assessore Chatrian tagliano teste qua e là.
Noi del PD non abbiamo nulla a che spartire con chi semina l’odio e lo scontro nella società e contrappone alcune categorie di lavoratori agli altri. 
Dire basta ai privilegi è una strada difficile che non si improvvisa. 

Ad Arnad UV e Sinistra insieme

Sono molto contento che ad Arnad prosegua l’esperienza di una buona amministrazione e si rafforzi un progetto politico che avevamo abbozzato nel 2012.Sono ancor più felice oggi di allora che una sinistra democratica accetti la sfida di governo anziché trincerarsi dietro al faremo “opposizione e barricate su tutto!”, che non è mai stata la nostra storia e che non ha un futuro.

In bocca al lupo! A Pierre Bonel e Celeste Rolland e a tutta la loro squadra di “arnayot”.

Da “La Stampa di Aosta”

“Arnad, pronta una lista che unisce Uv e sinistra”

Le elezioni comunali sono in calendario il 7 maggio

Il Consiglio comunale di Arnad

Pubblicato il 09/03/2017

DANIELA GIACHINO

ARNAD

A poco meno di un mese dalla scadenza per la presentazione delle liste elettorali, in vista del rinnovo del Consiglio comunale del 7 maggio, ad Arnad si iniziano a scoprire le carte. Il sindaco uscente, Pierre Bonel, ha dato la disponibilità a ricoprire il ruolo di primo cittadino. «Presenteremo una lista nel segno della continuità – dice Bonel -. Con me ci saranno sei consiglieri dell’attuale legislatura e alcuni volti nuovi». Cambierà il vice sindaco, non più Augusto Chasseur Vaser. «Sarà una lista targata Union Valdôtaine e sinistra – ancora Bonel – continuando il sodalizio degli ultimi cinque anni, che ha funzionato. Il vice sindaco sarà di sinistra e avrà il volto di Celeste Rolland, donna impegnata e preparata». 

 

Rolland è soddisfatta: «Sono stata consigliere per tre legislature, in minoranza. Poi, per problemi familiari, ho lasciato per dieci anni. Ora sono in pensione e ho tempo da dedicare alla politica, una passione che coltivo da sempre. Il momento non è facile, occorre impegnarsi per uscirne. Soldi non ce ne sono, bisogna quindi lavorare uniti, individuando tutte le risorse possibili». 

 

Con lei, nell’area di sinistra, ci saranno Corinna Joly, consigliere uscente, e Massimo Varisellaz. Il programma della lista punterà sulla continuità. «Lavoreremo per creare un circuito di turismo alternativo, supportato dalla qualità dei nostri prodotti unici, come il lardo – dice ancora Bonel -. Sempre nel solco della continuità, abbiamo contattato i quattro consiglieri di minoranza, Enrico Chiaberto, Daniele Martignene, Daniele Bertolin, Yannich Joly, persone serie, con cui abbiamo lavorato bene, sempre costruttivi. Mi dispiace non avere trovato la quadra per un’unica lista». 

 

Intanto Chiaberto è al lavoro per formare una seconda lista, anche se ancora in fase di ricognizione. Il capolista sarà però qualcun altro, perché Chiaberto ha deciso di avere un ruolo marginale per lasciare spazio a nuove leve. 

Ok al Reddito di inclusione ma la VdA è più avanti grazie al PD-SinistraVdA

Con soddisfazione vediamo approvata una legge a livello nazionale sul Reddito di inclusione.
Ma con orgoglio noi del PD-SinistraVdA possiamo dire che da noi in Valle d’Aosta, grazie al nostro impegno, è già stata applicata una legge molto più efficace e che è già pronta una bozza di legge per integrare la legge nazionale con la nostra regionale e garantire una copertura e una efficacia migliore dei provvedimenti anche a chi vive da solo e ha un reddito sotto i 6000 di ISEE, il doppio rispetto al livello nazionale.

C’è chi parla e litiga, per noi contano i fatti!