Lettera di Walter VELTRONI
altri Interventi all’Assemblea Costituente Regionale

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PARTITO DEMOCRATICO


SINTESI INTERVENTO

ALL’ASSEMBLEA COSTITUENTE REGIONALE
della VALLE D’AOSTA
DEL PARTITO DEMOCRATICO

Biblioteca di Saint-Christophe, 10 novembre 2007

Raimondo Davide Donzel, Segretario regionale del Partito Democratico

Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state
e ne spiegano il perché.
Io sogno cose che ancora devono venire
e dico, perché no.

Robert Francis Kennedy

 

Carissime, Carissimi,

un caloroso saluto a tutti gli intervenuti.

Introduzione

E’ doveroso da parte mia iniziare con un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito a scrivere una pagina indimenticabile della democrazia in Italia e in Valle d’Aosta; ed in particolare nella nostra Regione, dove abbiamo battuto i luoghi comuni che vogliono la gente indifferente alla sfera pubblica, se non quando si parla della spartizione del potere, come in una pessima lettura del ruolo delle elezioni regionali.

Dunque un grazie che ho il dovere e il piacere di ufficializzare ai Componenti del Comitato promotore del PD, ai membri del Collegio dei Garanti, ai componenti dell’UTAR, a tutti i componenti dei seggi, a tutti coloro che negli organismi dirigenti della GV-DS, della Margherita e di Alé Vallée hanno lavorato per il Partito Democratico, a tutti coloro - e sono stati tantissimi - che membri di un’associazione o come singoli cittadini hanno collaborato senza cercare visibilità personale.

Grazie ai giovani e alle donne, che molti erroneamente consideravano lontani dalla politica.

Grazie agli amici che, per mia mancanza, non avrei mai supposto fossero così tanti.

Ma oggi devo anche ringraziare a titolo personale Michele Silani, già segretario SPI CGIL, che mi ha convinto ad entrare in politica, nei DS, senza chiedermi mai di schierarmi dalla sua parte ma semplicemente perché credeva in me; e con lui Giorgio Bruscia perché mi sono sempre stati vicini, anche se non abbiamo mai avuto le stesse posizioni, anche se alle volte davamo letture divergenti della realtà, e pure dandomi sempre consigli disinteressati; soprattutto mi sono stati vicini - e vi assicuro che è accaduto spesso - anche quando non eravamo sul carro dei vincitori.

Il mio risultato personale lo dedico a loro, e a quelli come loro, che sono tornati ad essere tanti, che hanno dedicato con umiltà una vita di sacrifici alla militanza politica, dimostrando, nonostante il radicamento forte nei loro valori, di saper evolvere con la società, l’economia, il mondo che cambia.

Siccome molti sono preoccupati dai giovani che giustamente chiedono spazio e dalle pari opportunità conquistate dalle donne nel PD, vorrei che fosse chiaro che per me l’esperienza degli attuali dirigenti e la miniera inesauribile di conoscenze e competenze delle tradizioni diverse da cui proveniamo saranno sempre un fermo punto di riferimento, se sapranno mettersi al servizio del rinnovamento.  

Una militanza e una partecipazione che non hanno bisogno della tessera per concretizzarsi, che si alimentano di ideali e si manifestano nell’azione quotidiana.

1. Il Voto del 14 ottobre

Ci sono avvenimenti - ho scritto qualche giorno fa - che, superando la volontà stessa di chi li ha preparati, segnano profondamente la storia. Il voto del 14 ottobre e l’Assemblea Costituente del Partito Democratico del 27 ottobre sono tra questi. E noi tutti che ne siamo stati protagonisti, mettendoci in fila davanti alle urne, ne dobbiamo essere orgogliosi.

Come ci ha ricordato Walter Veltroni a Milano il 27 ottobre, in occasione dell’Assemblea costituente nazionale:

Non era mai successo, in Italia e neppure in Europa, che un grande partito nascesse in questo modo: dal basso e non dall’alto, e da una così vasta partecipazione popolare.

Non era mai successo che un partito esprimesse un’assemblea così ampia e rappresentativa, per la metà composta di donne, ad anticipare quello che è il nostro impegno, che qui voglio confermare: il 50 per cento di presenza femminile in ogni organismo e ad ogni livello.

Un’assemblea che ha dentro di sé la ricchezza di centinaia di giovani, di ragazzi che hanno meno di vent’anni, di ventitré persone di un’altra nazionalità, a portare punti di vista differenti, a segnare la nostra apertura e la nostra voglia di novità.”

Questo è l’impegno che abbiamo preso a Milano.

Questo è l’impegno che dobbiamo prendere qui oggi: avviare anche in Valle d’Aosta un progetto di rinnovamento della politica.

Anche in Valle d’Aosta, infatti, ad eleggere il segretario è stato un numero di persone ben dieci volte più grande di quello che negli ultimi anni eleggeva i segretari GV-DS, Margherita o Alé Vallée messi assieme.

I 3.500 votanti segnano un traguardo insperato e sorprendente per una forza del centrosinistra valdostano.

Ma ora tocca a noi tutti - ad ognuno di noi con l’impegno personale, avendo la capacità di fare squadra, di lavorare in gruppo e nell’interesse generale - dicevo, tocca a noi tutti impegnarci perché questo risultato non venga gettato nel dimenticatoio per ridare spazio alle vecchie pratiche, ai riti conservatori della politica tradizionale.

Alle piccole villanie di coloro che denigrano le qualità degli elettori del PD, rispondo che sono fiero ed orgoglioso di coloro che hanno votato, soprattutto di quegli stranieri che per la prima volta nella loro vita hanno potuto votare in Italia (e che Rachida Adlani degnamente rappresenta al tavolo della presidenza), e di quei giovanissimi sedicenni che si sono avvicinati alla democrazia.

E replico che il primo segno di civiltà democratica è il rispetto del voto.

E’ il rispetto degli elettori.

Non è un eccesso di decisionismo del nostro Segretario nazionale il voler pigiare l’acceleratore sul tema del rinnovamento, come qualcuno inopportunamente ha già preso a criticare; ma è il mettersi al servizio di un progetto largamente condiviso; un progetto che Walter Veltroni stesso, ha sintetizzato in modo folgorante - e leggo parole sue - :

“Quel voto è stato una precisa richiesta di “discontinuità”.

Di più: è stato esso stesso un atto di discontinuità, che ha fatto invecchiare di colpo molte delle consuetudini della politica italiana, rivelatesi quasi all’improvviso per quel che sono: inservibili come ferri arrugginiti.

Il nostro vero problema, adesso, è come evitare di mettere il vino nuovo in otri vecchi.

E’ combattere la tentazione di inquadrare questa enorme novità dentro schemi tradizionali.

E’ non lasciarci prendere dall’illusione che si possa semplicemente aggiungere il protagonismo di milioni di persone alla forma-partito che abbiamo conosciuto nel Novecento e della quale oggi sopravvivono pallide tracce.”

Questo compito ho assunto accettando di diventare segretario; a questo mandato resterò fedele per tutta la durata del mio incarico.

2. I referendum propositivi

Mentre a livello nazionale il Partito Democratico si trova già impegnato ad affrontare gli insidiosi scogli dell’approvazione della legge finanziaria e, in parallelo, di un’indispensabile riforma elettorale, a noi spetta un impegnativo passaggio elettorale: quello referendario, sicuramente una svolta decisiva nella politica valdostana, qualunque sia il risultato che uscirà dalle urne. Nulla sarà più come prima. A noi il dovere di individuare la direzione migliore per la collettività.

Non è vero che il Partito Democratico non abbia potuto prendere una posizione chiara in merito. Forse qualcuno si è distratto durante la campagna per le primarie del PD e non ha letto le dichiarazioni d’intenti dei candidati, i documenti delle liste a supporto e seguito con attenzione i dibattiti. Ovunque si trova un riferimento esplicito alla partecipazione al voto. In ogni colloquio con i cittadini nei Comuni e nei quartieri di Aosta ho espresso l’importanza della partecipazione al voto. Nei confronti pubblici su questo punto c’è stata piena intesa fra me e l’altro candidato. E gli elettori ci hanno premiato per una posizione chiara, netta, inequivocabile.

Allora chi vuol soffiare sul fuoco dell’eterna divisione?

Il Partito Democratico chiama gli elettori alle urne e i suoi “militanti”, anche se sprovvisti di “tessera”, a mobilitarsi per la partecipazione al voto.

Riteniamo profondamente sbagliata, anche se legittima, la posizione sull’astensione perché ha fatto di ogni un’erba un fascio; e referendum assolutamente sensati come quello sulle “quote rosa” nelle liste, che sarebbero stati approvati a larghissima maggioranza, sono stati equiparati a questioni molto più delicate e complesse.

Inoltre, se come Partito Democratico affermiamo di essere sensibili ai rapporti con le associazioni e i sindacati, possiamo non tener conto del SI’ esplicito per l’ospedale nuovo espresso congiuntamente da CGIL e CISL?

   Come abbiamo detto il successo di partecipazione del voto del 14 ottobre è stato interpretato come un invito al cambiamento e a guardare al futuro.

Un preciso indicatore della volontà di contare e far contare di più il cittadino elettore attivo, di non richiudersi a riccio nel partito degli iscritti, nel senso che non solo questi ultimi debbano essere coinvolti nei processi decisionali.

Una richiesta esplicita di un partito aperto e plurale nel quale la partecipazione di coloro che non sono militanti a tempo pieno e le occasioni stesse per realizzare tale partecipazione siano un impegno primario.

Per questo il Partito Democratico guarda con favore a forme innovative di democrazia diretta che sappiano dare l’avvio ad una politica nuova, chiara, trasparente, più coinvolgente.

Il referendum propositivo e i cinque quesiti cui dobbiamo rispondere il 18 novembre vanno nella direzione di ridare voce alla cittadinanza attiva, perché solo se gli elettori tornano a contare veramente nelle scelte decisive è possibile ricucire un rapporto tra società e politica.

Ancor di più va tenuto in conto il referendum propositivo, che, dando la possibilità ai valdostani di utilizzare per primi in Italia uno strumento di democrazia, già in vigore in Svizzera e in Baviera, rappresenta il più grande passo avanti della nostra Autonomia dal dopoguerra ad oggi.

Ecco un tema su cui sollecito tutti noi Costituenti: l’Autonomia intesa come spazio di libertà, democrazia, responsabilità, senso civico, culla dei diritti e non dei privilegi.

Il Partito Democratico, anche attraverso il referendum propositivo, mira a rafforzare la nostra Autonomia, per farla vivere in armonia con le altre regioni italiane ed europee, come era nell’intento dei padri costituenti.

E proprio perché si tratta di un istituto importante il nostro impegno sarà sempre rivolto, anche in futuro, ad evitarne gli abusi per non inflazionarlo, e al contempo a difenderlo dai tentativi di boicottaggio o, peggio ancora, dalle fobie conservatrici che lo vorrebbero depotenziare se non affossare del tutto.

Noi democratici, che ci riconosciamo nel nascente Partito Democratico, il 18 novembre andremo a votare; ma non solo. Ci informeremo per capire meglio il contenuto dei quesiti e le conseguenze delle nostre scelte, ne parleranno con gli amici e i vicini di casa, nei luoghi di lavoro e di divertimento, confronteremo le nostre opinioni non solo tra di noi ma anche con altri in uno spirito di rispetto delle idee diverse, distribuiremo volantini nelle strade, nelle piazze, nei mercati, terremo comizi, invieremo e-mail e sms, torneremo a fare politica attiva.

E infine serenamente voteremo con consapevolezza e senso di responsabilità.

3. L’Assemblea costituente regionale

In questi giorni molti avranno letto sui giornali di Commissioni nazionali e regionali per agevolare i lavori delle Assemblee. A livello nazionale essendo impossibile organizzare sessioni di lavoro con 2.800 partecipanti si è convenuto di organizzarsi in tre commissioni di 100 persone, Commissione del Codice etico, Commissione per il Manifesto dei valori e Commissione statuto. Ed è ragione di soddisfazione per noi avere ottenuto il riconoscimento che, con solo quattro delegati effettivi presenti a Milano, sia stata nominata nella Commissione etica nazionale Giuliana Ferrero.

Naturalmente nulla verrà votato e approvato se non dall’intera Assemblea Costituente Nazionale.

Lo stesso vale, ad esempio, per il vicino Piemonte dove i delegati regionali sono oltre 370. Risulta evidente la necessità di articolare i lavori in Commissioni più ristrette. Ma - ecco il fortunato paradosso del nostro partito nuovo - le commissioni ristrette hanno però il compito di rapportarsi con tutti gli elettori, con le modalità che ogni commissione riterrà più opportune ma con il dovere di un massimo coinvolgimento non solo dei membri di tutta l’Assemblea non presenti in commissione, quanto piuttosto - come si è detto - di tutti quelli che hanno votato.

E torno sempre lì. Il Partito nuovo è aperto. Ed ha bisogno di aprirsi a competenze specifiche che si trovano nella società e che nella società vanno reperite, all’interno di Associazioni, Enti e in particolare nell’Ateneo locale o, in situazioni particolari, rivolgendosi ad esperti esterni.

Inoltre, come alcuni mi hanno suggerito, tenendo sempre viva l’attenzione sui temi nazionali e avendo la capacità di rielaborarli alla luce della nostra specifica realtà.

Ecco, dunque, che in Valle d’Aosta avendo noi un’Assemblea composta dai sedici eletti nelle liste più il segretario, cui si aggiungono senza diritto di voto i quattro delegati per il livello nazionale. Noi siamo già una Commissione, o meglio una sotto commissione, un gruppo di lavoro ristretto.

Tenendo conto poi che le competenze sul Manifesto dei valori e sulla Commissione etica sono rinviate all’Assemblea nazionale, e che la definizione dello Statuto regionale dovrà avvenire a valle dell’approvazione dello statuto nazionale, noi ci verremmo a trovare in una situazione di stallo; salvo l’opportunità data a chiunque di predisporre materiali da inviare alle commissioni nazionali per il tramite di strumenti che saranno predisposti o del segretario regionale o dei delegati nazionali.

A tal fine in molte regioni si è deciso di consentire all’Assemblea regionale l’avvio di lavori per la predisposizione di un Manifesto programmatico regionale, che personalmente giudico di importanza vitale per la nostra regione, non solo per interloquire con gli elettori - questione sempre primaria - ma per garantirci la possibilità di trovarci preparati dal punto di vista dei contenuti rispetto al dibattito congressuale della primavera che sarà svolto a ridosso delle elezioni regionali.

Rispetto all’Assemblea ritengo necessario sia garantita la più ampia autonomia organizzativa interna, solo sollecito a utilizzare tutte le forme di comunicazione allargata, dalle serate pubbliche di dibattito, a eventuali momenti seminariali, a forum elettronici.

Dovranno essere ricoinvolti e valorizzati coloro che da sempre hanno lavorato nell’ambito del centrosinistra, ma andranno creati coordinamenti allargati, disponibili a nuovi contributi, valorizzando di più il ruolo delle donne.

Occorrerà lavorare in rete, evitando l’accentramento e ridistribuendo competenze sul territorio.

Grande spazio va dato all’iniziativa locale; confidando nelle capacità di tutti coloro che intendono collaborare.

Certo lo so che si tratta di un lavoro impegnativo ma questo è il compito che ci è stato affidato, un compito estremamente complesso e pure affascinante, avvincente, che potrà essere portato a termine solo se tutti quelli che sono qui oggi e anche i molti che non sono potuti intervenire o che chiameremo in causa di volta in volta, contribuiranno in prima persona, ciascuno secondo le sue possibilità.

Una domanda spero prevalga in ogni circostanza:

Qual è il tuo pensiero?

Ecco questa domanda venga sempre prima dell’affermazione:

Io la penso così.

Sia l’Assemblea aperta al dialogo, aperta ai cittadini; sia un luogo di rielaborazione, alla ricerca di possibili risposte che stanno fuori nella società e non un luogo depositario di verità assolute, di dogmi precostituiti.

Costruiamolo insieme alla gente il Manifesto programmatico. Non chiudiamoci in un acquario isolati dal mondo ma nuotiamo nel mare aperto.

4. I gruppi consiliari del Partito democratico

Non ignoriamo la storia; ma non ne siamo schiavi.

Le vecchie beghe dei vecchi partiti le abbiamo lasciate alle spalle, scegliendo il Partito Democratico; se qualcuno ancora vuol trascinarsi appresso il fardello di feroci rancori, di stupide diatribe, ha sbagliato imbarcazione. Il nostro vascello naviga a vele spiegate verso il futuro, senza ancore e senza zavorra nella stiva.

Siano le idee nuove il vento che gonfia le vele; e si plachino le raffiche dell’odio che spezzano l’alberatura e fanno fuggire l’equipaggio con scialuppe di fortuna.

E’ tempo di finirla coi capitani dei velieri fantasma. C’è una nuova ciurma a bordo del Partito Democratico. Giovani, donne, vecchi lupi di mare che non lasceranno il ponte di comando; anzi ad ogni porto salgono nuovi marinai, freschi e pieni di vigore.

Dunque si dia semplicemente attuazione alle regole. A Milano l’Assemblea costituente non ha lasciato ai singoli territori la decisione ultima sulla formazione dei gruppi del Partito Democratico: ha deliberato in modo inequivocabile che i Gruppi del Partito Democratico devono essere costituiti, entro il 30 novembre 2007, ad ogni livello istituzionale, che ricordo non vale solo per il Consiglio regionale o il Comune di Aosta ma vale anche per i comuni più piccoli, dove finalmente sarebbe auspicabile si torni ad avere una visibilità come partito. Ma dal Consiglio regionale bisogna partire. Come ha fatto il Partito Democratico in Parlamento con la costituzione dei gruppi al Senato e alla Camera.

Nessuno è obbligato; la libertà del singolo in democrazia è la cosa per cui tutti ci battiamo; ma le regole sono parte stessa di questa libertà.

A Milano qualcuno ha fischiato la nomina di qualche esponente ex DC in una commissione. Alcuni hanno storto il naso per un nome troppo di sinistra, o troppo laico, o troppo cattolico; ma tutti si sono sbucciati le mani applaudendo questo partito aperto e plurale.

Io sarei rammaricato nel vedere in Valle d’Aosta ricominciare, dopo una partenza entusiasmante, la coltura di conservatorismi di sinistra o di centro o, peggio ancora, il rinfocolare delle ostilità personali, tradendo l’impegno a mettere l’interesse collettivo davanti a tutto.

Anche la Valle d’Aosta, sono fiducioso, vedrà crescere un solido Partito Democratico; e più che per volontà astratta dei suoi dirigenti, per la determinazione concreta, che la platea di oggi conferma, dei cittadini elettori attivi che si aspettano tanto da noi.

5. Organizzazione territoriale del partito

L’impegno che ci siamo presi in campagna elettorale è stato quello di mantenere un forte radicamento sul territorio.

Ora nella convinzione di molti questo è possibile solo se si raccolgono un certo numero di tesserati e fra questi viene designato un segretario, magari assumendo un certo numero di funzionari. Ebbene l’intenzione è invece di alleggerire il partito favorendo altri tipi di partecipazione, anche discontinua ma non per questo meno degna di rispetto.

E’ sicuramente irrispettoso invece chiamare gli elettori a votare ogni cinque anni e poi disinteressarsi di loro, dei loro problemi, dei loro bisogni, delle loro aspettative, dei loro sogni, per limitarsi a parlarne fra pochi dirigenti/iscritti.

Per essere presenti sul territorio bisogna riaprire le porte del partito e andare incontro ai cittadini con nuove forme di comunicazione e di partecipazione attiva.

Servono nuove sedi concepite in modo diverso, che simbolicamente rappresentino la discontinuità. Per questo anche il Partito democratico della Valle d’Aosta, come a livello nazionale, cercherà una sede nuova, più piccola, più economica ma più attrattiva e vicina ai cittadini.

Inoltre sarà necessario usare un linguaggio nuovo anche attraverso pubblicazioni che non siano più identificabili come organi ufficiali dei DS o della Margherita.

Indispensabile sarà avere un sito internet del Partito Democratico che superi le modeste potenzialità dei blog attuali, cui possano appoggiarsi i “forum” dell’Assemblea Costituente regionale.

Ed ancora sviluppare una più fitta rete di comunicazioni via e mail.

E tanto rapporto umano. La politica è stare tra la gente, non tra funzionari di partito.

Infine occorre dotarsi di un’efficiente organizzazione per gestire gli eventi, sia di carattere seminariale, sia che si tratti di convegni o dibattiti pubblici, per recuperare un coordinamento efficace delle feste e dei momenti ludici, finalizzati ad una socializzazione che non sia scevra da riflessioni di carattere politico.

Dal punto di vita pratico organizzativo come previsto dal punto 6 del Verbale delle decisioni della Conferenza dei Segretari regionali del 31 ottobre 2007, in attuazione del punto 6 del dispositivo approvato dall’Assemblea Costituente di Milano, il mese di dicembre sarà dedicato alla partecipazione, coinvolgendo gli elettori delle primarie ai quali sarà consegnato il certificato di “Fondatore del partito democratico”.

Le modalità di elezione non sono ancora state definite, ma lo sforzo è quello di superare le tradizionali forme organizzative di DS e della Margherita.

E comunque gli organismi territoriali dovranno essere disponibili ad una continua contaminazione con la cittadinanza attiva.

So che molti sono preoccupati dal nuovo; ma come ho appurato quest’estate, senza che ve ne fosse piena coscienza le unità territoriali della GV-DS di Issogne e Morgex, nel momento di organizzare eventi, già si erano aperte alla collaborazione ampia di non iscritti. Ora si tratta di farli partecipare alle scelte politiche. E di farli contare. Contare veramente.

6. Conclusioni

Che partito vogliamo costruire

Come scrisse più di cento anni fa John Ruskin, illuminando il giovane Gandhi, dobbiamo riscoprire l’”oro invisibile” della solidarietà umana, dove l’individuo è spinto a fare e dare di più non per gretto individualismo ma per la collettività. Deve dunque porsi in modo diverso l’intera comunità della Valle d’Aosta nei confronti delle altre regioni italiane ed europee. Non siamo stati lasciati soli durante l’alluvione; l’Autonomia non è in contrasto con uno spirito di cooperazione.

Un partito nuovo, radicalmente nuovo, nell’organizzazione, nei contenuti, nei linguaggi.

Deve essere chiaro che siamo diversi dalle esperienze del PDS e dei DS, che siamo diversi dalle esperienze dei POPOLARI e della Margherita, che sono state anche accompagnate da dolorose scissioni e, pur essendo stati tentativi nobili - io direi indispensabili - di superare i partiti di massa come la DC e il PCI, hanno fallito il loro primo obiettivo: riavvicinare la politica ai cittadini. I dati del calo verticale degli iscritti è sotto gli occhi di tutti.

E guardate, non è colpa di chi ha gestito questi partiti sia a livello nazionale sia a livello locale, anzi quei dirigenti vanno elogiati perché fin qui ci hanno traghettato loro e dobbiamo essergliene riconoscenti; è semplicemente che quegli strumenti erano superati rispetto alla società che stava evolvendo.

Un partito nuovo dunque, non moderato ma coraggioso perché pronto a prendersi la responsabilità di governo, e in Valle d’Aosta con la consapevolezza di doverlo fare insieme ad altre forze politiche, che in modo altrettanto chiaro e trasparente siano pronte a governare meglio, superando la logica della politica clientelare, che è diventata pervasiva nella nostra realtà.

Ho detto un partito chiaro e trasparente, che rifiuti i bizantinismi e le trovate machiavelliche, ma che sappia mediare, che sappia dialogare facendosi capire fuori dalle stanze del potere, spiegando al cittadino-elettore le ragioni delle proprie scelte, anche difficili, anche impopolari se volte al bene comune.

Un partito sereno e responsabile, e proprio per questo rispettoso delle regole interne (anche di quelle che non ci piacciono a livello personale) e di quelle delle istituzioni in cui si trova ad operare.

Un partito non un movimento, quindi con organismi che ne garantiscano la tenuta nel tempo e sul territorio, ma più snello meno burocratizzato, con le finestre e le porte sempre aperte.

Un partito pronto a consultare i cittadini nei momenti decisivi delle scelte da compiere.

Oggi non abbiamo un partito “compiuto”, bell’e fatto, pronto all’uso come capisco avrebbero voluto coloro che presi dall’entusiasmo (giustificatissimo)  sono pronti a tornare alla politica attiva. Abbiamo ben poco dal punto di vista organizzativo per ora in Valle d’Aosta: un segretario e una piccola assemblea sono poca cosa rispetto allo sfoggio degli apparati dei partiti tradizionali.

Ma questo ci consente di affermare con forza un altro passaggio fondamentale di Veltroni: “Un partito nel quale, in relazione a ciascun incarico politico, dovrà prevalere la valutazione delle qualità personali dei candidati, rispetto alle vecchie appartenenze, a logiche oligarchiche o di corrente, a pratiche più o meno lottizzatrici.”

Infine le tre cose straordinarie che giustificano il nostro entusiasmo:

a. A sospingerci avanti è la più grande partecipazione popolare dal dopoguerra ad oggi. Abbiamo le energie per battere l’antipolitica e il grillismo. Abbiamo riaperto un collegamento, direbbe uno scienziato, un ponte, una piazza, direbbe un caro amico, un’agorà democratica con cui confrontarci con la popolazione; e tutto questo è nuovo, è solo del Partito democratico.

b. Ed ancora più significativo, abbiamo di nuovo un sogno, una speranza. Vi ricordate che da un anno firmo i miei interventi nel forum di Area democratica con questa frase:  «[...] Oggi vi dico, amici, non indugiamo nella valle della disperazione, anche di fronte alle difficoltà dell’oggi e di domani, ho ancora un sogno. [...] Martin Luther King jr. (28 agosto 1963).

Ecco quel sogno si è realizzato: si chiama Partito Democratico. Un partito che ci ridà la voglia di batterci per un mondo migliore, la fiducia di poterlo fare insieme a tanti altri.

c.  Terza, il sogno non è di uomini con la testa fra le nuvole; ma è un progetto che cammina e di cui noi tutti insieme all’Assemblea costituente dobbiamo farci carico. Noi tutti presenti qui oggi possiamo costruire un progetto per l’innovazione: innovazione programmatica, innovazione istituzionale, innovazione politica di cui la Valle d’Aosta come l’Italia non può più fare a meno.

“Nessun uomo è libero se ha paura di esserlo” Martin Luther King

Noi democratici quella paura l’abbiamo vinta!

W WALTER VELTRONI!

W IL PARTITO DEMOCRATICO!

Lettera di Walter VELTRONI
altri Interventi all’Assemblea Costituente Regionale

4 Risposte a “<b>ASSEMBLEA COSTITUENTE</b>”


  1. 1 Anonimo 7 Gennaio, 2008 alle 14:39

    belloooooooooooooooo

  2. 2 Gino Chabod 12 Aprile, 2008 alle 0:51

    Si è una strada giusta…resta la mia grande perplessità di fondo sulla perdita dell’identità della sinistra nel consacrare il libero mercato come unica possibilità, opzione, pensiero unico…E’ il pilaastro centrale di ogni discorso politico. Non ha senso camminare se non si sa dove stiamo andando! credere al libero mercato nonstante i disastri, ingiustizie, arricchimento dei +ricchi e impoverimento dei + poveri,processi di devastazione senza precedenti di ambiente, risorse,e concentrazione in poche mani delle risorse del pianeta…L’accapparramento dei beni comuni con le privatizzazioni, cui in italia proprio la sinistra col governo DALEMA ha darto il maggior impulso….La direttiva di Lisbona che prevede la privatizzazione anche di istruzione e sanità ( pensiamo a cosa vuol dire non poter ripartire il rischio sanità sulla colettività ma doversi assicurare privatamente se uno ha la disgrazia di avere un malato cronico in famiglia e cose del genere!!!…)entro il 2010 in europa ( dicono per creare il+ grosso mercato del mondo!!! ma per chi!!!?per consentire a chi è ricco sfondato senza far niente di arrikkirsi ancora di + a scapito della metà della popolazione del mondo che oggi vive con al massimo 2 euro algiorno?….
    E’ con la stessa miopia e assenza di senso critico di quando si è creduto nel socialismo reale che oggi la pseudosinistra crede al libero mercato!!! lo trovo inaccettabile e non all’altezza… Preferisco le voci di personalità come Alex Zanotelli, francesco Gesualdi, Evo morales….. Ciao.la battaglia è lunga…… Coraggio stai facendo bene la tua parte ma non dimenticare di guardare lontano….. Abbraccio

  3. 3 Gino Chabod 12 Aprile, 2008 alle 0:55

    P.S una terza via è possibile….

  4. 4 pinco pallo 4 Giugno, 2008 alle 14:29

    però che bello quel discorso, soprattutto ora che ti sei fatto eleggere consigliere a dispetto di quanto detto a tutti e a gran cassa e soprattutto sputanto sul lavoro di tutti.
    bravo

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