LAVORARE PER I VALDOSTANI
Dopo il risultato elettorale insoddisfacente, sia a livello nazionale, sia a livello regionale alcuni esponenti si sono affrettati a rimettere in discussione l’intero progetto politico che ha fatto nascere il Partito Democratico. Le critiche costruttive anche aspre sono indispensabili per avviare un dibattito che faccia chiarezza e che acceleri i passaggi incompiuti; ma le contestazioni personali lasciano intravedere una mancanza di visione politica complessiva.
L’elettore è non poco sorpreso se coloro che fino a poco tempo fa decantavano le lodi del nuovo partito, solo ora dopo il risultato elettorale, ne scoprono i limiti. Anche in Valle d’Aosta come in Italia già vi è chi mette in discussione l’intero progetto politico che ha appena otto mesi di vita (un parto prematuro ancora più che un neonato). L’eterno dramma del centro sinistra è quello di continuare a fare partiti nuovi, anziché far funzionare quelli che abbiamo, soprattutto si continua a non convergere tutti in un grande movimento.
Il percorso del Partito Democratico è tutt’altro che compiuto, perché non ci sono stati i tempi necessari per passare da una fase costituente a una fase di costruzione vera e propria del partito anche attraverso il suo radicamento effettivo sul territorio. E sarebbe stato presuntuoso pensare di fare tutto ciò in pochi mesi.
Qualcuno si è scordato che l’Assemblea Costituente regionale ha deliberato all’unanimità di rinviare la discussione e l’approvazione della bozza di Statuto regionale elaborato da parte della Commissione regionale; e che tali lavori hanno avuto tempi lunghi perché si doveva obbligatoriamente aspettare l’approvazione dello Statuto nazionale.
Ancora, è sfuggito a molti che i lavori di stesura dei contenuti programmatici del Partito sono stati avviati già nel mese di dicembre scorso ma, nonostante le numerose sollecitazioni la partecipazione ai lavori di Commissione era bassa; e solo nell’ultimo mese prima delle elezioni si è visto un serrato confronto. L’impressione che abbiamo dato è che la molla della partecipazione dipendeva più dalla campagna elettorale che non dalla costruzione del Partito.
Una cosa è certa: nessuna decisione strategica, nessuna decisione programmatica è stata presa fuori dalla sede decisiva dell’Assemblea Costituente. E’ legittimo che qualcuno non condivida le scelte assunte dalla maggioranza; ma questo dicono le regole democratiche che insieme ci siamo dati.
Allo stesso modo la nascita dei Circoli territoriali avvenuta solo nel mese di marzo, dopo un lungo dibattito su partito liquido o partito degli iscritti, è stata solo un primo timido passo verso il radicamento sul territorio.
Abbiamo appena cominciato a costruire il Partito Democratico. E la maggior parte del lavoro è stato svolto da tanti volontari, da tanti militanti che ancora credono nella partecipazione attiva nella politica. Ora si tratta di mettere questa fatica al servizio della comunità valdostana.
Le elezioni regionali non erano il traguardo ma il punto di partenza. Molto, davvero molto, resta da fare. C’è tanto da lavorare con umiltà e con la collaborazione di tutti.
Il difficile passaggio elettorale delle elezioni regionali ci dà comunque le energie, anche economiche, grazie alla contribuzione dei tre consiglieri regionali, per continuare l’attività politica, per continuare le nostre battaglie a sostegno dello sviluppo sostenibile, per la crescita economica e culturale, per un lavoro stabile, per le energie rinnovabili, per una sanità di qualità con servizi dislocati sul territorio, per una maggiore attenzione ai problemi delle famiglie, dei giovani e degli anziani, per una Valle d’Aosta dove vi siano più equità e solidarietà.

(ANSA) 11:23 ha scritto:
PD: VDA; DOPO INSUCCESSO ELETTORALE NUOVO UFFICIO PRESIDENZA
- AOSTA, 26 GIU – Dopo l’insuccesso elettorale del 25 maggio, quando il partito ha perso un seggio regionale, l’assemblea valdostana del Pd ha deciso di costituire un nuovo ufficio politico. La decisione è stata assunta a maggioranza ieri sera. Il segretario Raimondo Donzel dovrà, entro venti giorni, presentare la sua proposta per “la formazione di un ufficio politico collegiale rappresentativo di tutte le componenti”.
L’assemblea costituente, “visto il risultato non soddisfacente delle elezioni regionali – si legge in una nota – ha messo al centro del dibattito la necessità sempre più stringente di rafforzare la struttura politico organizzativa del partito al fine di valorizzare l’insieme delle risorse e delle competenze presenti nel Pd della Valle d’Aosta “.
L’organismo ha quindi deliberato di “istituire un organismo politico che affianchi il segretario, oggi anche impegnato in Consiglio regionale, in attesa che si definisca il nuovo Statuto e si convochi il congresso fondativi “. (ANSA).
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DIZIONARIO DI STORIA
BALCANIZZAZIONE
«Riduzione di uno stato nelle condizioni di disordine interno ed esterno caratteristiche degli stati balcanici nel corso della disgregazione dell’impero ottomano, ovvero divisione di un territorio apparentemente omogeneo in una pluralità di piccoli stati, come è tipico dei Balcani. Il concetto nacque nelle cancellerie europee proprio per l’instabilità politica dell’area balcanica, da sempre terra di conquista, luogo di incontro e scontro di tre differenti espansioni: slava, ottomana, germanica. I Balcani fornirono più di una volta il casus belli nelle lotte fra i tre grandi imperi russo, turco e asburgico, fino a raggiungere, nel corso dell’Ottocento, la fama di “polveriera d’Europa”. L’attentato all’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando a Sarajevo (1914), che scatenò la prima guerra mondiale, radicò ulteriormente tale concezione, che sembrò trovare nuova conferma dopo la caduta dei regimi comunisti, tra il 1989 e il 1990, a causa del riprodursi della tradizionale instabilità politica regionale».
Gran brutto periodo storico per tutto il mondo e per l’Europa in particolare. Ancora oggi abbiamo e vediamo, alle porte di casa nostra, le disastrose conseguenze. Siamo capaci di uscirne fuori? Penso proprio di No. Il tutto è incancrenito da antichi odi e vecchissimi rancori razziali e culturali. Ora vogliamo provare a fare un piccolo, ma semplicissimo accostamento, avvicinare lo stesso concetto di balcanizzazione a ciò che sta accadendo nel Pd VdA? Bene, l’avete fatto? Ora riuscirete a capire perché anche qui il tutto è incancrenito da antichi odi e vecchissimi rancori culturali e brame personali. Il tutto condito da un livore individuale che porta ad un continuo rimescolamento di alleanza pur di fare prevalere il proprio potere messo in discussione o mai raggiunto seppur sempre agognato.. Altro che eticità e valori condivisi della politica, altro che belle parole o progetti nuovi…qui si vuole sempre giocare sporco. E non venite a raccontare e a disquisire poi sul concetto di DEMOCRAZIA. Bisognerebbe, prima di assumersi questa grossa responsabilità, fare una bella abluzione orale. A breve andremo a cavillare quali saranno tutte le componenti. Ne vedremo delle belle!
Ps.
Domanda: Chi è che lavora per i valdostani?
Risposta: Tutte le componenti minoritarie del Pd.
scusa Giorgio ma è tanto per capire. Non discuto sull’esigenza o meno di un ufficio politico collegiale da affiancare ad un segretario generale (non sono mai stato addentro alle dinamiche interne di alcun partito o movimento e quindi non me ne intendo molto), ma che cosa significa “rappresentativo di tutte le componenti”? Se per componenti si intendono i DS, La Margherita, Alé Vallée, questi movimenti politici non erano stati sciolti alla vigilia proprio per costruire un partito nuovo? Li si vuole fare rientrare dalla finestra dopo che sono usciti dalla porta? Se, come probabilmente fiuto, così non è, quali sono queste “componenti” che già si sarebbero formate all’interno del PD e, soprattutto, cosa dicono? Sai, tanto per capire.
ecco il MALE della sinistra valdostana, il “gruppetarismo” del quale bruscia e gli altri “gruppettari” di area democratica sono i più veri interpreti
ecco l’ipocrisia di chi accusa di giocare sporco (e a ragione!!!) e continua a utilizzare i medesimi metodi
ecco il lobbismo applicato al pd valdostano: quattro sgangherati gruppettari che pretendono di “guidare” il partito che eredita la storia gloriosa di PCI PDS DS-GV senza avere caratura politica nè autorevolezza, facendo valere solo la forza dei numeri (e che numeri….)
ecco le ultime guardie rosse contro i “proditori attacchi dei plutocrati reazionari”
tutti al muro!!!
accusa: cospirazione controrivoluzionaria e delegittimazione del capo (kapò?)
sentenza: morte per fucilazione e costo del proiettile a carico dei familiari
esecuzione: prevista nei prossimi giorni su qualche ridicolo blog per pochi “amatori”
cordialità
mikhail
ps: per qaunto concerne il blog di area democratica alcuni nickname sono ormai chiari e passerò ora a svelarne uno: faustocoppi=raimondo donzel, l’uomo solo al comando, ma “solo” in quanto ormai circondato da pochi, nonchè mister hide bloggaro e incazzato di un dr jeckill sempre meno sicuro di sè e della sua leadership.
gli altri (mandrake, melina per tutti, ecc) alla prossima puntata
continuo a non capire: che cosa c’entra la storia gloriosa di PCI PDS DS-GV (ammesso che tale sia, soprattutto per quanto riguarda le ultime due sigle) con il nuovo PD? Nessuno la mette in discussione, credo, ma non è ormai parte della storia? A meno che non si voglia andare avanti in questo modo: PCI PDS DS-GV PD (e via di seguito … con il cambio delle sigle). Sarebbe bene dirlo chiaramente.
Ah, ah, ah, caro Bruno…anche questa volta hai centrato il nocciolo della disamina. E qui sono io a farti una domanda: sai cos’è il nocciolo centrale d’inerzia? Se non sei ingegnere, geometra o architetto, ti voglio ricordare che il nocciolo centrale d’inerzia, è definito come la zona in cui deve cadere il carico per avere sollecitazioni di tipo omogeneo, per cui la sezione risulta o tutta compressione o tutta trazione, in altre parole il nocciolo centrale d’inerzia è il luogo geometrico dei punti che hanno l’asse neutro esterno o tangente alla sezione. Come è noto la muratura non resiste a trazione quindi è importantissimo che “ l’asse neutro” sia fuori dalla sezione muraria, cioè il centro di sollecitazione a compressione sia interno ad una zona di sezione tale che i rispettivi assi neutri siano esterni od al più, tangenti e non secanti la sezione.
Quindi, lascio a te risolvere il dilemma se nel nostro partito ci sia più trazione che compressione o viceversa. Oppure se, dopo avere inferto alla sinistra riformista un disastro edilizio (partitico), i “vecchi imprenditori” non vogliano prendersi le proprie responsabilità e cerchino disperatamente di riversare sull’ultimo arrivato tutti gli errori compiuti. Dopo aver lasciato crollare la “costruzione” per i loro calcoli sbagliati, oggi si dilettano al gioco del cerino. Tra l’altro la correttezza dei calcoli e nel caso del Pd VdA la correttezza istituzionale, è diventata carta straccia, grazie ad alcuni maggiorenti per diritto familiare. E non è la prima volta che si fa uso di questi misurati espedienti o di calcolati stratagemmi per risolvere problemi interni, in sostanza un vero e proprio “modus operandi”.
Anche io sono molto curioso di capire a rigor di logica, il riferimento alle “componenti” appurato che un intervistato, ha fatto un chiaro richiamo ad esse. E’ anche fuor di dubbio che in lingua italiana “componenti” non sono sinonimi di “correnti”. In politica una corrente politica è un’aggregazione, stabile o temporanea, di esponenti politici la cui comunanza di intenti ed istanze non sia formalizzabile (ovvero non si intenda formalizzare) nella strutturazione tipica in partito pubblico. DS, La Margherita, Alé Vallée, erano partiti pubblici confluiti nel Pd. Dunque!
Io, naif della politica, credo di avere capito che, le scelte in politica sono di carattere etico, e non estetico. Ovvero, coloro che pensano, e sono parecchi, che le scelte politiche siano di carattere estetico sono appunto di solito legati alla concezione che il politico ha delle doti naturali ereditarie, come un musicista o un artista in genere, e finiscono per l’accettare una teoria dell’ élite, espressione della classe dirigente o altro, e fatalmente per trovarsi ideologicamente impegnati contro la democrazia e a favore del governo dei migliori.
Questa posizione elitaria, già della mozione 1 l’abbiamo combattuta e sconfitta a Quart nel 2004, con l’aggregazione di tutta la base e dei peones. Chi c’era si ricorderà. Questa realtà storica qualcuno o qualcuna degli attuali maggiorenti del partito dovrebbe rammentarla. Dovrebbero iniziare a pensare perché oggi si stiano apprestando a fare a parti invertite lo stesso gioco, alleandosi con personaggi che fino a ieri avevano osteggiato e affrontato battendoli sul piano dei programmi con una lotta altamente democratica.
Ps. Caro Bruno mi sono permesso di riportare questa discussione sul sito della famigerata Area Democratica.
Ppss. Quando si diventa accaniti nemici di tutti, come lo è mihail, spesso si capisce perchè l’odio fa perdere la ragione. Se uno si peritasse di capire in lingua italiana (mica francese!), cosa può significare: gruppo, corrente e componente, allora potrebbe evitare di scrivere per l’ennesima volta: “Strafalcioni”! (ndr. Spropositi madornali)