LA MARGHERITA PER RAIMONDO DONZEL:
“METTIAMO LA VALLE D’AOSTA IN MOVIMENTO”
| 18 Sett 2007 | ||
| Premessa La popolazione valdostana, anche per effetto di un sistema di trasferimenti statali assai favorevoli, gode di un relativo, generale, benessere economico. Il florido bilancio regionale consente di finanziare agevolmente i servizi pubblici essenziali, che assolvono alla loro funzione con qualità percepita in molti casi come soddisfacente. In più, la grande capacità di spesa, sia pur gestita con metodi clientelari, permette la creazione di posti di lavoro e di numerose fonti di guadagno per un gran numero di professionisti, consulenti, consiglieri di amministrazione, dipendenti pubblici e parapubblici. La Valle d’Aosta, perciò, a un’analisi superficiale può apparire a un osservatore esterno come una regione dove si vive meglio che da altre parti. Eppure si tratta di una società in crisi, perché il relativo benessere non è accompagnato dallo sviluppo, né da un vero dinamismo produttivo.Un’economia assistita La ricchezza che la caratterizza, infatti, non è creata nella regione. È in massima parte frutto di trasferimenti da parte dello stato, estremamente cospicui per merito di una serie di circostanze favorevoli determinatesi nel corso degli anni, a partire dalla concessione dell’Autonomia e dei nove decimi di riparto fiscale, fino al trasferimento statale sostitutivo dell’Iva da importazione. Grazie a questi generosi trasferimenti statali, la Regione, direttamente o tramite la Finaosta e le innumerevoli società a partecipazione regionale, pervade e controlla ogni ganglio della vita economica. Decenni di politica esclusivamente assistenzialista hanno così determinato la quasi estinzione di un qualsiasi spirito imprenditoriale tra i valdostani. Le imprese sono quasi tutte a rimorchio di finanziamenti regionali con spirito parassitario, tagliate fuori dalle reali dinamiche di mercato a livello nazionale e internazionale. Persino le imprese turistiche, che dovrebbero costituire il nerbo dell’economia regionale, se confrontate con quelle di altre regioni montane come il Trentino – Alto Adige, e soprattutto di paesi come la Svizzera e l’Austria, appaiono – a parte pochissime lodevoli eccezioni – irrimediabilmente arretrate, incapaci di proporsi al mercato mondiale del turismo con offerte innovative e al passo con le aspettative di una clientela sempre più esigente. L’industria, per colpa delle dissennate politiche “adescatrici”, volte a scambiare finanziamenti e agevolazioni regionali con l’instaurazione, in molti casi, di produzioni poco redditizie e in difficoltà, registra da molti anni una desolante sequela di chiusure, fallimenti e stati di crisi, davanti ai quali l’amministrazione regionale reagisce con l’ormai tristemente consueta manifestazione d’impotenza da parte degli assessori competenti. La chiusura culturale Negli ultimi decenni, lo sforzo di costruire un apparato iconografico, linguistico, etnico e di tradizione a supporto di una assiomatica “specificità” valdostana, ha portato le classi dirigenti regionali a confondere pericolosamente (più o meno inconsciamente) il folclore con la cultura. Il risultato è stato il progressivo esaurirsi e quasi l’annullamento della creatività, della ricerca di strade nuove, dell’apertura al mondo, della contaminazione con altre culture, della produzione di opere originali e universali, cioè di tutto ciò che rappresenta la vera essenza della cultura “alta” di un luogo. Il tentativo di cristallizzare un quadro fittizio di riferimenti culturali, ancorati a un mitico passato, ha ingabbiato la società valdostana nelle maglie di un pensiero unico che ha impedito lo sviluppo di una cultura davvero originale, esportabile nel mondo circostante e con questo in feconda comunicazione. Troppi valdostani hanno perso così la capacità critica, soffocando ogni nuovo fermento creativo, riducendosi al ruolo di comparse in una meccanica riproduzione di schemi culturali precostituiti a tavolino. La qualità della democrazia La nuova fase Gli strumenti per la svolta e il rilancio La Valle d’Aosta in movimento |
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PER UNA VALLE D’AOSTA LIBERA E DEMOCRATICA,
PER LO SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE
DOCUMENTO DEL GRUPPO CONSILIARE REGIONALE GV-DS
A SOSTEGNO DELLA CANDIDATURA DI RAIMONDO DAVIDE DONZEL
Premessa
La comunità valdostana vive una fase di transizione allo spegnersi del trentennio unionista, ricco di positività, come il rafforzamento dell’autonomia, ma anche gravido di pesanti responsabilità: clientelismo, privilegi, controllo del voto.Il ruolo centrale dell’Uv, ni droite ni gauche e stretta sovrapposizione alle istituzioni, è in profonda crisi, perché non dà più risposte alle esigenze della popolazione, perché non è più capace di fare sviluppo, perché mortifica l’intraprendenza dei cittadini, perché discrimina. E’ tempo di riflettere, di scelte strategiche, ma soprattutto di guardare al futuro e di lavorare per questo secolo che avanza. Una grande stagione di riforme strutturali deve avviarsi il più rapidamente possibile.
Lo Statuto d’Autonomia
Questo patto tra i cittadini valdostani, e tra essi e la Repubblica, non può essere strumentalizzato a fini elettorali, come si sta facendo, ma deve diventare un approfondito momento di riflessione di tutta la popolazione valdostana sul proprio futuro. Ci sono alcuni temi decisivi: le ragioni dell’autonomia, la dimensione europea, i rapporti finanziari e fiscali con lo Stato e le altre Regioni, il ruolo degli enti locali. E, soprattutto, ci sono le regole democratiche, la suddivisione dei poteri, le norme di tutela dei diritti di ciascuna donna e ciascun uomo che vive in questa nostra comunità.
Le Istituzioni
I privilegi della politica valdostana sono inaccettabili. Elemento essenziale per il rinnovo della politica non è la riduzione del numero degli eletti, che rimarrebbero dei privilegiati, ma la drastica diminuzione degli emolumenti: riduzione dell’indennità e suosganciamento da quella dei deputati, ridimensionamento del vitalizio, divieto di cumulo con l’indennità o il vitalizio parlamentare.Ristabilire alcuni principi etici è indifferibile: incandidabilità a qualunque incarico pubblico per gli amministratori condannati in via definitiva per reati contro la Pubblica amministrazione o contro l’etica civile, impossibilità per la Giunta regionale di affidare incarichi a propri parenti, sottomissione di Fondazioni e Associazioni, sostenute in modo preponderante da fondi regionali, alle stesse norme della Pubblica amministrazione in materia di assunzione e appalti.Rivedere le leggi elettorali per il Consiglio regionale e per gli enti locali è elemento essenziale per ridare valore al voto dei cittadini valdostani. A livello regionale per consentire la scelta della linea politica preferita tra due o più opzioni ben chiare, e per evitare il controllo del voto tramite le multiple preferenze. A livello comunale per ridare ai cittadini la scelta del sindaco, sottoponendolo al voto di preferenza, e per restituire serenità e partecipazione alle nostre collettività locali, attraverso la possibilità di scelta dei candidati anche in differenti liste.
Le infrastrutture
L’assistenzialismo e la ricerca del facile consenso hanno portato a trascurare l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture (scuole, Adsl, WiFi, ferrovia, ospedale, ecc). Il risultato è un rilevante ritardo accumulato rispetto alla maggioranza delle Regioni europee. Occorrono scelte strategiche oculate, strettamente determinate dal rapporto costo-efficacia.
La formazione
Elemento decisivo è lo sviluppo della formazione nella nostra comunità: il sapere è il valore aggiunto che è capace di produrre insieme crescita economica collettiva e soddisfacimento del singolo. Qualificare la formazione sino a 18 anni, lotta all’abbandono, sostegno alla formazione in ambito lavorativo e nell’età adulta, sostegno all’offerta universitaria, rilancio delle materie scientifiche, reintegro nel sistema generale dell’istruzione della formazione professionale, superamento del sistema delle fondazioni alberghiera, agricola e musicale sono passi essenziali per la piena realizzazione di questo obiettivo.
Sviluppo economico e lavoro
La Regione deve cambiare politica in materia economica, abbandonando l’assistenzialismo. Il suo compito è quello di fornire servizi tempestivi e infrastrutture efficienti e, soprattutto, quello di ridurre al minimo le procedure burocratiche e i pesi fiscali sulle attività produttive.La terziarizzazione dell’economia rischia di limitare la nostra autonomia e la solidità del nostro sistema produttivo. Occorre rilanciare le attività produttive: l’agricoltura, in difficoltà nel settore dell’allevamento, della frutticoltura e della forestazione, l’industria, indispensabile presenza economica, come dimostra il caso Cogne Acciai Speciali, e l’artigianato, l’attività economica più territoriale, più radicata e più sostenibile. Il turismo può giocare un ruolo essenziale se la Regione diventa lo strumento al servizio di una squadra compatta e coesa. L’innovazione, la ricerca e lo sviluppo sono il mezzo indispensabile perché il rilancio economico s’irrobustisca e duri nel tempo.La piena e buona occupazione è un obiettivo primario, da raggiungere anche attraverso l’annullamento del precariato cronico, sia nel settore pubblico che in quello provato. Parallelamente deve ripartire la lotta al lavoro nero e a tutte le inadempienze all’origine degli infortuni sul lavoro.
Servizi sanitari e sociali
Un ospedale unico, nuovo e organizzato modernamente è una necessità e un’urgenza. I ritardi, legati a fantasiose ipotesi di ristrutturazione, aprono solo la porta alla privatizzazione della sanità, così come sta vendeno avanti nel campo della riabilitazione (Casa di cura di St-Pierre con 50 posti su 80 a carico delle casse pubbliche, oltre al finanziamento diretto e indiretto di Finaosta). La gestione pubblica della Sanità non è solo un elemento essenziale della presenza di servizi di qualità, anche se non “redditizi”, della presenza dei servizi essenziali sul territorio e di una logica di servizio, e non di profitto, a tutela del cittadino utente e del lavoratore del settore. Le procedure burocratiche in materia di sostegno all’affitto, di erogazione dei muti casa, di fruizione di servizi scolastici e sociali appaiono troppo complesse e dissuasive, specie nei confronti delle categorie più sfavorite e spesso costano molto di più dei benefici che riescono a recuperare. Maggior semplicità procedurale non può che migliorare l’accesso alle prestazioni.
Conclusioni
La Valle d’Aosta ha bisogno di una nuova classe politica, per realizzare il cambiamento, le riforme di cui ha urgente bisogno. Le proposte e le intenzioni di Raimondo Davide Donzel, candidato alla segreteria del Partito democratico in Valle d’Aosta, si innestano nello stesso cammino che il gruppo regionale della Gauche valdotaine – Democratici di sinistra – P.S.E. percorre da tempo. Noi siamo una sinistra profondamente radicata nel territorio e nella storia di questa comunità, che da alcuni anni ha incominciato un cammino di rinnovamento e che vuole condividere, senza riserve e senza dubbi, il proprio destino con le altre forze politiche democratiche e, soprattutto, con tutte quelle valdostane e quei valdostani che desiderano un futuro più democratico, più libero e più prospero. Dalle nostre diversità non può che nascere un progetto solido, serio, condiviso, realizzabile. Ovviamente aperto a tutti coloro che, nei movimenti autonomisti, non sono succubi della logica di potere, oggettivamente conservatrice, di un certo ceto politico.
Aosta, il 18 settembre 2007
Carmela Fontana Giovanni Sandri
complimenti…
è un bel programma..
è la prima volta che leggo una cosi ben approfondita analisi della situazione regionale..molto interessante
sono stato particolarmente colpito dalla descrizione dell’”assistenzialismo economico”..non pensavo che tutta questa pace e tranquillità ci avesse fatto appisolare cosi tanto..
spero che abbiate l’occasione di poter fare qualcosa in futuro!
domani vedremo già come si comincia..
buona fortuna!